La parola d’ordine sarà “coesistenza”. Coesistenza fra architettura antica e moderna, tra memoria e innovazione, la coesistenza con l’intelligenza artificale, quella fra le diversità in senso ampio. E se le cose diverse possono coesistere, possono coesistere anche etnie e gruppi differenti. In questa logica, si può parlare di pace. Coesistenza è il filo rosso della 20. Mostra Internazionale di Architettura che si terrà a Venezia il prossimo anno, dall’8 maggio al 21 novembre. Tema e titolo, Do Architecture—La possibilità di coesistenza nella realtà reale, di un’edizione a cifra tonda che verrà curata da Wang Shu e Lu Wenyu. E che per la prima volta sarà trilingue, italiano inglese cinese, perché, spiega il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, “Venezia è la città che accoglie il futuro”.
I curatori Wang Shu e Lu Wenyu

A vent’anni dalla prima Biennale Architettura di Paolo Portoghesi, ieri i due curatori Wang Shu e Lu Wenyu – Architetti e docenti che nel 1997 hanno fondato Amateur Architecture Studio di Hangzhou, in Cina – hanno presentato la “loro” Biennale. Parlando, in un discorso a due, di crisi dell’urbanizzazione che ha “Un impatto distruttivo non solo sulla natura ma anche sull’idea stessa di città. Oggi l’architettura è troppo astratta e concettualizzata, preconfezionata, mentre dovrebbe nascere prevalentemente da un contatto con l’uomo, legata alla realtà. Testimonianza del nostro concetto di vita e non solo decorativa”. Per i due curatori l’innovazione tecnologica non va esclusa ma “Deve essere adattata a quello che vogliamo creare con un’ottica in progress”. Un ruolo importante deve essere affidato all’artigianalità, che dell’architettura è “Parte essenziale e sostenibile”.
L’ “architettura bella” del giardino e la pace
Wang Shu e Lu Wenyu hanno parlato di quella che per loro è l'”Architettura bella” del giardino, “Che esiste grazie ad una pace duratura senza guerra e senza avidità di risorse. La crescita di un giardino, che dura 20/30 anni, chiede tempo e pazienza. Così come nel giardino possono coesistere tante specie diverse”. Da qui l’idea di pace, “Che chiede anch’essa tempo, pazienza, coesistenza”.
La filosofia dell’architettura è filosofia del fare
“Crediamo che l’architettura non sia soltanto qualcosa di cui discutere, ma soprattutto qualcosa da fare in prima persona. Prima di tutto, una “filosofia del fare”: pratica che affronta la realtà reale, in luoghi reali, attraverso costruzioni reali”. Come coniugare tutto questo con la fragilità di Venezia, città che ospita la Mostra ? Ricordando Calvino e Le città invisibili: “Chiameremo a raccolta forze da tutto il mondo, questa città unica non deve diventare una città invisibile“. Chiude il presidente della Biennale, Buttafuoco: “Wang Shu e Lu Wenyu riportano l’architettura alla sua dimensione più concreta, fisica e necessaria, quella del costruire in relazione diretta con la terra, con i materiali, con le comunità e con la realtà dei luoghi. Ne è esempio sgargiante il Campus Universitario della China Academy of Art di Hangzhou, da loro progettato e vissuto quotidianamente insieme agli allievi dei corsi di Architettura. Ed è anche la ragione che mi ha persuaso ad affidar loro la direzione della Biennale Architettura 2027”.
(foto in evidenza: da sinistra, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e i curatori Lu Wenyu e Wang Shu alla presentazione, ieri a Venezia, della Biennale Architettura 2027)




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