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Rioba, la leggenda del mercante maledetto

Rioba

Del mercante Antonio Rioba ognuno poteva facilmente ricordare una sgarberia, una disonestà, un piccolo imbroglio subito da lui o da qualcuno dei suoi tre fratelli. Provenienti dalla Morea, i fratelli Mastelli godevano della fama di buoni affaristi, anche se sbruffoni e disonesti. In poco tempo mandarono in rovina un numero imprecisato di famiglie, riducendo alla fame centinaia di persone.

Una donna in difficoltà

Una sera qualcuno suonò la campanella di casa Mastelli. Era una donna che chiedeva di comprare stoffe per la sua merceria. Fiutando l’affare, Rioba volle personalmente accompagnarla in magazzino, dove i fratelli stavano riordinando le merci. “Mio marito è morto da due mesi – spiegò la donna – e io devo riaprire il negozio a San Salvador. Messere, questi denari sono quanto rimane a me e ai miei figli per cercare di risollevare le sorti della bottega, e dunque delle nostre vite. Mi faccia acquistare bene, e avrà guadagnato una cliente che sempre le dimostrerà riconoscenza”.

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La scultura del mercante in campo dei Mori a Cannaregio

L’avidità di Rioba

All’uomo non pareva vero di poter mettere le mani su di un intero negozio al centro della città. Ammiccando ai fratelli, affondò il colpo. “Guardi – le disse, mostrandogli dei rotoli di semplicissimo cotone decorato a stampo – è con grande sforzo che mi separo da queste stoffe di Fiandra. I suoi denari non basterebbero, ma voglio venirle incontro. Per queste pezze le donne si strapperanno i capelli, fuori del suo negozio. E possa il Santissimo Iddio far diventare subito questa mia mano di vera pietra, se quanto vado affermando non è vero! Fratelli, giurateglielo anche voi”.

Una terribile maledizione

“Accetto la sua proposta, messere – rispose la donna rovesciandogli in mano i ducati – e proprio Iddio chiamo a essere testimone della vostra onestà. Sia di voi quanto voi stessi avete deciso”. Subito le monete si trasformarono in pietra, e con esse la mano e il braccio dell’uomo. Anche gli altri Mastelli, inchiodati dall’orrore, iniziarono a vedersi mutare le membra in sasso.

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I tre fratelli vennero tramutati in pietra

“Malvagi, disonesti, ipocriti. Diventerete quei sepolcri imbiancati che in vita avete dimostrato di essere”. La donna era Santa Maddalena, che aveva fatto un ultimo tentativo per verificare che non vi fosse ancora per essi qualche possibilità di redenzione. Così i mercanti furono trasformati in statue. Le stesse statue che oggi si trovano murate sulle pareti esterne della casa dove abitavano, in campo dei Mori.

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

Rioba, la leggenda del mercante maledetto ultima modifica: 2017-11-07T13:00:20+00:00 da Alberto Toso Fei

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