Certamente visiva ma anche molto sonora, sensoriale, interattiva e spettacolare. Cinque aggettivi per sintetizzare la 19. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo Intelligens. Natural. Artificial. Collective, a cura di Carlo Ratti, che si è aperta ieri a Venezia nei consueti spazi dell’Arsenale, dei Giardini e in un po’ in tutta la città. Arcipelago diffuso e laboratorio vivente, complice anche il fatto che quest’anno il Padiglione Centrale dei Giardini è in fase di ristrutturazione. E la ristrutturazione, di questo padiglione come di altri, per esempio quello francese, idealmente si inserisce anch’essa nelle tematiche proprie di questa edizione. Che, da un padiglione all’altro, parla di restauri e risistemazioni. Cantieri work in progress e spazi da ridefinire per affrontare, è il curatore a parlare, “Un mondo in fiamme”.

Sono le fiamme dei cambiamenti climatici, sono quelle delle guerre: la ricetta di Carlo Ratti è quindi “Ripensare il modo in cui progettiamo in vista di un mondo profondamente cambiato”. Non basta mitigare, spiega, bisogna proprio cambiare marcia nell’ottica dell’adattamento con una architettura che deve essere più inclusiva. Dando spazio non solo a chi si occupa specificatamente di architettura ma anche a tante altre categorie del sapere. Questa edizione della Biennale, lo dice il titolo e lo ribadisce Ratti, vuole invitare “Diversi tipi di intelligenza a lavorare insieme per ripensare l’ambiente costruito”. E lo confermano molte installazioni dove l’architetto lavora a più mani con l’ingegnere, il chimico, il biologo, lo scienziato del clima. Ma anche con il filosofo, lo scrittore, l’intagliatore, il programmatore, l’agricoltore e l’ecologo.

All’ Arsenale si parte in modo concreto, entrando in un ambiente buio e soffocante invaso da condizionatori d’aria. Che qui non servono ad abbassare la temperatura ma a dimostrare il loro contributo nocivo sui cambiamenti climatici. Un monito. Che apre la strada ad un percorso di opere ed installazioni di grande effetto. Dove l’utilizzo di materiali innovativi racconta il lavoro e la ricerca di tanti saperi su tessuti e carta, rocce spugnose, reti e cordami, terra battuta e cristalli, vetri e/o plastiche sospesi, elementi colorati, reti metalliche, specchi deformanti, monoserre con piante verdi floridissime.

Alcune sono strutture di grande effetto visivo, ispiratrici forse di quello che potrebbe essere il loro utilizzo futuro nell’ottica di un’architettura flessibile e adattabile nel tempo. Pensate e realizzate da un lavoro a più saperi e a più mani. Ma anche intergenerazionale, nato in quello Space for Ideas, la call lanciata lo scorso anno dal curatore Ratti, che ha visto partecipare, a livello globale, neolaureati e novantenni nelle diverse discipline.

Trionfa l’uso del legno, lavorato dall’uomo e contemporaneamente anche dalla macchina, mentre bracci meccanici disegnano ghirigori di sabbia e monoliti biomorfici si propongono come idea di casa. Qua e là tanti robot, alcuni simpatici altri un poco inquietanti. C’è anche una riproduzione a dimensione naturale di un reattore nucleare di nuovo generazione e sostenibile, per ridefinire l’immagine di energia nucleare come elemento utile anche per la decarbonizzazione. E se l’architettura deve essere Collective, cosa di meglio degli anfiteatri? Ce n’è più d’uno, tra l’Arsenale e i Giardini. E il loro profilo, che ricorda tanto quello di un abbraccio, ben riflette l’idea di inclusione.

Il mare e le coste affacciate sul mare sono protagonisti del Padiglione Italia, Terrae Aquae. L’Italia e l’Intelligenza del Mare alle Tese delle Vergini, a cura di Guendalina Salimeni. Un padiglione sonoro che parla, con la voce del mare, di un Mediterraneo allargato ai vicini oceani. Protagonisti i rapporti tra acqua e terra, tra naturale e artificiale, tra infrastrutture e paesaggio, tra città e costa: sospesi in un delicato equilibrio che in qualche modo deve tutelarne l’integrità. Immagini, percorsi, mappe geopolitiche, tavoli con monitor interattivi, filmati, si alternano in uno spazio buio e segnato dal rumore delle onde del mare.

ll Padiglione Venezia, ai Giardini, si è trasformato in una grande biblioteca percorsa da centinaia di volumi dedicati al patrimonio culturale della città e del suo territorio. Biblioteche. Costruire l’intelligenza veneziana, ideato e proposto dall’Università Iuav di Venezia, è un’esperienza immersiva di lettura e di visione di centinaia di volumi cartacei e multimediali. Spazio di ricerca e di innovazione ma anche rappresentazione del patrimonio librario veneziano, una vera eccellenza. Nel Comune di Venezia si contano 128 biblioteche, che coinvolgono 125 istituzioni, per un totale di 6.860.000 volumi. Nella città d’acqua il rapporto tra residenti e libri è di 125,4 volumi per abitante.

Tra sostenibilità e rispetto dell’ambiente, negli spazi dell’Arsenale biciclette galleggianti “navigano” nelle acque della laguna. Ricordano gli sci d’acqua ma si muovono autonomamente sfruttando l’energia prodotta dalla pedalata.

Poco lontano si sentono i grilli del progetto per riportarli in laguna, mentre ha grande successo il “laboratorio” per fare il caffè con l’acqua della laguna. Possibile? Pare di sì, anche se siamo ancora in fase di sola sperimentazione. Canal Café consiste in un sistema di purificazione ibrido dove piante come le alofite facilitano la purificazione di un flusso mentre un secondo flusso produce acqua distillata. Mescolati insieme, i due flussi vengono vaporizzati e forzati attraverso i fondi di caffè per produrre l’espresso. L’acqua che avanza serve ad irrigare un’altra installazione paesaggistica poco lontana. Il processo di depurazione è visibile in tempo reale. Questo originale progetto, firmato Diller Scofidio + Renfro, Natural Systems Utilities, SODAI, Aaron Betsky, Davide Oldani, ha vinto il Leone d’Oro per la migliore partecipazione alla Mostra.

Una menzione speciale è andata al Padiglione della Sede curato da Marina Otero Verzier e Giovanna Zabotti. Opera aperta, ospitato nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello, ha trasformato questi spazi in un laboratorio vivente di riparazione collettiva. Un progetto che propone l’architettura come atto di cura e responsabilità condivisa, capace di rispondere alle sfide sociali ed ecologiche contemporanee, nel decennale della pubblicazione della Lettera Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Una nuova vita per il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice. Destinato in passato ad attività culturali per la città, nei prossimi quattro anni sarà gestito dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede. Che ne sta curando il restauro come eredità duratura per la città e la sua comunità.

Menzione speciale anche per il Padiglione della Gran Bretagna ai Giardini, GBR: Geology of Britannic Repai, che affronta il tema dell’architettura come riparazione, restituzione e rinnovamento. Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale al Regno del Bahrain che in laguna ha portato Canicola, un progetto che esplora tecniche per mitigare il caldo estremo negli spazi pubblici.
La 19. Mostra Internazionale di Architettura sarà aperta fino al 23 novembre.




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