INTERVISTE PERSONAGGI

Annalisa Bruni, come vivere felici in un mondo di libri

Annalisa Bruni

Sta presentando in giro in questi giorni la sua ultima fatica, che si intitola “Anch’io mi ricordo. Tra Venezia, Mestre e dintorni” ed è edita da Cleup. Annalisa Bruni è piuttosto nota e soprattutto apprezzata nel nostro territorio per la sua vivacità, che non ti aspetteresti da una donna apparentemente pacata. Ma dato che a volte la prima impressione non è quella che conta, cerchiamo di conoscerla meglio, proprio attraverso le sue parole!

Bibliotecaria, insegnate di scrittura e scrittrice, insomma una vita fra i libri… o no?

Sì, ho sempre amato i libri.  Fin da piccola, quando ancora non sapevo leggere, questi oggetti mi hanno affascinato dal primo momento in cui me ne hanno messo in mano uno. C’è un filmino in Super8, girato ad una festa di Carnevale del 1958 o ’59, credo, avrò avuto tre anni al massimo, nel quale mi si vede seduta su un divano immersa tra le pagine di un libretto che mi era stato appena regalato. Non mi interessavano più i giochi con gli altri bambini, i dolci, quello che stava avvenendo attorno a me e non servirono a nulla i tentativi dei “grandi” da distogliermi dalla magia di quell’oggetto, finché, a un invito più pressante degli altri per convincermi a socializzare, scoppiai in un pianto inconsolabile (immaginatevi Sally Brown dei Peanuts).

Annalisa Bruni

Annalisa Bruni mostra la copertina del suo ultimo libro

Il mio sogno è sempre stato quello di poter lavorare in mezzo ai libri, e per fortuna sono riuscita a realizzarlo nella più bella e antica biblioteca del mondo: la Marciana di Venezia! Da qui, poi, cedere alla tentazione di scriverne e pubblicarne qualcuno, è stato inevitabile.

La caratteristica che mi ha sempre colpito di più nella tua scrittura è un tratto di elegante ironia, c’è anche in questo ultimo lavoro?

Ti ringrazio per l’aggettivo “elegante”! La cifra di questo ultimo libro,  dedicato ai ricordi condivisi legati ai miei luoghi del cuore – pur nella sua modalità di scrittura asciutta, che non vuole concedere troppo alla nostalgia sul modello letterario già esplorato, prima di da Joe Brainard per gli Stati Uniti (I Remember, 1970, I Remember more, 1972, I Remember Christmas, 1973), da  Georges Perec per la Francia (Je me souviens, 1978) e Matteo B. Bianchi per la generazione nata negli anni ’70  in Italia (Io mi ricordo, 2004) –  direi che lascia poco spazio all’ironia, anche se qualche venatura ironica si può intravedere qua e là. Ma non è la sua caratteristica principale.

Annalisa Bruni si occupa anche di eventi letterari, ma basterà la spettacolarizione della cultura a salvarci dall’ultimo posto di tutte le classifiche sulla lettura nel nostro paese?

Non è facile rispondere a questa domanda. Da troppi anni nel nostro paese la cultura e l’istruzione sono state sempre più messe ai margini, tagliando e riducendo risorse sia economiche che umane. Eppure molte persone motivate, coraggiose e creative si impegnano in prima persona e fanno del loro meglio per contribuire a dare ai cittadini occasioni d’incontro attorno al libro e alla lettura, come ad esempio, nel nostro territorio, il CartaCarbone Festival a Treviso (al quale collaboro anch’io fin dalla sua fondazione), Incroci di Civiltà e il Festival dei Matti a Venezia, La Fiera delle Parole a Padova, per citarne solo alcuni. La risposta dei cittadini a queste iniziative mi fa ben sperare. Sono ottimista.

Annalisa Bruni

Una foto della scrittrice, realizzata da Diego Landi

Quasi gossip: i tuoi ritratti di donne e uomini in cerca d’amore ti hanno mai causato problemi con qualcuno che si è riconosciuto?

Si tratta di fiction, sai: se qualcuno si è riconosciuto non è colpa mia. [ride] E del resto chi scrive non deve mai preoccuparsi troppo di questi aspetti. In genere chi potrebbe riconoscersi in certe caratteristiche di un personaggio non ne è così consapevole.

Ambienti spesso, come nella tua ultima fatica, i tuoi racconti nella realtà locale, come vedi, dal tuo osservatorio di intellettuale, presente e futuro di Venezia?

In questo ultimo libro ho pubblicato, in appendice, un articolo su Venezia che era uscito qualche anno fa sul quotidiano “Il Corriere nazionale”, in cui dico la mia. Sintetizzerei così: il presente è molto problematico, si sa, non occorre ribadirlo qui, ora. Per il futuro: credo che i veneziani dovrebbero fare scelte coraggiose, pensare meno agli affari e di più alla città. Associazioni di cittadini si stanno muovendo in questo senso, ma è la politica che sembra non voler capire il concetto, fingendo di non vedere una realtà che rischia di diventare irrecuperabile se non si interviene drasticamente incentivando la residenzialità  e le attività produttive, a scapito del turismo di massa che sta uccidendo Venezia.

Gigi Fincato

Autore: Gigi Fincato

Veneziano, giornalista professionista e dj. Ha lavorato per anni nell’emittenza radio-televisiva locale, come speaker a radio Venezia e a radio Base Popolare Network, e come redattore delle tv Antenna Tre di Treviso, Diffusione Europea di Padova e del quotidiano Il Gazzettino di Venezia. Attualmente si occupa di formazione professionale per la scuola Buzzati dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto e scrive per alcune testate online.

Annalisa Bruni, come vivere felici in un mondo di libri ultima modifica: 2019-05-29T15:32:14+02:00 da Gigi Fincato

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