MITI E LEGGENDE

Biasio, a Venezia uno dei primi serial killer della storia

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Riva di Biasio è un luogo molto conosciuto, a Venezia. Si trova sul Canal Grande di fronte alla chiesa di San Geremia. Deve il suo nome ad un oste che qui aveva la locanda, in un periodo che le cronache vogliono essere entro il primo ventennio del Cinquecento. Una denominazione – quella della lunga fondamenta – che è rimasta malgrado i tentativi della Serenissima di cancellarne la memoria.

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La riva de Biasio

A tavola con l’assassino

Finché visse, Biasio non fu infatti quel che si suole definire uno stinco di santo. In quel periodo aveva bottega su questa riva un “luganegher”, o salsicciaio, chiamato Biagio Cargnio, o Cargnico (per la sua provenienza dalla Carnia). Era divenuto famoso per la bontà del suo “sguazeto”, un intingolo di carne particolarmente apprezzato dal popolo. La sua fama si era sparsa fino in terraferma. Infatti non c’era barca proveniente da Mestre che non fermasse all’osteria per far scorta delle sue fantastiche salsicce.

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“Un operaio trovò dentro la propria scodella la prima falange di un piccolo dito umano”

L’orrore di Biasio

Tutto andò bene finché una mattina un operaio trovò dentro la propria scodella la prima falange di un piccolo dito umano – con tanto d’unghia – e avvisò le guardie. Nel retrobottega, emerse ciò che rimaneva di alcuni corpi di bambini che l’orco trucidava per rendere più saporito il suo sugo. Al Cargnio non rimase che confessare le atrocità commesse. Non venne mai chiarito quanti bambini uccise, né come e dove si procurasse tanta carne innocente.

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Nessuno saprà mai il numero delle sue vittime

Un feroce ammonimento

La Quarantia Criminale non attese oltre. Biasio fu trascinato con un cavallo dal carcere alla sua bottega, e qui gli furono mozzate le mani. Con queste appese al collo, l’oste fu prima torturato con delle tenaglie e poi portato in Piazza San Marco, dove fu decapitato tra le due colonne della riva. Il suo corpo, tagliato in quarti così come aveva fatto coi bambini, fu esposto su delle forche in quattro diversi luoghi della città. Anche l’osteria e la casa dell’uomo furono rase al suolo.

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La testa decapitata

La riva de Biasio

Ma da allora in poi, per i veneziani, quella rimase la riva de Biasio, malgrado in loro questo nome evochi il terrore di tante piccole vittime sconosciute, e il loro muto dolore. Nel vicino campo San Zan Degolà, su un muro della chiesa, si può vedere ancora oggi il bassorilievo di una testa mozzata. Sebbene in realtà sia la testa di San Giovanni Battista, cui è dedicato il tempio, per alcuni vi è raffigurato Biagio, che ammonisce con la sua testa tagliata quanti meditino di far del male ai bambini.

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

Biasio, a Venezia uno dei primi serial killer della storia ultima modifica: 2019-04-06T09:50:52+02:00 da Alberto Toso Fei

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