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A San Marco il centenario del Patriarca Marco Cè, amatissimo dai veneziani

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Il signore mi ha avvolto con la sua gratuità: sacerdote, vescovo, patriarca di Venezia e cardinale … Venezia è stata per me un grande dono: l’ho amata e sono stato riamato al di sopra di ogni mio merito. Venezia è stata veramente la mia casa e la mia famiglia”. Il Patriarcato di Venezia ha voluto ricordare i cento anni dalla nascita del cardinale Marco Cè che con queste parole, tratte dal suo testamento spirituale, parlava di sé e del suo rapporto con la città di San Marco. Dove ha vissuto per 35 anni e dove è stato Patriarca dal dicembre del 1978 fino al 2002. Quando, dopo il pensionamento, è diventato Patriarca emerito continuando a dare il proprio contributo alla diocesi veneziana fino al 2014, anno della morte. Il suo corpo riposa nella cripta della Basilica di San Marco.

Il ricordo in Basilica con una celebrazione eucaristica e un oratorio musicale

Ed è proprio in Basilica che è stato ricordato ieri dal patriarca Francesco Moraglia. Con una celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Oscar Cantoni, vescovo di Como e conterraneo di Marco Cè. Che nell’omelia lo ha ricordato come “Colui che mi fu amico ma anche maestro. Un padre amorevole, un fratello maggiore, un amico di profonda umanità, mitezza e umiltà. Di compassione e tenerezza che testimoniava con il suo stile inconfondibile, schivo nell’attirare su di sé l’attenzione. Ma che non si ritraeva a denunciare storture restando un pastore”. E’ stato un Patriarca molto amato dai veneziani che nei suoi confronti “hanno dimostrato, e continuano a nutrire, stima e affetto. Il cardinale Cè era nato a Izano, nel cremasco, l’8 luglio del 1925.

Un Padre e un Pastore per la chiesa veneziana

Hanno concelebrato, in Basilica di San Marco, anche il vescovo di Adria e Rovigo Pierantonio Pavanello e don Beniamino Pizziol, vescovo emerito di Vicenza. Presenti tanti veneziani e non solo, a ricordare quanto Marco Cè abbia amato Venezia, da non veneziano, in modo incredibile, come ha sottolineato uno dei suoi collaboratori nei 23 anni di Patriarcato. Un appuntamento di grande spiritualità e suggestione. Che ha visto, sotto le volte di San Marco, fedeli, presbiteri, diaconi, religiose e religiosi. E’ stato davvero un omaggio corale di tutta la Chiesa veneziana, che si è raccolta a pregare per questo Padre e Pastore, come è stato più volte ricordato.

Diceva: “Noi credenti dovremmo amare Venezia per quello che è, non solo per quello che potrebbe rendere”

Chiusa la celebrazione religiosa, sempre in Basilica è stato proposto un oratorio musicale. Omelie, discorsi, riflessioni di Marco Cè, scritti in diversi momenti del suo lungo e intenso episcopato veneziano. Accompagnati da una giovane orchestra composta da studenti universitari, il Concentus Musicus Patavinus. Cinque “quadri” con musiche di Bach, Grieg e Alessandro Marcello.

Scriveva Marco Cè nella sua omelia per la festa di San Marco del 1991: “Noi credenti dovremmo amare e valorizzare Venezia per quello che è, non solo per quello che potrebbe rendere, anche legittimamente. Essa ci consente di annunciare il vangelo nella lingua della bellezza, compresa da tutti … Venezia è una città dove l’uomo ha senso. Dicendo questo mi pare che dalla tomba di San Marco si levino le parole del profeta Isaia: ‘ Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo’ (Is 43, 24). Parole vere per tutti gli uomini, vere in modo trasparente per coloro che hanno nelle loro mani una città come la nostra”.

A San Marco il centenario del Patriarca Marco Cè, amatissimo dai veneziani ultima modifica: 2025-10-19T13:20:25+02:00 da Cristina Campolonghi

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