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Tintoretto e la strega, in un’oscura leggenda la magia nera compare a Venezia

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Venne il tempo per Marietta, la figlia maggiore del pittore Jacopo Tintoretto, di fare la prima comunione. Allora vi era l’usanza di predisporre la cappella del convento di Madonna dell’Orto (nei pressi della quale aveva la sua casa l’artista). Questo affinché i bambini potessero andare ogni mattina, per dieci giorni, a ricevere l’eucarestia. Fu così che la prima mattina Marietta incontrò una vecchia che le chiese dove fosse diretta. “A fare la comunione”, rispose lei. “Dì, vuoi diventare come la Madonna?”, incalzò la donna. “Oh, ma è impossibile!” replicò la piccola. “No, se farai come dico. Invece di fare la comunione, tieni la particola in bocca. Poi nascondila a casa in un posto sicuro. Quando ne avrai dieci tornerò, e vedrai che bella sorpresa”.

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La casa dove visse Tintoretto

Tintoretto e l’ombra della stregoneria

Per qualche giorno la bimba fece come la donna le aveva detto. Per timore che qualcuno scovasse le particole, le nascose in una scatola nel giardino di casa. Il nascondiglio era in prossimità del piccolo ricovero dove il padre, com’era uso all’epoca, teneva un paio di maiali e un’asina. Cinque o sei che furono le ostie, una mattina le bestie si inginocchiarono di fronte all’abbeveratoio. Non vollero saperne di alzarsi, nemmeno a bastonate. Fu così che la bimba confessò tra le lacrime. Tintoretto, per il lavoro che svolgeva – benché uomo di fede – era a conoscenza di alcune pratiche legate alla cabala e alla magia. Egli sapeva bene che con quel metodo le vecchie streghe ne “reclutavano” di più giovani con l’inganno. Decise di non farne parola con alcuno.

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Il rilievo di Ercole sulla facciata

L’orribile inganno svelato

Giunta la mattina del decimo giorno, il pittore istruì la figlia. Una volta ritornata a casa avrebbe lasciato salire la vecchia. La strega non tardò, e Marietta andò ad aprirle. Ma non fece in tempo a varcare la soglia del salone al piano superiore che l’artista l’aveva già aggredita con un bastone nodoso. Dopo le prime legnate, la donna fu lesta a trasformarsi in gatto.

In tale forma iniziò a correre e arrampicarsi lungo le pareti, sui mobili, sui tendaggi. Alla fine, vistasi perduta, lanciò un grido acutissimo. La strega avvolta in una nube nera si scagliò con tale violenza contro la parete che ne uscì all’esterno lasciando un foro nel muro. Nessuno la rivide mai più. Ma Tintoretto, affinché ella non potesse in alcun modo rientrare da dove se ne era fuggita, fece murare a guardia delle pareti domestiche un rilievo di Ercole con una clava, lì dove ancora oggi è visibile.

 

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

Tintoretto e la strega, in un’oscura leggenda la magia nera compare a Venezia ultima modifica: 2017-03-22T14:32:29+00:00 da Alberto Toso Fei

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