Due gioielli di Mozart per ricordare l’anniversario dei trent’anni dall’incendio che distrusse il Teatro La Fenice, nel segno della rinascita e della sacralità della memoria che si intendeva onorare. Pomeriggio di grande spiritualità e suggestione ieri sotto le volte d’oro della Basilica di San Marco per la Messa prefestiva, della quarta domenica di Quaresima, che ha visto la partecipazione di una parte dell’orchestra e del coro del Teatro La Fenice.

Con la direzione musicale di Andrea Chinaglia, sono state eseguite pagine dalla Missa in do maggiore Spatzenmesse per soli, coro e orchestra e il mottetto «Ave verum corpus» kv 618 di Wolfgang Amadeus Mozart. La Santa Messa è stata celebrata dal Patriarca di Venezia Francesco Moraglia.

Due lavori ai due estremi della vita di Mozart. La Spatzenmesse, la traduzione letterale è ‘Messa dei passeri’ – per le sonorità onomatopeiche dei violini nel Sanctus, che sembrano riecheggiare il cinguettio di questi uccelli – era stata composta quando il compositore aveva solo 19 anni mentre si trovava a Monaco. La prima esecuzione pubblica si svolse con tutta probabilità nel 1776, nel Duomo di Salisburgo. L’Ave verum, ultimo lavoro mozartiano sacro portato a termine, è un vero e proprio gioiello musicale. Mozart lo scrisse nel giugno del 1791, sei mesi prima della sua morte, per Anton Stoll, il direttore del coro parrocchiale di Baden che, mentre soggiornava nella località termale, si era preso cura della moglie del compositore. Venne eseguito tra i canti per la festività del Corpus Domini.

Una Messa davvero speciale per chi ha avuto l’occasione di partecipare alla celebrazione eucaristica – aperta a tutti – arricchita anche dalla partecipazione dei cantori della Cappella musicale Marciana, antica formazione corale che cura e accompagna tutte le celebrazioni della Cattedrale. Hanno eseguito altre parti in canto del proprio e dell’ordinario della Messa. Oltre al Sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, alla celebrazione hanno partecipato autorità civili e religiose.




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