La vita delle detenute: immagini di quotidianità dentro il carcere femminile della Giudecca. Sullo schermo scorrono momenti di lavoro, studio, istruzione di chi si trova costretto in una casa di reclusione. Ma anche immagini della visita di Papa Francesco nel 2024 al Padiglione del Vaticano ospitato, per la Biennale Arte, proprio in questo istituto carcerario. Si intitola “Le farfalle della Giudecca” il docufilm proiettato la scorsa estate nell’ambito della rassegna “Isola di Esopo”, evento parallelo alla 82. Mostra del Cinema di Venezia. E la cui visione è stata riproposta qualche giorno fa al Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, in occasione della sua visita natalizia alle carcerate. Che sono le vere protagoniste di questa pellicola, realizzata da Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli con la voce narrante dell’attrice Ottavia Piccolo.
La maternità delle detenute e quella di Maria
Questa proiezione condivisa (erano presenti anche il prefetto Darco Pellos, il questore Gaetano Bonaccorso, l’assessora comunale alla Sicurezza Elisabetta Pesce e la direttrice del carcere Maurizia Campobasso), è stata un momento particolarmente toccante e significativo per le “farfalle”. Che nel documentario hanno messo al centro, fra le altre tematiche, anche quella della maternità: “La cosa più bella che ho fatto sono i miei due figli” oppure “Quando uscirò di qui vorrò accudire la mia mamma”. Un tema fortemente legato alla celebrazione del Natale.
“La Salvezza inizia per il mondo con un atto propriamente femminile”
Proprio il ruolo della maternità è stato al centro dell’omelia del Patriarca nella Messa celebrata dopo il docufilm. Perché la natività del Signore è in stretto rapporto con la maternità di Maria e col mistero della venuta di Gesù. «La Salvezza – ha detto Francesco Moraglia – inizia per il mondo con un atto propriamente femminile: quel Gesù che tutti noi adoriamo nasce da una donna”. Un’interpretazione della femminilità che accomuna tutti gli uomini perché tutti sono nati da una madre in quanto solo la donna può accogliere e far crescere la vita.
L’appello del Patriarca per Alberto Trentini
Nel corso dell’incontro il Patriarca ha voluto ricordare il lavoro, delle associazioni di volontari e delle istituzioni, nel far rete con le strutture detentive. In chiusura, un ricordo e un ulteriore appello per il veneziano Alberto Trentini, detenuto da oltre un anno in una prigione venezuelana. E’ il secondo Natale in carcere per l’operatore umanitario, arrestato senza alcuna particolare accusa mentre lavorava per una organizzazione non governativa.




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