A detta di molti, Sandro Pertini è stato il presidente della Repubblica più amato dagli italiani. Antifascista, partigiano e poi politico. Ascoltato nelle sue invettive contro le ingiustizie, rispettato anche dagli avversari politici, ricordato per suoi modi affabili, per essere stato percepito come vicino alla gente, ma anche per essere stato il “portafortuna” della vittoria italiana ai mondiali di calcio del 1982. Non tutti sanno però che fu anche un grande appassionato e collezionista d’arte. La sua casa sopra la Fontana di Trevi a Roma era tappezzata di opere di famosi autori, ne aveva più di 130. Per far conoscere meglio questo aspetto del presidente-partigiano, fino al prossimo 31 agosto, il museo M9 di Mestre ospita la mostra “Pertini – l’arte della democrazia”, con oggetti e opere provenienti per lo più dalle collezioni del Comune di Savona. A raccontare l’originale esposizione, la direttrice dello spazio musicale veneziano, Serena Bertolucci, appassionata organizzatrice del museo M9, che talvolta ama fare lei stessa da guida alle esposizioni transitorie, come questa. Ecco di seguito il suo racconto.
La provenienza degli oggetti esposti nel museo M9
Abbiamo potuto avere queste opere anche grazie all’accesso alla parte delle collezioni che la moglie di Pertini, Carla Voltolina, originaria di Chioggia, ha lasciato alla città di Savona, perché Pertini era originario di Stella, augurandosi che le valorizzassero. Il secondo lascito è stato fatto alla fondazione Turati di Firenze, che comprende tutta la parte documentaria e dove abbiamo trovato le lettere che si trovano esposte. Gli altri tre prestatori sono il museo dell’auto di Torino, perché la signora Voltolina ha lasciato lì la Fiat 500 acquistata da Pertini, che non aveva però la patente e quindi la guidava la signora Carla. Poi c’è la casa museo di Stella, dove ci sono gli oggetti della quotidianità. L’ultimo è il Ministero dei Beni Culturali, con la collezione Salce di Treviso, una delle più importanti per quanto riguarda le stampe, che invece si è occupata di prestare tutti i poster che riguardano la comunicazione e la propaganda politica.
L’arte per trasferire la memoria, come motivo fondante del suo collezionismo
Una delle preoccupazioni fondamentali di Pertini era quella del trasferimento della memoria. Ripeteva che gli artisti erano meglio dei politici. E’ stato tra i primi che, dopo il regime fascista, si era occupato di lavorare per la nazione, per una sorta di riconciliazione nazionale. Storia con la S maiuscola, che si unisce alla storia comune, alla storia civile, che è un po’ quello che vuole fare M9. Quindi questa concezione alta dell’arte era talmente alta che faceva sì che andasse anche sopra le persone che facevano l’arte stessa. Per Pertini quel suo modo di interpretare l’arte è classico, ma è anche modernissimo. Un’altra cosa molto interessante che faceva Pertini è che poneva le opere simili vicine, in dialogo, cioè diceva che “qualche volta l’arte non ha bisogno di tanti discorsi, basta che noi mettiamo le persone in grado di comprenderle”. Ogni dipinto è quindi una riflessione sulla vita.
Quel quadro di Emilio Vedova così tanto desiderato
C’è anche un’opera del veneziano Emilio Vedova per la quale il Pertini collezionista ha fatto l’unico atto di follia. Quando diventa presidente della Camera dei Deputati, proprio per questa sua convinzione, cominciò ad attivare una politica di acquisizione di quadri. Andò a Venezia per comprare un dipinto che ancora oggi è alla Camera. Si tratta de lo stregone di Vedova del 1948, importante perché è il quadro che stilisticamente cambia il modo di agire di Vedova. Si riincontrano alla Biennale del 1982 e a Pertini viene in mente che Vedova non gli ha dato più quel quadro che gli aveva promesso, si mette a urlare nella stanza e alla fine in un modo o nell’altro lo ottiene.
Una collezione piena di grandi firme dell’arte
Aveva inoltre ben sette opere di Mario Sironi, nonostante fosse un pittore legato al fascismo. Pertini lo teneva in altissima considerazione per la sua arte che guardava verso le fabbriche, gli operai. Questo “luogo sopra” dove sta l’anima, dove sta la cultura, che ci deve fare anche un po’ riflettere, pensando magari a come è invece considerata la cultura ai tempi nostri… Tra le opere collezionate da Sandro Pertini e ospitate negli spazi M9 ci sono pitture e sculture di Tono Zancanaro, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Augusto Murer, Giuseppe Santomaso, Ottone Rosai, Filippo De Pisis, Giorgio Mafai, Luciano Minguzzi, Giuseppe Zigaina, Anatole France. E c’è infine anche una sezione dedicata alle tante caricature che gli dedicavano i disegnatori satirici (come per esempio Giorgio Forattini su Repubblica), delle quali Pertini “pretendeva” di avere gli originali dagli autori.

