Caroline e Herbert Pagani, un ricordo canoro a Venezia

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Caroline e Herbert Pagani, un ricordo canoro che passa per Venezia

Cover album Pagani

Artista di primissimo piano della scena musicale nazionale, ma purtroppo prematuramente scomparso nel 1988 a soli 44 anni, Herbert Pagani è passato alla storia per diversi e importanti motivi. Ascoltarlo negli anni Settanta con i suoi programmi ironici e colti a Radio Montecarlo era una vera delizia. Ma in radio poteva capitare anche di sentirlo cantare sue canzoni, orecchiabili ma mai banali, come Cin cin con gli occhiali e Ahi, le Hawaii, scritte insieme a Edoardo Bennato.
Noto anche come autore di molte canzoni portate al successo da altri, come Albergo a ore di Gino Paoli, Mamy Blue per Dalida o Teorema di Marco Ferradini. Fu anche traduttore di canzoni famose dal francese, autore di testi poetici, collaboratore di Giorgio Gaber, Salvatore Adamo e Françoise Hardy, ma anche attore televisivo e autore teatrale con lo spettacolo Mégalopolis.

Herbert Pagani
Herbert Pagani in un programma della RAI

La sorella minore Caroline Pagani lo ha recentemente ricordato con il doppio album “Pagani per Pagani”, vincitore nel 2025 del premio Tenco come miglior album a progetto. A sua volta apprezzata attrice teatrale, si é cimentata con maestria in  un raffinato spettacolo-concerto e negli album realizzati come cantante in memoria del fratello.

Più che cantante, Caroline Pagani è un’artista a 360 gradi, è corretto?

Sono attrice, autrice di testi teatrali (drammaturga) e di saggistica, in particolare su William Shakespeare, su cui ho fatto due tesi di laurea (una a Venezia) e regista dei testi che scrivo, spesso. Ma sono anche scenografa e costumista dei miei spettacoli e cantante – interprete: ciò che amo fare di più. Stavo per finire a fare il topo di biblioteca in università, per fortuna mi sono salvata in tempo.

Cosa è significato essere la sorella minore di Herbert Pagani?

E’ significato avere in famiglia una luce, un’unica fiamma da seguire, un faro, un Maestro che mi spiegava tutto sulla storia dell’arte e sulla pittura e soprattutto che appoggiava e incoraggiava le mie inclinazioni, vocazioni e scelte. Per me voleva dire che quello che sentivo di voler fare ed essere era giusto, bello e possibile.

Anche Herbert si caratterizzò per la poliedrica genialità; cosa è rimasto oggi della sua eredità artistica?

Non credo sia rimasto tutto e non quanto basta, almeno in Italia. Herbert Pagani è stato un grande pioniere e innovatore della radiofonia moderna, fu lui a inventare, prima di Alto Gradimento, a Radio Montecarlo, Fumorama. Ha importato la chanson française d’oltralpe in Italia e l’ha fatta conoscere con traduzioni e adattamenti bellissimi. Ha fuso la scuola francese degli chansonniers (traducendo autori come Jacques Brel e Léo Ferré) con la sensibilità italiana.
Fu uno dei primi a fare arte col riciclo. In Italia sono state fatte due mostre postume a palazzo dei Diamanti a Ferrara e a Milano al Centro Internazionale di Brera. In Megalopolis, opera rock fantascientifica, concept album ispirato a Medioevo prossimo venturo di Roberto Vacca, parla di pandemie, guerre, inquinamento, ipertecnologia. In Italia lo si ricorda soprattutto per la radio, per le canzoni leggere, che erano necessari compromessi di gioventù, anche per quelle colte e raffinate che gli censuravano, motivo per cui tornò in Francia.

Cover album Pagani
La suggestiva copertina del disco di Caroline Pagani

Come è nata l’idea di un album – tributo al fratello prematuramente scomparso?

L’idea era in incubazione da quando Herbert è scomparso. L’ho realizzata, come molti artisti, durante la pandemia, parallelamente alla stesura del testo e alla messa in scena dello spettacolo – concerto. Tenevo e tengo molto a dare il mio contributo alla sua memoria, alla sua poetica, alla sua arte, perché li conoscevo profondamente. Non basta apprezzare o amare un artista per fare qualcosa su di lui, bisogna conoscerlo veramente e profondamente, bisogna conoscere la sua storia e la sua anima.

