Per la prima grande mostra, nella Casa della Contemporaneità MUVEC di Mestre, si è mossa anche la Giuditta II di Gustav Klimt. Che, dalla sua sede naturale di Ca’ Pesaro a Venezia, sarà “in trasferta” per quattro mesi e mezzo nella sede del MUVEC. Una sorta di benedizione da parte del capolavoro di Klimt – acquistato per 9800 lire dal Comune di Venezia nel 1910 in occasione della Biennale, oggi opera simbolo di Ca’Pesaro – per la mostra Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea, ideata da Fondazione Musei Civici di Venezia, e curata da Elisabetta Barisoni, per il nuovo museo dell’arte contemporanea di Mestre.

Oltre un centinaio di opere narrano il corpo attraverso un secolo, raccontandone inquietudini, desideri, trasformazioni. O meglio, narrando con la raffigurazione del corpo le inquietudini, le trasformazioni, i desideri che hanno percorso il Novecento.
La mostra Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea
La rassegna parte proprio dalla Giuditta II e dalla sua immagine: una donna nuda, moderna, nervosa, con le mani che sembrano artigli. Rappresenta l’inquietudine che Gustav Klimt interpreta come nuova immagine femminile. Inquietudine che Egon Schiele (convinto di diventare nel movimento Secessionista l’erede di Klimt , ma che morirà, giovanissimo, a distanza di pochi mesi dal suo mentore e maestro) traduce in frammenti: il corpo nelle sue opere appare mutilato, spezzato, segno del disagio e della sofferenza di un’epoca. Così come Oskar Kokoschka. I suoi lavori parlano di inconscio e sessualità (siamo negli anni di Freud), ma anche di tensioni, angosce, ossessioni tipiche di quegli anni.

Arrivano le dittature, la guerra, il corpo si muove tra modelli di figure dalle forme classiche e rappresentazioni pervase da sottili inquietudini (Casorati, Cadorin, Sironi). Fino ad arrivare ai movimenti di rottura degli anni Sessanta e Settanta, dal Nouveau Réalisme all’Arte Concettuale, dalla performance alla Body Art. Quando il corpo diventa strumento del messaggio che l’artista intende trasmettere, mezzo politico e luogo di esperienza. In mostra Le Antropometrie di Yves Klein e le Impronte e Sculture viventi di Piero Manzoni, opere di Ana Mendieta e Gina Pane. Come si ricorda nelle note per la stampa, “A più di un secolo dalla Secessione viennese, il motto “Ad ogni epoca la sua arte, ad ogni arte la sua libertà” trova così una nuova declinazione. Ad ogni epoca il proprio corpo, ad ogni corpo la propria libertà”.

Dei lavori in mostra (dipinti, disegni, grafiche, sculture e fotografie), 47 provengono da importanti musei e fondazioni, tra cui il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, lo Szépművészeti Múzeum di Budapest, il Leopold Museum di Vienna, la Oskar Kokoschka Foundation di Vevey, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Getty Research Institute di Los Angeles e la Fondazione Piero Manzoni di Milano.
Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea – aperta fino al prossimo 14 febbraio – oltre ad essere corredata da un ricco catalogo, propone un articolato programma di attività rivolto a scuole e università.
(crediti foto: Irene Fanizza)




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