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“La Shoah, banalizzata e manipolata”

Cerimonia Ufficiale 2026 B

In che cosa questa notte è diversa dalle altre?”: è la prima domanda recitata dal più giovane della famiglia nella cena rituale della Pasqua ebraica, per ricordare la liberazione degli ebrei dall’Egitto. Ieri, al Teatro La Fenice, questa domanda ha chiuso lo spettacolo teatrale messo in scena in occasione della Cerimonia Ufficiale per il Giorno della Memoria. Non a caso, visto che Le tre notti del ‘43: tre voci – Giorgio Bassani, Florestano Vancini e Guido Fink- racconta una delle pagine più drammatiche della storia del nostro Paese. Quella della notte del 15 novembre del 1943 a Ferrara. Quando squadracce fasciste compirono una retata tra ebrei e antifascisti: undici furono subito uccisi nell’ eccidio del Castello Estense. Molti altri vennero invece imprigionati e successivamente deportati e assassinati ad Auschwitz.

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Autore dello spettacolo e voce parlante, oltre che flauto dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, Enrico Fink, figlio di Guido Fink. Tra musica e parole, seguendo il filo rosso del racconto di Giorgio Bassani Una notte del ‘43 e del film che ne trasse Florestano Vancini nel 1960, Enrico Fink ha ricostruito la paura di quella notte. L’ansia, i silenzi che la seguirono. Prendendo spunto da testimonianze dirette, in particolare da quella del padre Guido.

“La Shoah non ha nulla a che vedere con quello che sta accadendo in Israele e Palestina”

E’ stata una Cerimonia particolarmente toccante quella di ieri. Un salto indietro in quella notte. Nella paura, nel terrore, nel dolore di quegli anni. Che ha fatto rivivere il passato ma che ha parlato molto anche dell’oggi. Come se, sono parole di Enrico Fink, “Si scoprisse che tutto è ancora presente”. Ed è stato proprio un intervento tra passato e presente quello del presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Dario Calimani: “Il Giorno della Memoria, istituito nel 2000 per ricordare il 27 gennaio del 1945, quando vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz, doveva essere un invito alla riflessione. Invece le parole genocidio e olocausto oggi sono le parole più usate e banalizzate, con il rischio di perdere il senso non di sei milioni di morti, ma di sei milioni di vite cancellate“.

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L’intervento del presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Dario Calimani, davanti al pubblico del Teatro La Fenice (crediti: ufficio stampa Comune di Venezia)

Non basta parlare e ricordare la Shoah, perché nulla della Shoah è risarcibile. E non si possono manipolare termini come genocidio sradicandoli dal loro contesto storico. La Shoah, che ormai è diventata una storia da manipolare e poi utilizzare, non ha nulla a che vedere con quanto sta accadendo in Israele e in Palestina. Oggi invece la realtà ci restituisce un clima inquietante e distorto: si parla di Gaza senza un contraddittorio, della Palestina solo in un senso, anche se i diritti dei palestinesi vanno difesi. L’ebreo è colpevole solo perché ha un legame con Israele. Da quel 7 ottobre del 2023 – ha concluso – gli atti di antisemitismo sono aumentati del 400 per cento”.

“Shalom amici: Venezia è una casa aperta, ma immune dalla cultura dell’odio”

La Cerimonia è stata aperta dal Sovrintendente della Fenice Nicola Colabianchi che ha ricordato come il Teatro veneziano sia sempre stato “Luogo di accoglienza e di dialogo”. E come l’arte e la musica siano “Strumenti potenti contro la barbarie”. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha aperto e chiuso il suo saluto con la parola Shalom, Pace: “Oggi gli spettri del passato – ha detto – tornano aggiornati e amplificati dalla rete. Non possiamo permettere ambiguità sull’antisemitismo. Venezia è una casa aperta, ma immune dalla cultura dell’odio”.

(credito foto in evidenza: ufficio stampa Comune di Venezia)

“La Shoah, banalizzata e manipolata” ultima modifica: 2026-01-26T11:01:18+01:00 da Cristina Campolonghi

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