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ARTE ARTIGIANATO STORIE VENEZIA

La tovaglia delle meraviglie, preziosa come un gioiello

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Metti un pomeriggio al museo di Palazzo Mocenigo a Venezia, Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo. Metti una lezione davvero speciale, dedicata ad un prezioso merletto di oltre un secolo fa. Pomeriggio che mette insieme storia del merletto e del costume, di Venezia e delle sue donne. Di una società, quella della Serenissima, che al sapere e all’agire femminile ha saputo dare un ruolo come pochi altri Stati in Europa. Tutto nasce da una tovaglia di lino, preziosissima, esposta per poco più di un’ora e per un ristretto gruppo di persone. Poi tornata nella sua scatola e nel caveau dove normalmente viene custodita. Un caveau? Certo che sì, visto che l’antico manufatto è realizzato in merletto di Burano. E che la mai dimenticata storica del costume e della moda, la veneziana Doretta Davanzo Poli, era solita dire, di fronte a questi manufatti, che il cotone si compra a chili e il merletto a carati. Solo per dare un’idea del valore di questa tipologia di creazioni artistiche.

Milioni di nodi per un merletto unico al mondo

La tovaglia è l’oggetto per cui è stato pensato questo pomeriggio di approfondimento. Voluto dalla Fondazione The Place of Wonders e tenuto dall’architetto ed esperto di storia del costume Raffaele Dessì.

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Si tratta di un pezzo raro, lunga sei metri per un metro e cinquanta, e già queste grandi dimensioni la rendono unica. Risale probabilmente al XIX secolo. E’ realizzata in filo di lino, materiale molto più resistente della seta. Intrecciato con milioni di nodi uno fianco all’altro per arrivare alla straordinaria tramatura del merletto di Burano. Realizzato, oggi come ieri, tutto ad ago e senza alcun procedimento meccanico. In questa tovaglia i punti del merletto buranese sono presenti praticamente tutti: dal punto Burano al punto Venezia, al Rilievo liscio ritorto e grosso, e altri ancora.

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L’ago e il filo, imprescindibili dalla grande abilità artistica di questo saper fare tutto femminile, dipingono – nella tovaglia protagonista della nostra storia – un quadro fatto di animali esotici e sirene, draghi e delfini, cicogne e pappagalli, leoni alati, protagonisti di un bestiario molto rinascimentale. Ma anche scene di corteggiamenti e danze barocche.

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Un mondo di immagini e simbologie che in questa tovaglia si ripete non con moduli seriali ma in modo simmetrico, con al centro un grande rosone intarsiato, ritratto di nobiluomo che omaggia due giovani donzelle in un ambiente molto bucolico. Probabilmente la tovaglia era stata realizzata (si calcolano due anni di lavoro, ovviamente tutto manuale) su commissione di una nobile e ricca famiglia veneziana per “vestire” il tavolo da parata a palazzo. Questo tipo di tovaglie venivano usate soprattutto per importanti appuntamenti come un fidanzamento, un matrimonio, un battesimo, un anniversario. Stranamente però in questo manufatto mancano monogramma e data, solitamente parte della tramatura del merletto quando le tovaglie erano realizzate per specifiche occasioni come quelle citate.

Quando il merletto di Burano prendeva la strada dell’America

Si potrebbe dire molto altro sul valore artistico e tecnico di questo prezioso manufatto storico appartenente alla collezione dell’Atelier Martina Vidal. Delle tante e particolari caratteristiche che lo rendono così prezioso. Ma ci addentreremmo troppo nello specifico. Merita piuttosto anche contestualizzarlo nel suo mondo e nella sua epoca, quando, e siamo tra Ottocento e inizio Novecento, le ricche famiglie americane viaggiavano per l’Europa alla ricerca di storia, arte e saperi. Si incantavano immergendosi nella grande bellezza di Venezia dove incrociavano anche il merletto di Burano. E tovaglie simili, molte e personalizzate, varcavano l’oceano per abbellire le tavole delle ricche principesse del dollaro.

Una veneziana illuminata: la Scuola del Merletto voluta dalla dogaressa Morosina Morosini

Erano gli anni in cui la Scuola del Merletto – rilanciata con il patrocinio della regina Margherita di Savoia che molto amava arricchire le sue mise con questi merletti – era particolarmente florida. Venezia città di mercanti aveva trovato in questa produzione uno dei suoi punti di eccellenza. Senza dimenticare che il lavoro delle merlettaie – nell’Ottocento la Scuola del Merletto stipendiava circa 700 dipendenti – spesso era fondamentale per il mantenimento delle loro famiglie.

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All’eccellenza del merletto, soprattutto al femminile, ci aveva già pensato qualche secolo prima la dogaressa Morosina Morosini, moglie del doge Marino Grimani. Quando, siamo nella seconda metà del Cinquecento, questa veneziana illuminata diede vita al primo laboratorio, a Venezia, per la lavorazione del merletto ad ago. Scelta motivata da una sua certa lungimiranza e imprenditorialità, ma anche dal gusto personale. Alla cerimonia di incoronazione di Morosina Morosini, sontuosa come poche se ne ricordano nella città lagunare, la nuova dogaressa – ce lo testimonia un dipinto di Domenico Tintoretto – indossava un lussuoso abito di seta d’oro. Arricchito, su collo e décolleté, con l’amato, e preziosissimo, merletto.

La tovaglia delle meraviglie, preziosa come un gioiello ultima modifica: 2026-03-23T14:00:06+01:00 da Cristina Campolonghi

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