Qual è la canzone di Herbert Pagani alla quale è più legata è perché?

Una canzone a cui sono molto legata è “La mia generazione”, perché è autobiografica e parla della nostra storia familiare. Parla di figli disamati e bistrattati, usati come arma di ricatto e pedine per le guerre fra i genitori e spediti come pacchi postali da un collegio all’altro e che riescono a sopravvivere alla mancanza di amore grazie alla costruzione di un nuovo amore, esorcizzando così il maleficio delle colpe dei genitori, affinché non ricadano sui figli.

In che modo è riuscita a coinvolgere nel progetto così tanti nomi noti?

Mi è capitato di incontrarli, in vari contesti, alcuni li conoscevo da tempo, altri li ho cercati e voluti. Avrei voluto Vinicio Capossela, che apprezzò molto il progetto, ma è stato logisticamente difficile e il disco doveva uscire, come avrei voluto Mario Biondi. Danilo Rea lo vorrei sempre e per sempre.

Locandina Caroline Pagani al premio Tenco
Caroline Pagani nella locandina del premio Tenco (foto di Barbara Ledda)

È vero che sta pensando anche ad un “volume due” dell’album?

Sì, non era possibile inserire tutta la produzione discografica sia italiana sia francese di Herbert. Alcune fra le sue canzoni francesi sono le più belle in assoluto, come anche le Ballate del Marco Visconti, sceneggiato Rai con Pamela Villoresi e Gabriele Lavia, dove Herbert faceva l’attore, il menestrello e ha scritto e composto tutte le ballate. Ha poi fatto il paroliere e scritto testi molto belli anche per molti altri artisti, fra cui Dalida, Françoise Hardy, Christophe, Ennio Morricone, Edoardo Bennato, Riz Ortolani.

Che rapporto ha con Venezia, alla quale Herbert dedicò un documentario e un disco?

Amo profondamente Venezia, l’amo di un amore carnale, fisico, passionale e anche contemplativo. Quando giro per i campi di notte anche d’inverno, con la nebbia mi sento parte di questa città e sento che lei è parte di me, Venezia è uno di quei luoghi che ti contamina, ti plasma. Anche il legame intellettuale, di affinità elettive, e di fruizione artistica è fortissimo con Venezia, così come quello della creazione. Lì ho scritto la maggior parte dei miei testi e saggi e allestito la maggior parte dei miei spettacoli.
Anche se sono nata a Genova, cresciuta un po’ nel Tigullio, un po’ all’estero, fra Lussemburgo, Parigi e Londra, un po’ a Milano, e anche se ora vivo di base a Roma, Venezia è la città in cui mi sento più a casa. Ogni volta che arrivo lì mi sento accolta, dalla laguna. Quando stavo a New York a studiare con una borsa di studio allo Stella Adler Academy of Acting, per quanto la scuola mi piacesse, non vedevo l’ora di tornare a Venezia, in una dimensione più a misura di essere umano, centrata dal silenzio e cullata dal paesaggio sonoro dell’acqua, dei gabbiani e delle campane.

Infine, a cosa sta lavorando Caroline Pagani, oltre alla musica?

Alla promozione del disco prima di tutto, a farlo conoscere e portare in giro, in Italia e all’estero, nei paesi francofoni. A portare in giro per l’Italia e all’estero i mei lavori teatrali e quelli musicali. Ho in cantiere alcuni testi, uno sul rapporto fra Eleonora Duse e Sarah Bernhardt, uno sulle “cattive” in Shakespeare “Maleficents”, uno sull’Otello dal punto di vista di Desdemona: “Desdemona. Amore e morte a Venezia”, uno sulla Callas, ne ho uno quasi pronto su Giovanna D’Arco, e il libro A letto con Shakespeare, Una tragicommedia. Infine un altro singolo con videoclip, che precederanno il volume II e mi piacerebbe moltissimo riuscire a realizzare almeno un documentario.

Caroline e Herbert Pagani, un ricordo canoro che passa per Venezia ultima modifica: 2026-02-11T08:30:07+01:00 da Gigi Fincato

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