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I cinquant’anni del Museo Fortuny

Fortuny Venezia0208 @massimo Listri

Avventurarsi negli straordinari spazi del Museo Fortuny di Venezia, a Palazzo Pesaro Orfei, è un’esperienza affascinante che si rinnova, sempre diversa, ad ogni nuova visita. Quasi che di questo museo si cogliesse ogni volta un aspetto, o meglio, una delle sue tante vite. Quest’anno il Museo Fortuny compie i suoi primi cinquant’anni da quando, nel 1975, la casa dove Mariano Fortuny y Madrazo scelse di vivere insieme alla moglie Henriette Nigrin è diventata un punto di riferimento culturale a Venezia. E dopo la giornata di festeggiamenti che ha visto un’apertura straordinaria alla scoperta di oggetti, storie di moda, invenzioni, filmati inediti e musica, Palazzo Fortuny si ripropone alla città e a chiunque lo voglia conoscere e visitare.

Mariano Fortuny y Madrazo e Henriette Nigrin

E’ un museo che va vissuto in tutta la sua fascinazione liberty, riscoprendo l’eclettismo dell’artista spagnolo Mariano Fortuny, la sua creatività, le sue sperimentazioni e la sua capacità di mettere in dialogo le arti. Ma anche incrociando, da un piano all’altro, la figura della moglie Henriette. Non solo compagna di un grande artista, non solo sua musa ispiratrice, ma essa stessa una creativa soprattutto nell’attività dell’atelier tessile.

Si occupava della sua gestione, delle maestranze, dei rapporti con la clientela, ma aveva pari autorialità con il marito anche nelle creazioni e nelle tecniche che qui si usavano. Fra queste, la famosa plissettatura del mitico abito Delphos: “Ce brevet est de la propriété de Madame Henriette …” scriveva Mariano Fortuny nella sua autobiografia. Un abito diventato un mito, amato fino ai giorni nostri. Indossato da tante donne celebri: Peggy Guggenheim, Geraldine Chaplin, Barbra Streisand.

Non solo Delphos. Per questo importante compleanno il percorso espositivo al primo e al secondo piano del Museo Fortuny si è arricchito di oggetti e documenti d’archivio e velluti in seta stampata. Di una seta parietale di cinque metri per quattro stampata con motivi orientali. In mostra per la prima volta copie anastatiche dei brevetti che raccontano la novità della stampa di questi tessuti, disegni preparatori, progetti di macchine per la stampa, fotografie e depliant pubblicitari … Un mondo di culture, provenienti da Paesi e epoche diverse, rivivono nei motivi che caratterizzano queste stoffe impiegate per realizzare abiti ma anche per rilegare pregiati album tematici.

In ambito teatrale è stato esposto, fra l’altro, il prezioso album Théatre Lumière, fondamentale per capire la visione teatrale di quel grande visionario che era Mariano Fortuny. “Il Leonardo Da Vinci del Novecento” come lo ha definito Elisabetta Barisoni, responsabile di Ca’ Pesaro e del Museo Fortuny. Sono state esposte per l’occasione stampe antiche appartenenti alla collezione Fortuny: incisioni di Rembrandt, Tiepolo, Canaletto. L’album dei Capricci di Goya.

Ma anche antichi volumi, un erbario degli anni Venti, vari brevetti fra cui un sistema di propulsione navale. Alcuni carteggi come le lettere di Gabriele D’Annunzio a Mariano Fortuny.

Le tante vite di un palazzo con una storia ancora da scrivere

Resta da raccontare il percorso di Palazzo Pesaro Orfei, le sue tante vite. I primi passi da casa a museo subito dopo la morte di Mariano Fortuny nel 1949. La donazione della moglie Henriette al Comune di Venezia nel 1956. Il museo-laboratorio quando nel 1969 qui si insediò l’Università Internazionale dell’Arte. Il centro di documentazione, officina per fotografia, video, grafica, design e arti applicate nel 1979. Negli anni Novanta il Palazzo entra a far parte dei Musei di Venezia. Dopo due anni di restauri per i gravi danni provocati dall’alluvione del 2019, nel 2022 il Museo è stato riaperto permanentemente. Testimonianza di una lunga storia di saper fare. Che verrà raccontata anche grazie ad un ciclo di conferenze in programma fra il prossimo autunno e la primavera del 2026.

(crediti foto in evidenza: @Massimo-Listri)

I cinquant’anni del Museo Fortuny ultima modifica: 2025-06-17T16:11:52+02:00 da Cristina Campolonghi

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