Alessandro Monti, musica e parole tutt'altro che casuali

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INTERVISTE PERSONAGGI

Alessandro Monti, musica e parole tutt’altro che casuali

Alessandro Monti con il suo libro

L’incontro con Alessandro Monti avviene in occasione del lancio di un volume dal titolo curioso: Riproduzione casuale – sistemi d’ascolto non lineari. Il libro è pubblicato da un editore caro ai musicofili, Arcana. Ma l’autore è noto soprattutto come musicista. Nato nel 1960 a Venezia sul canal Grande, a San Cassiano, in una casa di cura ormai adibita a residenza d’epoca, che è ben visibile dal vaporetto e trasferitosi poi in terraferma. Ha frequentato il liceo classico Franchetti a Mestre e poi Lettere moderne a Cà Foscari, ma, come racconta, ne è rimasto molto deluso. “Quei corsi asettici erano deprimenti, nessun rapporto con i docenti e corsi a senso unico. L’unica cosa di quel periodo che ricordo con piacere erano le ragazze! Ovviamente non mi sono laureato e, dopo aver svolto il servizio civile da obiettore di coscienza, ho preferito cercarmi un lavoro”.
La musica è sempre stato il suo interesse principale. a suonato con vari musicisti locali e non, realizzando vari dischi. Gli ultimi lavori sono quelli che lo rappresentano oggi: “Micro Culture”, “Intonarumori: Ieri ed Oggi” (un lavoro sugli strumenti futuristi di Luigi Russolo), “monti” il suo primo disco solista, appena uscito e naturalmente il progetto Unfolk, durato dal 2006 al 2020, soprattutto “The Venetian Book Of The Dead” un tributo alle vittime del ‘Petrolkimiko’, “spiritDzoe”, “Intuitive Maps” e “File Under Oblivion”. Una cosa a cui tiene molto è l’esperienza di produzione negli Usa nel 1992 con i Caveman Shoestore, un’ottima band tra grunge e prog.

Il nuovo cd "monti"
La copertina di “monti” pubblicato per MP& Records

Se ti definisco un musicista anomalo, fuori dagli schemi, assolutamente originale, come la vedi?

Credo tu abbia ragione: ho sempre cercato di vedere la musica come espressione pura, senza avere la minima idea di raggiungere il successo, cosa che molti (anche tra i cosiddetti alternativi) hanno desiderato. In 30 anni di attività ho fatto volutamente poco, cercando di diluire le produzioni, variando il più possibile il contenuto. Non credo ai musicisti che realizzano 2-3 dischi l’anno. Non esiste nessuno in grado di mantenere un livello qualitativo alto con tante uscite.
Mi ha certamente aiutato il fatto di non avere contratti con nessuna etichetta e di essere stato così libero da pressioni. Dopo numerose autoproduzioni, ho avuto l’aiuto da una label entusiasta, che mi ha sempre incoraggiato, MP& Records, Musiche Particolari appunto. Sono soddisfatto di quello che è stato fatto negli anni e alla fine sono rimasto quello che sono sempre stato, un personaggio “di culto”.

Hai avuto modo di farti apprezzare ben al di là dei confini regionali, ma come vedi la realtà locale, in una città che ha in sé un’anima musicale secolare?

A parte il glorioso passato, non vorrei sembrare troppo cinico, ma credo che oggi non esista nessuna realtà locale, purtroppo. Non mi riferisco al periodo attuale, forzatamente bloccato dal Covid, ma alla storia di questa città, in cui non succede praticamente nulla e guarda caso la maggior parte dei musicisti locali sono stati riconosciuti e apprezzati fuori: Le Orme su tutti, e poi Visnadi, Alex Masi, i Ruins di Piergiuseppe Ciranna e Alessandro Pizzin, autori come Francesco Sartori, Lucio Quarantotto

Monti Suona Con Alieno Debootes
Monti in concerto con Alieno De Bootes, a sinistra, nel progetto Micro Culture (Foto by Paola Tura)

Oggi credo che ci siano artisti interessanti come i Maestral (gli ex Disincanto) che cercano di creare una musica con radici ben piantate nel nostro territorio, ma purtroppo molti gestori dei locali non rischiano di proporre qualcosa di nuovo e non esiste un vero e proprio circuito, come in altre grandi città, Padova, Bologna, Milano, Roma… ma solo iniziative isolate come le rassegne del Museo M9.

Hai da poco pubblicato “Riproduzione casuale”, saggio utile e godibile per chi ama il mondo delle sette note, pieno di aneddoti e ironia che lo rende ben più leggero delle sue 400 pagine… come è nata l’idea?

L’idea è nata quasi per caso dopo ben quattro ricoveri in ospedale (con 2 interventi chirurgici): durante la convalescenza è arrivato il primo lockdown e mi sono trovato con intere giornate a disposizione. Scrivevo al mattino e registravo al pomeriggio, quasi una terapia, che ho unito alla ginnastica. È stato un momento di rinascita e forse, senza tutti questi problemi, non avrei mai intrapreso questa nuova avventura! Sono particolarmente felice dell’ultimo capitolo del libro: un’analisi lucida dell’attuale situazione in rete che definirei devastante.

La copertina del libro di Alessandro Monti
La cover del recente volume pubblicato per Arcana

Lavori in corso, progetti, idee per il futuro?

Ho deciso di concentrarmi sulla scrittura: ho avuto dei buoni riscontri e forse a 61 anni è il momento giusto. Tra l’altro il libro sta servendo da veicolo anche per le mie produzioni musicali...

Infine qual è la tua visione di Mestre, della “mestrinità” e il tuo rapporto con Venezia…

Mestre non è una vera e propria città, ma un agglomerato di cemento in cui gli spazi verdi non hanno mai contato nulla. Ne è la prova il taglio di 11 tigli in via Costa per far spazio ad un inutile garage sotterraneo, un gesto da irresponsabili. Passo il mio tempo libero in bicicletta nei parchi: San Giuliano, il Bosco di Mestre e il Piraghetto… il resto sono polveri sottili, negozi sfitti e infiniti centri commerciali: una gestione urbanistica senza senso. Mi sento veneziano, non ho mai avuto dubbi, nonostante sia vissuto sempre in terraferma, ma il turismo nel centro storico rende impossibile un rapporto sereno con la città. 

Alessandro Monti, musica e parole tutt’altro che casuali ultima modifica: 2021-12-11T08:15:00+01:00 da Gigi Fincato

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