STORIA

Goldoni a Venezia, una storia d’amore lunga trecento anni

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Goldoni e la memoria di un’epoca

Quando pensiamo a Venezia e al teatro è impossibile non ricordare la figura di Carlo Goldoni. Il famoso drammaturgo seppe dipingere un’immagine a tal punto poetica e veritiera della città da aver lasciato nella memoria della stessa una traccia indelebile. Goldoni della sua musa fu la voce, l’espressione più intima e vivida. Seppe narrare le vicende del suo tempo. Da quelle nascoste a quelle più note, coprì col velo della fantasia questi episodi per non offendere i concittadini con richiami troppo espliciti. Fu un grande osservatore della quotidianità della città. Dipinse la varietà umana in un perfetto incastro di registri linguistici. Nei suoi testi infatti emerge un linguaggio stratificato, dai diversi risvolti sociali. Nei sui lavori si mescolano italiano e dialetto veneziano in un gioco che dipinge gli strati sociali dei personaggi. Il nome di Goldoni ci riporta alla mente solo le sue memorabili commedie. Ma rimanda anche a dei luoghi concreti che della città sono simbolo.

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La corte interna di Cà Centanni

Cà Centanni

A Venezia tappa obbligata è la casa dell’artista, situata nel famoso angolo della calle di Ca’ Centanni. Divenuta museo comunale, la casa ha una storia travagliata. Dopo essere passata di proprietario in proprietario fu finalmente acquistata nel 1914 da Aldo Ravà, noto studioso del ‘700 veneziano, dal conte Foscari e dal commendatore Pellegrini. La loro idea era di fare del complesso una struttura museale. La guerra fermò il progetto che riprese nel 1931 quando la casa fu donata al Comune di Venezia. Il restauro fu nuovamente interrotto dagli eventi bellici. La casa di Goldoni fu infine riaperta al pubblico con l’annesso centro di studi teatrali solo nel 1953.

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Il teatro Goldoni

Teatro Goldoni

Vi è un’altra istituzione cittadina che porta il nome del commediografo. Si tratta del teatro a lui intitolato, che è il più antico teatro cittadino tutt’ora esistente, fondato nel 1622 col nome di Teatro San Luca. Goldoni vi fece la sua apparizione nel 1734 quando iniziò a comporre opere per la compagnia stabile del teatro. Goldoni godeva di fiducia pressoché illimitata ed il successo che ottenne fu unanime. In particolare fu la sua ultima stagione veneziana a spiccare per vitalità, prima del trasferimento a Parigi, quando compose i capolavori “La trilogia della villeggiatura”, “Sior Todero brontolon”, “Le baruffe chizzotte”, “Una delle ultime sere di carnevale”. Anche questa istituzione ebbe delle vicende tormentate: la dominazione austriaca, i cambi di direzioni, le guerre mondiali. Fu nel 1875 che il teatro prese finalmente il nome attuale, in omaggio al lavoro del grande drammaturgo.

Un uomo che ha raccontato Venezia

Le tracce che ha lasciato Goldoni nella città di Venezia sono molteplici. La statua a lui dedicata in campo San Bartolomeo trasmette tutta la forza del suo modo di affrontare la vita col sorriso, perché come era solito dire “..la mia vita medesima è una commedia!”. Con le sue parole immortali ha saputo regalarci l’immagine di un’umanità che è sempre attuale e con l’ammirazione per esse si è tramandata la sua presenza indelebile a tal punto legata e devota alla vita della città.

Eva Zilio

Autore: Eva Zilio

Laureata al dipartimento di lingue dell’università Ca’ Foscari per dare senso e spazio al suo amore per il movimento e la scoperta, di recente è approdata a Belgrado per proseguire i suoi studi occupandosi di teatro contemporaneo.

Goldoni a Venezia, una storia d’amore lunga trecento anni ultima modifica: 2017-02-02T13:52:54+00:00 da Eva Zilio

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