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“The Dreamer” Giovanni Querini e il riallestimento della sua Casa Museo

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L’idea è quella di allestire e riallestire, perché proprio grazie a questa dinamica ciò che sfuggiva si evidenzia, e di volta in volta il focus mette in luce un’opera, una storia, un particolare che prima c’era ma non si coglieva. Al centro, quella che è stata per secoli la casa dei Querini, con i suoi arredi e tesori di famiglia. E il fondatore della Fondazione Querini Stampalia, Giovanni Querini, che nasceva proprio ieri, il 5 maggio del 1799. Giovanni Querini è The Dreamer, colui che dà il titolo a questo progetto espositivo. Uomo visionario e determinato che con un’iniziativa radicale e molto generosa decise di destinare alla collettività l’intero patrimonio di famiglia.

Un patrimonio ricco di straordinari tesori oggi matrice della mostra che omaggia con la sua apertura la data di nascita di Giovanni Querini. The Dreamer si propone al pubblico almeno fino al prossimo novembre, forse anche oltre, in attesa che una rinnovata intuizione metta in luce un concept diverso per riproporre in veste ancora differente la Casa Museo della Querini Stampalia e il suo ricco patrimonio.

Come un set cinematografico

La visita è un viaggio, non cronologico ma soprattutto emotivo, in una casa d’epoca riallestita come un set cinematografico il cui filo rosso è dettato dalle citazioni cinematografiche del film Senso di Luchino Visconti.

Che scandiscono spazi scenici e si intrecciano con le 170 opere della Collezione: dalle Sibille di anonimo alle Scene di vita veneziana di Gabriel Bella, alle opere di Pietro Longhi, Palma il Vecchio e Luca Giordano, fino alla Presentazione di Gesù al Tempio, capolavoro di Giovanni Bellini che, da solo, occupa la Sala del Silenzio.

Da una stanza all’altra di questa rinnovata Casa Museo emergono, prepotenti, i tessuti: dei tendaggi e delle tappezzerie, ma anche arredi essi stessi: a completare, e rendere quasi più vissuto, l’angolo di un divano, il bordo di un letto, lo schienale di una sedia d’epoca. Per i tessuti, preziosissimi, c’è il contributo di Fortuny, Rubelli, Bevilacqua, e anche quello del Teatro La Fenice con la presenza di altrettanto preziosi abiti di scena.

Ci sono i libri semiaperti su un divanetto: forse di un Querini che ha dovuto interrompere bruscamente la sua lettura. E ci sono i fioretti da scherma di cui il protagonista di questa storia, Giovanni Querini, era appassionato.

Il dialogo con la contemporaneità

Dialogano con tanto passato le opere di sei artisti contemporanei: gli Oracoli di Giusy Calia, gli Specchi di Silvia Giambrone, gli Acquerelli Astratti di Emanuele Becheri, il Sogno Infrangibile di Daniela De Lorenzo, il Cavallo di Davide Rivalta e In tempo Reale di Chiara Bettazzi.

La contemporaneità è protagonista anche di tre mostre che la Fondazione ospita in concomitanza con la 61. Biennale d’Arte. Bad Habits di Nigel Cooke, primo artista in residenza alla Fondazione Querini Stampalia, con la sua prima personale in Italia. Cosmotechnics. Ding Yi as a Planetary Code presentata in dialogo con l’architettura e il giardino di Carlo Scarpa. E The Invisible Chord. Hans Hartung and Music, 80 opere tra dipinti e materiali d’archivio di Hans Hartung, che mettono in evidenza il ruolo centrale della musica nell’arte e nella vita di Hartung.

“The Dreamer” Giovanni Querini e il riallestimento della sua Casa Museo ultima modifica: 2026-05-06T15:37:55+02:00 da Cristina Campolonghi

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