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INTERVISTE PERSONAGGI

Federica Thomas, professione avvocato, in quel di Mestre

L'avvocato Federica Thomas

Della generazione dei molti avvocati degli anni Settanta (in questo caso 1971) che lavorano con successo in Terraferma, Federica Thomas è fra coloro che maggiormente si sono fatti apprezzare per professionalità ed affabilità.
Se vi pare un aggettivo usato solo come riempitivo non è affatto così. Anche perchè quest’ultima qualità non è certo secondaria, in una delle categorie professionali dove la forte personalità può correre il rischio di rivelare forme di ego a dir poco smisurate.
Il cognome inglese dell’avvocato Thomas deriva da un antenato, un ammiraglio gallese, ma lei è mestrina doc, di nascita. Dopo il liceo classico al Franchetti, si è laureata in giurisprudenza a Padova con una tesi sul furto e l’appropriazione indebita. E’ specializzata in diritto bancario, commerciale, dei trasporti e contrattualistica ed è anche avvocato fiduciario della Banca Nazionale del Lavoro per contenziosi di varia natura. Il suo studio si trova nel cuore di Mestre, in galleria Matteotti, dove l’ho incontrata.

Quali sono le motivazioni alla base della scelta di questo lavoro?

Fare l’avvocato non era un mio sogno di bambina, come lo è stato invece per molti miei colleghi. Avrei voluto iscrivermi a filosofia, che amavo molto a scuola, ma mi ha condizionato la paura di non trovare una collocazione decente in ambito lavorativo, una volta finiti gli studi. Ho quindi scelto giurisprudenza, che mi pareva aprire più strade e, quando ho cominciato a fare la pratica forense dopo la laurea, ho scoperto che mi piaceva anche e, rispetto a tanti altri lavori, era assai più movimentato e stimolante!

Un'immagine recente dell'avvocato Federica Thomas
Un primo piano dell’intervistata (foto di Fabrizio Bassani)

Cosa comporta fare l’avvocato come donna e come madre oggi?

Uno degli aspetti più complessi nel fare l’avvocato, soprattutto se si è una donna, sono i tempi. Per quanto ci si organizzi e si disponga di collaboratori, c’è sempre l’ansia del termine che scade, l’urgenza dell’ultimo momento, la fretta dei clienti di avere tutela immediata. E così, se si hanno dei figli – come nel mio caso, due maschi ormai grandicelli – occorre una buona dose di atteggiamento zen e aiuti esterni (leggasi nonni o baby sitter) per riuscire a fare bene il proprio lavoro ed incastrare i pezzi del puzzle di impegni professionali e di famiglia. Il senso di colpa per il tempo che togli ai tuoi cari è comunque dietro l’angolo, ma ho imparato a farci i conti.

Che problemi deve affrontare nel mondo della giustizia italiana l’avvocato Federica Thomas?

Di questi tempi si aggiungono poi altre difficoltà che un avvocato deve affrontare. In primo luogo il continuo mutamento delle norme e degli orientamenti giurisprudenziali. Questo impone un aggiornamento e studio costanti, se si vuole offrire la dovuta competenza, come personalmente ho sempre voluto offrire.
Ma significa altresì che, considerati i tempi della giustizia italiana, non è agevole prospettare le soluzioni e gli esiti delle vertenze agli assistiti. I quali, entrando in studio, si aspettano soluzioni certe, salvo poi scoprire che entrano in gioco tutta una serie di variabili non sempre prevedibili.

L'avvocato Thomas al lavoro
Federica Thomas nel suo studio (foto F. Thomas)

Comunque cerco sempre di essere chiara e spiegare tutto alle persone che vengono da me, anche se spesso i clienti arrivano già sapendo – dal loro punto di vista – la soluzione. Questo perché così hanno letto sul web o perché un amico che aveva un caso analogo ha fatto così e così e quindi anche tu, avvocato, dovresti fare altrettanto.
Occorre faticare non poco per far capire garbatamente che il caso non è uguale e che, avendo studiato quattro anni all’università e bazzicato i tribunali per un ventennio, forse dovrebbero semplicemente rimettersi!
Aggiungo infine che la professione è uno specchio della società odierna e sconta allo stesso modo l’effetto del progressivo sgretolamento dell’onestà e serietà nei rapporti tra le persone, dell’aumento dell’aggressività e della superficialità. Per questo anche il rapporto con i colleghi diviene a volte faticoso (non con tutti per fortuna).

Periodicamente chi sta al governo promette memorabili riforme. Che novità positive si auspica oggi?

Il minimo che mi aspetterei è che coloro che stanno al parlamento o al governo (molti dei quali sono anche avvocati!) facessero le riforme della giustizia interloquendo con gli operatori del diritto, magistrati ed avvocati (quelli però che frequentano le aule giudiziarie). Spesso infatti si ha l’impressione che chi fa le riforme non abbia mai messo piede in un tribunale e le riforme rimangono del tutto sterili.
Personalmente poi mi piacerebbe vi fosse una riduzione e semplificazione dei riti e un aumento del numero dei magistrati in servizio. Sarebbe l’unico serio strumento che -ritengo- consentirebbe una significativa abbreviazione della durata dei processi. Mi rendo però conto che si tratta di prospettive assai remote, quasi fanta-giustizia!

Federica Thomas -  Galleria Matteotti a Mestre
Galleria Matteotti a Mestre (foto Luca Fincato)

Qual è il rapporto con Mestre e come si vivono i cambiamenti in atto nella terraferma?

Sono molto legata a Mestre, pur essendo stata molto all’estero per viaggi e anche nel mio percorso di formazione. Ho fatto sei mesi a Belfast come studente Erasmus e tre mesi a Brighton in uno studio legale.
Non può che dispiacermi il sensibile impoverimento della città, sia come professionista, che vede sempre più persone rinunciare ad azionare i propri diritti o rivolgersi a pretesi ed improvvisati “consulenti” a buon mercato. E questo solo per carenza di mezzi, e sia anche come cittadina, che assiste alla chiusura quasi giornaliera di negozi ed esercizi.
Questo cambiamento determina l’intristimento dei luoghi pubblici, i luoghi che ho frequentato da ragazza quando la sera ci si trovava in piazza Ferretto. Si doveva farsi largo tra la folla per fare la “vasca”, per chiacchierare guardandosi negli occhi, per innamorarsi e, perché no, anche per litigare e poi fare pace.

Infine cosa si potrebbe fare per rendere più vivibile la città?

Ferme le tasche vuote dei cittadini, forse l’Amministrazione dovrebbe organizzare iniziative per farli uscire di casa (concerti, manifestazioni anche in collaborazioni e con aiuti economici ai gestori di negozi ed esercizi). Le iniziative andrebbero però adeguatamente pubblicizzate, anche e non solo attraverso i social, così da assicurare diffusione e partecipazione.
Troppo spesso mi sono trovata per caso in mezzo a qualcosa di lodevole e ben fatto organizzato dal Comune a Mestre, di cui però non sapevo nulla, con inutile spreco di energie e risorse economiche.   

Foto di copertina di Abram Dallo

Federica Thomas, professione avvocato, in quel di Mestre ultima modifica: 2020-06-16T09:00:00+02:00 da Gigi Fincato
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