STORIA

Soldati 1943 a Ca’ Foscari: resistenza e oblio

Soldati cà foscari cefalonia corfù

58 anni di silenzio

Marzo 2001, il Presidente della Repubblica Carlo Ciampi rende celebri le gesta eroiche dei soldati italiani nelle isole di Corfù e Cefalonia:

“Decisero di non cedere le armi. Preferirono combattere e morire per la patria. Tennero fede al giuramento.”

Fu quel giorno di marzo e furono queste parole ad evitare che i caduti del 1943 scivolassero nell’oblio.
17 gennaio 2018 Auditorium di Santa Margherita: le associazioni IVESER e Associazione Testimoni Divisione Acqui in collaborazione con l’università Ca’ Foscari e il Comune di Venezia, hanno presentano un documentario atto a non far morire il ricordo e a far rivivere le voci di coloro che per troppi decenni si sono sentiti abbandonati da quello stesso paese per cui diedero la vita.

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Locandina della presentazione

Perchè eroi?

La loro resistenza fu il primo gesto di libertà per ricostruire un’idea di patria mandata allo sfascio dal fascismo. Ancora facciamo fatica a pensare come, perché e in che modo quei soldati abbiano potuto elaborare volontariamente un rifiuto a quella stessa ideologia fascista e nazista con cui erano stati indottrinati fin da bambini.
Ecco perché l’esperienza di Corfù e Cefalonia è degna di essere ricordata come probabilmente una delle più forti, libere e potenti prese di coscienza della storia nella Nazione italiana.

Il fatto

“Da quando mio padre tornò dalla prigionia, lasciava sempre il cancello di casa aperto così che potesse entrare chiunque ha vissuto quella condizione dal quale lui fu salvato. Non si poteva dire di no a qualcuno che doveva entrare.” Il figlio di un reduce

“Di noi non si ricorda nessuno” Ex soldato di Corfù tornato in Italia dai campi di prigionia

La vita nelle isole trascorreva serena “ La vita qui trascorre bucolica tra aria, sole e tuffi ” (lettera di un soldato alla moglie), e nonostante il clima di occupazione si era andato formandosi un rapporto di civiltà e amicizia tra le truppe italiane e gli abitanti greci.
Come ricorda un testimone, in pochissimi sapevano utilizzare un’arma, anche solo caricare una mitraglia. Venivano dei giovani a insegnarglielo.
In quel clima, che ben poco ha a che vedere con la guerra, nascevano spesso storie d’amore.

8 settembre 1943

Dopo la caduta di Mussolini nel 25 luglio del 1943 il nuovo governo del maresciallo Badoglio firmò l’8 settembre l’armistizio con gli anglo-americani. Tutti erano felici perché credevano che la guerra fosse finita e si potesse tornare a casa.

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Prima pagina di “La Stampa” armistizio del 43

“Ragazzi la guerra non è finita, la cominceremo domani noi la guerra”

L’alleanza segna la fine dei rapporti con la Germania.
Nessuna specifica direttiva viene data ai comandanti degli eserciti, che si ritrovano a dover fronteggiare da soli i soldati tedeschi.

Le opzioni erano tre:

– allearsi con i tedeschi
– cedere le armi ai tedeschi
– resistenza

L’11 settembre i tedeschi mandano un ultimatum alle due isole. A Cefalonia il generale Gandin ordina di aprire il fuoco, appoggiato dalla stragrande maggioranza dei soldati italiani.
Non vennero aiuti da Roma nè da Londra. Gli italiani erano di più, ma i tedeschi godevano di artiglieria pesante e soprattutto di caccia aerei.
Alcuni ufficiali volevano cedere le armi per tornare a casa, ma tutto il resto della Divisione Acqui no. Nessuno voleva arrendersi, il rifiuto era generale. Si voleva resistere, e combattono e resistono dal 15 al 22 settembre.

“Ce li ho ancora nelle orecchie i rumori, diventavi matto solo a sentirli”

“E’ indescrivibile il panico”

Il 22 settembre viene firmata una resa che vide gli italiani cedere le armi

“senza arma per difendermi mi sentivo come se mi venisse detto di spogliarmi mentre fuori nevica”.

Secondo i codici di guerra, dopo una resa, non si possono uccidere i prigionieri: i tedeschi cominciarono a uccidere a sangue freddo anche coloro che si erano arresi.
In 600 li avevano messi su un campo dicendo loro di correre dall’altro lato per raggiungere le provviste. Loro affamati cominciarono a correre, e vennero tutti fucilati alle spalle.

26 settembre 15:30 gli italiani a corfù si arrendono.

“Vidi calare giù dalla fortezza la bandiera italiana, e tirare su quella bianca”

Si contano più di 10.000 caduti tra soldati e ufficiali,  nelle isole o nei campi di prigionia tedeschi.
Alcune navi in cui vennero imbarcati i prigionieri finirono esplose su banchi di mine in mare a 3 km dalla costa.

“Se solo anche voi lo aveste visto, quante teste che gridavano aiuto”

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Una lapide commemorativa

Abituati alla pace

È fondamentale che ciò sia tramandato ai giovani di oggi poiché sono ormai abituati alla pace. Se da un lato sono i più distanti dall’esperienza della storia, dall’altro hanno una visione più critica di ciò che è successo.

Hanno le ragioni, le idee, e tutti gli strumenti necessari per crearsi una coscienza personale e fondante sugli esempi di libertà che la nostra storia ci offre. Come quelli di Cefalonia e Corfù.
Affinchè il “mai più” non sia un mero auspicio retorico e che l’ignoranza riguardo la nostra storia non ci faccia scivolare in un flusso incontrollabile di eventi ed emozioni pericolose.

Olimpia Peroni

Autore: Olimpia Peroni

19 anni, studentessa di lettere alla Ca’ Foscari. Osservo, leggo, recito, ascolto musica e persone, tra una cosa e l’altra scrivo storie e rime per costruirmi una certa idea di mondo.

Soldati 1943 a Ca’ Foscari: resistenza e oblio ultima modifica: 2018-01-23T11:37:48+00:00 da Olimpia Peroni

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