ARTE & CULTURA

La Ghenga: quattro chiacchiere con Adolfo Zilli

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La ghenga la trovi di sera
In un buco nascosto di Marghera
Tra porte e finestre sbarrate
Prigioniera di troppe note sbagliate
E’ nata dall’improvvisata
ed è molto difficile che sia preparata…

La Ghenga Fuoriposto mette in scena spettacoli qualcuno potrebbe chiamare cabaret musicale o teatro canzone. Invece chi è più attento  capisce che è soltanto la copertura per numerose malefatte e scorribande. Ne abbiamo parlato con Adolfo Zilli, uno de La Ghenga!

L’intervista

Spiegaci come è nata La Ghenga!

La Ghenga nasce dalle ceneri di Pauperes. Una specie di musical, un'”opera delirica”, così la chiamavamo! Un’impresa un po’ sproporzionata rispetto alle nostre possibilità, che abbiamo replicato solo una manciata di volte ma con grande entusiasmo. Lo spettacolo parlava delle crociate. Nonostante i costumi medievali, gli stili musicali cambiavano in continuazione per rendere più efficace ed ironica la narrazione. L’effetto iniziale era piuttosto demenziale. A lungo andare questo delirio sembrava uno stile e ci ha regalato qualche discreto riconoscimento. La compagnia al completo contava 18 persone. Decisamente tanti! Chi si fermava a far baldoria dopo le prove era un gruppetto più piccolo. Una manica di musicisti scalcinati prestati al teatro! Gli stessi che di lì a poco hanno fondato la Ghenga.

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La Ghenga Fuoriposto

Influenze veneziane e non solo!

Siete un connubio fra Blues Brothers e Giorgio Gaber. Quali sono le vostre ispirazioni?

I Blues Brothers e Giorgio Gaber, naturalmente! Il nostro abbigliamento blues è nato abbastanza per caso, così abbiamo cercato di scherzarci sopra musicalmente. Un fritto misto che parte dallo swing delle baracche ma si permette escursioni un po’ ovunque, partendo dal presupposto che il pubblico si diverte se ci divertiamo noi. Consideriamo dei grandi maestri Enzo Jannacci, Cochi e Renato, Dario Fo, e di quest’ultimo ho avuto anche l’onore di essere allievo in senso meno figurato.

Anche Capossela, Buscaglione, Carosone e Rino Gaetano sono stati di grande ispirazione. L’accostamento che hai fatto con Gaber è particolarmente lusinghiero perché vuol dire che traspare anche un certo spessore dietro la voglia di strappare un sorriso. Siamo del resto cresciuti nella terra dei Pitura Freska, che erano simpatici a prima vista, ma ad un ascolto più attento emergevano i testi incisivi di Skardy, con cui abbiamo anche collaborato più di recente.

Ma i veri “padrini sputativi” della Ghenga sono il Collettino. Mitologica band molto veneziana di teatro-canzone al quarantennale dalla fondazione, con cui da qualche anno ci scambiamo innocenti dispettucci e vendette al suono di musica sui vari palchi della zona.

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La Ghenga Fuoriposto durante un concerto a carnevale

Cosa bolle in pentola?

Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo il quarto disco in gestazione da un po’. Piano piano i nuovi brani stanno entrando nelle scalette dei concerti. Di uno di questi brani, “Socialguardone” é anche in produzione il videoclip.
Il tutto cucinato a fuoco lento, tanto la data dell’evento di presentazione del nuovo album é già passata da più di un anno. Ci siamo presentati sul palco senza disco e con la faccia tosta di chi ormai le figure di Ghenga le ha già fatte tutte. Da allora non abbiamo più fissato una scadenza e a chi ci chiede quando uscirà rispondiamo che è come chiedere l’età a una signora.
Nel frattempo c’è anche in cantiere un progetto parallelo, chiamato “Control Al Gang”, in cui i Ghengaroli, camuffati da scienziati pazzi, suonano con sgangherati strumenti avanguardistici le canzoni più a tema tecnologico della Ghenga.

Venezia 2020: il futuro lagunare secondo la Ghenga

Tra i vostri video, mi ha colpito Venezia 2020. Venezia è davvero la città dei divertimenti?
Venezia è la città più bella del mondo, ma è sempre meno città. I veneziani si trasferiscono in terraferma perché i costi della vita sono sempre più alti e i servizi alla cittadinanza sempre minori. Si chiudono ospedali e asili e si aprono fast food e b&b. Il turismo è una grande risorsa ma la città è viva finché è abitata.  E se smette di essere viva anche il turismo cala. Così abbiamo inventato il lavoro del futuro: il finto abitante, una figura professionale non residente che deve mostrarsi in giro per Venezia, indossando con naturalezza i panni del pensionato, del drogato o del bambino che gioca a palla.

Lucia Vazzoler

Autore: Lucia Vazzoler

Letteratura, teatro e radio. E tanta musica. Questi gli interessi che giorno dopo giorno arricchiscono la mia valigia. Vengo dalla provincia veneta, ora vivo a Trieste e lavoro a Radio Fragola.

La Ghenga: quattro chiacchiere con Adolfo Zilli ultima modifica: 2017-08-25T11:21:11+00:00 da Lucia Vazzoler

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