“Pax tibi Marce evangelista meus”: non potrebbero essere più attuali queste parole, “Pace a te, Marco, mio evangelista” – scritte sul libro aperto del leone alato simbolo dell’evangelista, e di Venezia – ricordate oggi dal Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, nell’omelia della Messa Solenne in occasione della Festa di San Marco. “Patrono di Venezia e delle genti venete“, come ha detto nella benedizione.
Perché il 25 aprile, che a Venezia come in tutta Italia ricorda l’anniversario della liberazione dal nazifascismo, è anche il giorno di San Marco. Patrono amatissimo, celebrato ogni anno in Basilica con una Messa Solenne accompagnata dai canti e dalle musiche della Cappella Marciana. E nel corso della quale i gondolieri omaggiano il Patriarca, e San Marco, con un cesto di bòcoli, i boccioli di rosa rossa che compagni, fidanzati, mariti veneziani donano ogni 25 aprile alla propria amata.
La tradizione del bòcolo
Quella del bòcolo è una tradizione antichissima, legata alle origini della storia di Venezia: ricorda l’amore tra Maria, della nobile famiglia Partecipazio, e il giovane Tancredi che, per piacere al padre dell’amata, si arruola tra le schiere dei Paladini di Francia. Il giovane morirà in guerra, ma riuscirà a mandare un ultimo dono a Maria: un bocciolo di rosa macchiato del suo sangue.
“Si fermi ogni sopraffazione e violenza su bambini, donne, anziani”
Il Patriarca di Venezia ha ricordato nella sua omelia il valore della giustizia e della speranza, della pace: “Chiediamo che si fermi ogni violenza e sopraffazione su bambini e bambine, donne, anziani. Che sono i primi a pagare sempre tutto, fino a donare la vita“. Buona festa di San Marco a tutti, ha aggiunto, “Che per essere vera deve poggiarsi anche sulla giustizia, sulla verità, sulla pace”. Quella pace citata nel libro aperto del Leone di San Marco, simbolo di Venezia e della Serenissima.
La cerimonia civile in Campo del Ghetto Nuovo
La cerimonia civile del 25 aprile a Venezia ha visto l’alzabandiera in Piazza San Marco e il percorso della memoria con il corteo dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, fino in campo del Ghetto Novo, a Cannaregio. La Comunità Ebraica, che non ha partecipato perché quest’anno il 25 aprile coincide con il riposo dello Shabbat, è stata comunque presente con un messaggio che ha ricordato il debito degli ebrei veneziani nei confronti della Resistenza e la necessità di preservare e onorare la memoria.

