Circa 4500 foto scattate, sessione su sessione, in differenti stagioni, per arrivare ad un archivio che guarda ai colori delle case dell’isola di Burano (famosa, insieme a merletti e bussolai, anche per questo), come se si trattasse di una tavolozza. Dove i colori interagiscono con la luce, sempre diversa secondo le ore del giorno e i mesi dell’anno. E da questi colori l’artista, il fotografo Riccardo Roiter Rigoni, ricava essenze cromatiche isolandole dal contesto urbano e mantenendo ciò che resta. Cioè il colore in quanto tale, “Fenomeno percettivo e struttura del vedere”, come si legge nel catalogo. C’è tempo fino al prossimo 25 agosto per la mostra fotografica “Nei Colori di Burano” aperta all’hotel Ausonia Hungaria, al Lido di Venezia.
“Nei Colori”, appunto, con la lettera maiuscola, perché l’idea di Riccardo Roiter Rigon è quella di “Entrare nella materia cromatica fino a quasi diventarne parte”. Il progetto nasce in dialogo con le Colour Charts dell’artista tedesco Gerhard Richter, più volte presente alla Biennale di Venezia e uno dei maestri dell’arte contemporanea. Nel 1966, esattamente sessant’anni fa, Richter aveva presentato queste sue indagini artistiche su toni e colori. Ma se la sua ricerca si basava su opere realizzate con colori industriali, le foto di Riccardo Roiter Rigoni prendono ispirazione da quelle dell’artista tedesco per assumere poi una fisionomia propria. Diventando, grazie ad una fotocamera reflex quasi sempre equipaggiata con un obiettivo da 50 mm, una originale interpretazione fotografica dell’isola di Burano.
Le sei opere in mostra danno vita ad “Un linguaggio che si avvicina più all’arte che all’immagine fotografica tradizionale”. Intenzione dell’artista non è rappresentare quanto piuttosto restituire il colore “Come unità percettiva autosufficiente, campione e insieme frammento di realtà”. Risultato ottenuto attraverso il metodo della “sottrazione”, che porta il colore ad essere vero protagonista della ricerca artistica. In tutto questo si inserisce, con discrezione ma presente, Burano e i suoi abitanti. Perché quei frammenti di colore (ricavati da rettangoli di muri delle coloratissime abitazioni dell’isola) raccontano storie: sono contenitori di vita, scrigni di esistenze. Racchiudono vicende di famiglia in quanto i colori delle case sono spesso associati ai nuclei familiari che vi abitano. Non un semplice elemento decorativo ma una forma di identità condivisa. Non a caso una delle opere in mostra si intitola “Cento storie di famiglia”, e un’altra “Colori e regate”: più Burano di così …

