Torna il basket tra Mestre e Venezia, lo racconta Stefano Pittarello

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Torna il grande basket tra Mestre e Venezia, lo racconta Stefano Pittarello

Libro Pittarello

Per gli appassionati della palla a spicchi del Veneziano si sta avvicinando il grande giorno. Il 5 ottobre partirà la LBA, con Reyer Venezia contro Cremona, ma un’attesa tutta particolare sarà quest’anno per il 21 settembre, prima giornata della A2, con il ritorno nel basket nazionale che conta, dopo oltre un trentennio, del Basket Mestre 1958. E Il destino ha voluto che l’atteso evento sarà in casa della Scafati (Salerno), che ha intitolato il proprio palasport a Massimo Mangano, uno degli allenatori più amati dai tifosi mestrini nei gloriosi anni della presidenza di Pieraldo Celada. Ed a proposito di impianti sportivi, procedono, a Tessèra, i lavori per il nuovo palazzetto da diecimila posti e dello stadio, impianti attesi da decenni, non solo per lo sport, ma anche per gli spettacoli e gli eventi che vi potranno essere ospitati. Di questo e di altro parliamo con Stefano Pittarello, giornalista televisivo mestrino (TelePadova), da sempre vicino alle vicende sportive locali. Lo dimostra il suo recente volume Il Derby del Ponte, edizioni Incontropiede. Una puntuale e sincera storia del basket a Mestre e a Venezia, con molti aneddoti e decine di interviste ai protagonisti.     

Come è nata la tua passione per la pallacanestro e per il Basket Mestre in particolare?

Tutta colpa di un amico, oggi stimato allergologo, Andrea Zancanaro. Se non mi avesse convinto a seguirlo una domenica al Cavergnaghi a vedere Superga – Mobiam Udine, avrei continuato a seguire sempre e solo calcio. Quel palasport stracolmo di coetanei ed entusiasmo e una squadra spettacolare cambiarono completamente e all’improvviso i miei interessi. In pochi anni da semplice tifoso cominciai a seguire il basket Mestre anche da radiocronista per Studio 104. Amo il basket, so essere imparziale osservatore, ma di squadra del cuore ne ho avuta sempre e solo una, anche quando era sparita per il fallimento.

Basket Mestre 1958
La pagina iniziale del Basket Mestre su Facebook

Come è nata la tua passione per la pallacanestro e per il Basket Mestre in particolare?

Avevo iniziato a raccogliere interviste su Pieraldo Celada. Poi per un paio d’anni provai a mettere insieme sotto forma di romanzo il romanzo che effettivamente è stato la storia di calcio e basket tra Mestre e Venezia. Alla fine ha vinto il cronista: ho messo da parte il calcio (momentaneamente, chissà) e ho ripreso a raccogliere voci e provare a collegare tanti punti di quanto mi veniva raccontato. Sarebbe stato da sentire migliaia di persone, cosa impossibile. A un certo punto, ed erano passati ormai cinque anni, ho deciso di chiudere il cerchio. So che il libro è un lavoro compiuto e spero sia percepito completo, ma a volte ho come l’impressione di aver fatto un riassunto alla Bignami rispetto a quanto abbiamo vissuto. 

Perché la rivalità con la Reyer assume a volte toni estremi, che vanno oltre lo sfottó e rasentano gli insulti, anziché contribuire a creare valori positivi di sportivitá?

La rivalità è rivalità, non mi sembra che da queste parti ci siano situazioni di contrasto così forte, anche perché sono quasi 40 anni che non ci si gioca contro. Faccio una valutazione legata invece a quei tempi: è chiaro che c’era una sproporzione gigante tra il numero dei tifosi Reyer e quelli del basket Mestre. Tuttavia l’ambito dei palasport era riuscito a creare un vero e proprio dualismo con una grande partecipazione al sentirsi mestrini, come era naturale per i reyerini sentirsi veneziani. Chissà, forse il vedere quel palasport equamente diviso ha spinto anche l’idea che i referendum per la separazione amministrativa potessero avere un risultato diverso. Di certo io di quei tempi ricordo sane prese in giro con i compagni di scuola o di lavoro, prima e dopo i derby. In quelle sfide stracittadine eravamo sicuramente più acidi nei confrontarci con i colleghi trevigiani.

Basket Reyer Venezia
Il logo della Reyer ed il palasport Taliercio (da Facebook)

E’ arrivato l’attesissimo, quanto insperato nei modi, ritorno  in A2. Con quali prospettive di restarci? E per la Reyer che campionato pensi sarà?

Quando il basket Mestre fu rifondato da sette tifosi e iscritto al campionato di promozione quindici anni fa, chi la seguiva girava le palestre locali al grido di “in A1 si va”. Il gruppo dei dirigenti guidato da Guglielmo Feliziani ha percorso quasi tutta la strada fino alla massima serie guardando con attenzione a una crescita progressiva. Forse questa LegaDue è arrivata un po’ prima dell’essere davvero pronti ad affrontarla. Ma se sono stati capaci di vincere uno spareggio che a meno di 2 minuti dalla fine li vedeva sotto di nove punti, nulla è impossibile in partenza e sono fiducioso. Per la Reyer sarà un altro campionato di vertice. E mi permetto di dire per le Reyer, dato che quello che sta costruendo con il femminile il tecnico Andrea Mazzon è un progetto che guarda all’Europa, non solo al campionato italiano. 

E’ il momento, atteso per decenni, del “Bosco dello Sport”; basteranno due impianti all’altezza di Mestre e di Venezia per fare un salto di qualità allo sport locale o servono anche imprenditori, piú facoltosi”?

L’Arena di Tessera al Bosco dello sport è una cattedrale che deve servire a una squadra che punti assolutamente ai massimi livelli. È incredibile come la Reyer in questi anni sia riuscita a vincere due scudetti e lottare bene in Europa in una cornice come il Taliercio, che invece è la dimensione perfetta per una squadra come il Basket Mestre, orgogliosa ma conscia dei suoi limiti. Brugnaro deve essere bravo, come lo è stato finora, anche a costruire il domani di una Reyer di vertice. La strada dei consorzio che ha intrapreso Mestre, mi trova assolutamente concorde per gli obiettivi di continuità che la società biancorossa si pone. 

Stefano Pittarello, Andrea Mazzon e Stefano Teso
Da sinistra: Andrea Mazzon, Stefano Pittarello e Stefano Teso

E infine, su cosa sta lavorando e scrivendo ora Stefano Pittarello?

Dopo il Derby del ponte non ho scritto più una riga. Tuttavia ho tanto materiale che avevo lavorato in precedenza. So già che potrà accadere di nuovo: con la mente più sgombra lo scrivere fluirà rapidamente per concludere un processo di ideazione che anche per pigrizia può durare qualche anno. Penso tuttavia di poter essere un po’ indulgente con me stesso, visto che non sono uno scrittore, ma un cronista e nell’ultimo libro ho inserito quasi duecento interviste, che non sono certo sintomo di pigrizia.

Torna il grande basket tra Mestre e Venezia, lo racconta Stefano Pittarello ultima modifica: 2025-09-16T08:47:14+02:00 da Gigi Fincato

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