Una mostra che, per chi ha un’età dai cinquant’anni in su, evoca ricordi ed emozioni. Ma che sa catturare anche il visitatore più giovane per la varietà e la ricchezza della produzione artistica del protagonista, il geniale creativo Armando Testa (1917-1992). Artista poliedrico, che ha saputo esprimersi come pittore, scultore, disegnatore. Ma che ha trovato nella pubblicità e nelle campagne promozionali la sintesi dei suoi linguaggi espressivi. Di questo e molto altro dà conto la mostra Armando Testa aperta fino al prossimo 15 settembre a Venezia, a Ca’ Pesaro. Che con questa monografia inaugura la nuova stagione espositiva partendo da una base propria. Dal dicembre del 2022, infatti, Armando Testa era già presente nelle collezioni civiche veneziane con 17 opere.
Per chi ricorda Carmencita e Caballero per il caffè Paulista della Lavazza (1956). L’ippopotamo azzurro Pippo dei pannolini Lines (1966-1967) o i tondi abitanti del pianeta Papalla (per i televisori Philco, 1966), o anche la sfera e la mezza sfera rosse del Punt e Mes, la mostra dedicata ad Armando Testa è un affascinante tuffo nel passato, carico di nostalgia e di suggestioni. Un ritorno all’infanzia quando Carosello era l’appuntamento serale imperdibile, davanti alla Tv, prima di andare a letto. Ma la rassegna da poco aperta a Ca’ Pesaro, sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna, racconta anche la pluralità dei linguaggi espressivi del creativo torinese (il padre era di origine veneta) sperimentati nel corso di una carriera più che trentennale. E la cui modernità è oggi fonte di ispirazione per gli artisti contemporanei.
La mostra ricostruisce il percorso artistico di Testa, dal concorso vinto nel 1937 per l’Industria Colori Inchiostri, alle pubblicità per grandi aziende (Martini&Rossi, Carpano, Borsalino , Pirelli), attraverso immagini iconiche. Col passare del tempo sono diventate animazioni per la televisione che hanno accompagnato diverse generazioni di spettatori, fruitori, artisti e creativi.
Non mancano le suggestioni di Armando Testa per occasioni come le Olimpiadi di Roma del 1960 di cui realizzò il manifesto ufficiale vincendo un concorso segnato da articolate vicende. E la sua attività creativa volta a promuovere attività sociali e culturali. Come le campagne per Amnesty International, per il referendum sul divorzio, per la povertà e la fame nel mondo. La mostra, a cura di Gemma de Angelis Testa, Tim Marlow ed Elisabetta Barisoni, vuole raccontare l’Armando Testa noto e meno noto. Con uno sguardo complessivo sulla sua lezione e sul suo lascito artistico. Grazie anche a interviste e contributi video che portano i visitatori non più giovani a rivedere e rivedersi in questo pezzo di storia. Quelli più giovani a scoprire un genio creativo del nostro passato recente.
(crediti foto in evidenza e altre foto: ufficio stampa Muve)
