Una mostra che rappresenta una sfida. Perché le opere d’arte che presenta erano nate per essere accolte in spazi neutri. Invece il contesto in cui vengono proposte a Venezia è ricco di memoria, di storia, di vissuto, perché si tratta di un palazzo storico affacciato sul Canal Grande. Abitato da nobili famiglie veneziane prima, dall’arte oggi. Patrick Saytour. Le pli et le temps / La piega e il tempo, a cura di Daniela Ferretti, è il nuovo capitolo della linea di ricerca ed espositiva della Fondazione dell’Albero d’Oro che anche con questo progetto mette il centro il dialogo tra le opere e il contesto di Palazzo Vendramin Grimani, punto di incontro tra storia e contemporaneità.

Tra damaschi e antiche sculture, preziosi ventagli e mobili d’epoca, specchi, caminetti e lampadari in vetro di Murano, si inseriscono le opere dell’artista Patrick Saytour (1935-2023). Grande protagonista dell’ultima avanguardia francese Supports/Surfaces – tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio del ‘70 – di cui fanno parte artisti come André-Pierre Arnal, Vincent Bioules, Louis Cane, Daniel Dezeuze, Noël Dolla, Toni Grand, Bernard Pagès, e Claude Viallat. Tutti accomunati dall’idea di realizzare strategie espositive non convenzionali e praticate collettivamente. Togliendo la sacralità della pittura e facendo emergere la materia.
La prima italiana dell’artista francese
E’ la prima mostra in Italia dedicata all’artista francese che sul concetto di piega basa la sua ricerca concettuale ed estetica. Pieghe, tagli, strappi tracciano un lessico esistenziale. Le bruciature, perfette nella loro definizione e nelle linee geometriche, si fanno scrittura. I materiali, prevalentemente poveri e fragili ma alcuni hanno anche una certa fisicità, si confrontano con la solidità dei materiali del palazzo, in particolare la pietra. E dialogano, con il contesto interno e anche con quello esterno, affacciato sul Canal Grande che da una riva all’altra crea un gioco di rimandi anche temporali. Nelle pieghe si depositano le stratificazioni del tempo. E il fuoco lascia cicatrici.

Il dialogo non si ferma al contesto ambientale. Accanto alle opere di Saytour, una sessantina, anche sette lavori dell’italiano Piero Manzoni (1933-1963). Entrambi gli artisti sono segnati dalla tensione tra gesto e idea, con un denominatore comune che è il rifiuto dell’ornamento. “L’accostamento con Manzoni è inevitabile – spiega la curatrice – Le pieghe di Manzoni fanno emergere quelle di Saytour che nascono da quando, bambino, aiutava la nonna nel gesto quotidiano di piegare le lenzuola. La spinta artistica venne poi dall’essere nato nel Midi, nel sud della Francia, che fra gli anni ‘30 e ‘40 accolse grandi protagonisti dell’avanguardia del ‘900 come Matisse, Picasso, Léger”.
La mostra, a Palazzo Vendramin Grimani, resterà aperta fino al prossimo 22 novembre.
(crediti foto: ufficio stampa mostra)




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