Nuovi scavi ad Altino hanno riportato alla luce il cuore dell'antica città romana - itVenezia

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Nuovi scavi ad Altino hanno riportato alla luce il cuore dell’antica città romana

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Sotto campi di papaveri, erba medica e piante di camomilla, c’è il foro dell’antica città di Altino. O meglio, di quel foro ci sono le tracce. Perché le numerose e continue spoliazioni, avvenute nei secoli, oggi ci consentono solo di immaginare la vita che ferveva da queste parti fino all’arrivo dei Longobardi i quali, premendo sulle popolazioni dei territori circostanti, hanno fatto sì che chi viveva in queste aree migrasse man mano verso le isole della vicina laguna: Torcello e le altre, fino a giungere a Rialto. Di lì sarebbe nata la grande Venezia.

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E questi territori, proprio a ridosso della gronda lagunare, sarebbero diventati oggetto di spoliazioni ripetute. Talmente tante che oggi si lavora soprattutto sui “negativi”. Immaginando ciò che poteva essere all’epoca l’antica città dei veneti, di cui concretamente resta poco: tracce di muri, quello che probabilmente era un tombino per drenare le acque, qualche gradino di trachite, un basolato – questo sì chiaro ed evidente – di quello che doveva essere un tratto dell’antica via Annia.

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Gli scavi promossi e diretti dal Parco archeologico di Altino

Sono il risultato di una nuova, importante campagna di scavo, prossima a chiudersi in questi giorni, nel Parco Archeologico di Altino. Che ha indagato una superficie di circa 650 metri quadrati su un totale di 26 ettari di terreni agricoli recentemente acquisiti dal Ministero della Cultura e dove si continuerà, nel tempo, ad indagare. Gli scavi, avviati nell’autunno dello scorso anno, sono durati circa cinque mesi, per una spesa di 210 mila euro. Hanno portata alla luce una porzione del foro dell’antica città romana, tracce di una monumentale basilica, di botteghe affacciate sulla piazza pubblica, di alcuni tratti di muri della cavea di un teatro.

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E di un tratto urbano della via Annia, la strada consolare che dalla metà del secondo secolo avanti Cristo collegava Padova ad Aquileia passando proprio per Altino. Questi ritrovamenti hanno confermato ipotesi formulate circa vent’anni fa attraverso prospezioni geofisiche. E hanno aperto una nuova stagione per la ricerca archeologica in questo sito, un terzo dell’antica città sepolta e mai esplorata. Fino ad oggi si sapeva della sua organizzazione urbanistica solo grazie alle campagne di telerilevamento e di prospezione geofisica condotte tra il 2007 e il 2009 dall’Università di Padova.

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Una storia di continue spoliazioni dopo il declino e l’abbandono dell’antica città

Cosa ci raccontano i nuovi scavi? La fase di massima espansione della città romana, ma anche il declino e il suo abbandono. E soprattutto i processi di spoliazione, numerosissimi, di età tardoantica e altomedievale. Che hanno interessato tutta l’area e tutto ciò che vi si trovava: dai tetti alle fondamenta, i muri perimetrali, i mattoni e le colonne, i cui materiali venivano recuperati e riutilizzati altrove per costruire nuove città e nuove storie. Proprio attraverso la via Annia le antiche pietre venivano trasportate a Padova, a Treviso, nella stessa Venezia. Eppure, nonostante in questa vasta area di campagna oggetto degli scavi si veda concretamente poco, qui si respira una certa atmosfera. E l’immaginazione aiuta a percepire le ombre di quegli uomini e di quel mondo, la storia della città fino al suo abbandono.

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Lo scorso 4 giugno l’iniziativa “Scavi aperti” ha consentito al pubblico di visitare il cantiere archeologico e osservare da vicino il paziente lavoro degli archeologi. A breve, chiusa la campagna di scavo, ciò che si è visto verrà nuovamente coperto dalla terra, nel modo più adeguato e con tutti gli accorgimenti tecnici affinché si possa conservare senza subire danni. Ma con il valore aggiunto, oggi, di sapere cosa si trova lì sotto. E non è poco.

L’idea di farne un ambiente culturale e ambientale dove “respirare” la storia delle nostre origini

Nonostante l’area di scavo sia estremamente ridotta rispetto all’estensione dei monumenti, i dati emersi offrono già elementi importanti – spiega Marianna Bressan, direttrice dei Musei Archeologici Nazionali di Venezia e Laguna Dal punto di vista del metodo i risultati di oggi forniscono una validazione scientifica alle indagini non invasive. Aprendo la prospettiva di giungere, attraverso una reciproca integrazione, a interpretazioni più raffinate”. In attesa di nuovi scavi e altre esplorazioni. Nel frattempo il Parco Archeologico di Altino vuole crescere come ambiente culturale e ambientale, dove si potrà passeggiare a piedi o andando in bicicletta. In mezzo alla natura, ascoltando i silenziosi sussurri di quel mondo e di quella storia che la natura oggi riveste.

Nuovi scavi ad Altino hanno riportato alla luce il cuore dell’antica città romana ultima modifica: 2026-06-11T10:05:11+02:00 da Cristina Campolonghi

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