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L’ isola di San Secondo – Leggende e misteri lagunari

isola san secondo

Oggi l’ isola di San Secondo, a sinistra del ponte ferroviario arrivando a Venezia, appare abbandonata e ricoperta di vegetazione. Ma anticamente fu un importante snodo dei traffici veneziani con la terraferma. Vi erano una chiesa e numerosi stabili. Intorno al Duecento Pietro Tiepolo, figlio dell’allora doge Jacopo, conquistò Asti, e fra i tesori che inviò a casa pose anche il corpo di San Secondo confessore, da destinarsi alla chiesa di San Geremia.

La reliquia di San Secondo

Ma durante l’ultima fase del trasporto l’imbarcazione, partita da Mestre, fu sorpresa da un violento fortunale, e dovette far rotta sull’isola per preservare il suo carico prezioso. Passato il temporale, l’equipaggio tentò di riprendere il largo, ma una nuova tempesta convinse gli uomini a tornare al riparo. Una eventualità che li persuase della volontà del santo di voler rimanere in quel lembo di terra, fino ad allora intitolato a Sant’Erasmo, dove sorgeva un monastero di suore benedettine.

La leggenda racconta come anche un pozzo, asciutto da molti anni, iniziò a riempirsi di un’acqua dolce e miracolosa, tanto da ridonare la salute a molti infermi che ne bevvero. Una divertente variazione di questa storia di reliquia un po’ “capricciosa” spiega invece come, per la nave che la trasportava, fu impossibile fermarsi presso la chiesa di San Geremia; anzi, proprio non si voleva più fermare. Calato così il corpo su una barchetta, e lasciato in balìa di se stesso, il Santo approdò sull’isoletta che prese il suo nome.

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L’ isola di San Secondo come appariva un tempo

La statua della Vergine che volle andare nell’ isola

Analogamente, nel 1341 toccò a una bizzosa statua della Vergine, portata dall’Oriente per farne dono alla chiesa dei Santi Apostoli, fare un po’ di capricci. La statuetta non voleva saperne di farsi condurre laggiù, ed anzi suscitò tre furibondi temporali. Caricata su una barchetta che fu lasciata alla deriva, andò direttamente ad arenarsi di fronte al monastero della Celestia, a Castello.

Quanto a un miracolo fatto da San Secondo, si narra che nel 1583 mentre Pre Facino, Alberto della Fortuna e molti altri se ne stavano seduti sotto un pero che in quel momento – vista la stagione fredda – non poteva dare frutti, uno dei commensali ebbe a dire che “San Secondo avea tale potere da far sul momento uscir dall’albero le pere bell’e mature”. Non riuscì a finire la frase che “dall’arbore spiccandosi, caderono senz’opra di persona mortale, freschissimi e ben maturi peri, li quali tutti con sommo piacere… furono naturalmente mangiati”.

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

L’ isola di San Secondo – Leggende e misteri lagunari ultima modifica: 2018-03-15T09:24:22+00:00 da Alberto Toso Fei

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