ARTE E CULTURA

Padiglione Venezia alla Biennale 2017, fra trash e lusso

biennale 2017 padiglione venezia

Con la chiusura della Biennale d’arte di Venezia 2017, non sono certo mancate le critiche. Tirando le somme di questa esposizione, il risultato ha lasciato a desiderare. Se da una parte l’Arsenale ha riscosso grande successo, non si può dire la stessa cosa dei Giardini. Molte sono state le opinioni contrastanti riguardo i vari padiglioni, ma quello che ha fatto più discutere è di sicuro il padiglione Venezia. Quest’anno infatti è stato oggetto di dure critiche da una parte e grandi apprezzamenti dall’altra. il padiglione Venezia, in occasione della 57esima esposizione della Biennale d’arte, ha ospitato la mostra “Luxus”. Un tripudio di eccellenze del lusso artigianale incorniciate in una location dall’atmosfera orientale, forse un po’ troppo “pomposa”, andando a finire nel trash. C’è chi l’ha definita un “superbo omaggio ai mestieri Veneziani” e chi “assolutamente fuori contesto e di cattivo gusto”.

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Scarpa di Renè Caovilla, uno degli espositori del padiglione.

Per alcuni la perfetta rappresentazione del lusso nell’artigianato

Dal 1932 il padiglione della biennale Venezia ospita artigiani e artisti locali per mostrare le arti decorative veneziane a visitatori provenienti da tutto il mondo. Quest’anno il tema scelto dal curatore Stefano Zecchi è stato il “Luxus”. Attraverso prestigiose opere d’arte artigiane, il padiglione ha voluto raccontare la storia del lusso a Venezia. Chi ha potuto apprezzare il padiglione Venezia, si è ritrovato travolto da un mix di emozioni sensoriali. Profumi, colori, musiche e sfarzose opere sbrilluccicanti, hanno creato un dialogo tra oriente e occidente, tra tradizione e innovazione, tra arte e artigianato locale. Pietre preziose, vetri e tessuti rappresentano le materie prime che nelle mani dell’artigiano si trasformano in opere d’arte, raggiungendo una bellezza rara e sublime. Il visitatore del percorso “Luxus” è stato così testimone di un lungo processo in cui il grezzo diventa lusso attraverso la ricerca della massima estetica.

“Luxus” è ricerca costante dell’eccellenza. Una ricerca che negli anni ha costruito Venezia, ancora oggi conosciuta al mondo per la sua bellezza assoluta. Per questo motivo è importante ricordare le origini del lusso, tramandate nei secoli attraverso la tradizione dell’artigianato veneziano. Giunte a noi grazie agli artisti contemporanei e alle aziende locali. Ecco quindi che artisti moderni – come Ludovico Einaudi, Cesare Cicardini, Maurizio Galimberti e Marco Nereo Rotelli – si sono uniti ad artigiani del lusso e ad affermate aziende veneziane, dando vita all’ambizioso progetto di questa esposizione. “Il Padiglione Venezia è la vetrina più prestigiosa per poter rappresentare al meglio i nostri prodotti.” Spiega Stefano Zecchi. “Attraverso l’arte contemporanea possiamo raccontare Venezia nel mondo, possiamo far vedere che questa città è viva”. Aggiunge. “E la dimostrazione è nella produzione della grande qualità estetica. Frutto del lavoro di molti veneziani, che portano avanti il nostro saper fare.”

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Vetrinette, lampadari e vestiti d’epoca hanno fatto di “Luxus” un’esposizione trash.

Per altri il padiglione più trash della Biennale.

Non tutti però hanno apprezzato l’allestimento del padiglione Venezia. L’obiettivo lodevole di promuovere e valorizzare la città, quest’anno ha ottenuto una resa alquanto pacchiana. Tutti quegli eccessi e sfarzi hanno suscitato perplessità tra gli amanti dell’arte contemporanea. Molti hanno sostenuto che il modo così plateale e pomposo di presentare gli enti locali ha portato ad un risultato contrario allo scopo sperato, rendendo il tutto superficiale e trash. Ha fatto parecchio discutere anche la scelta degli espositori. Pare infatti che ad esporre ci sia stato solamente un artigiano veneziano, Giovanni Giusto. Il resto invece è stato rappresentato da aziende, altrettanto rispettabili, – come Nardi, Barovier & Toso, Bevilacqua, Merchant Of Venice e Caovilla – che però hanno poco a che vedere con la manodopera locale. Alcuni prodotti addirittura provengono da eccellenze italiane, ma non veneziane.

“Oggi dobbiamo rilanciare il Made in Italy, la nostra produzione, la nostra capacità di dire bellezza”.  Afferma il primo cittadino. Ciò però crea una grande contraddizione rispetto al fine di promuovere esclusivamente Venezia. Una grande contraddizione pure il contesto in cui si è deciso di esporre il progetto “Luxus”. Come si può inserire una mostra di gioielli, sandali e vetrinette varie in un ambiente culturale e sofisticato come la Biennale di arte contemporanea? Tra tutti i padiglioni dei Giardini, il padiglione Venezia è stato giudicato il più fuori luogo. Un delirio di elefanti in cartapesta, teche con serpenti, sandali a led, lampadari e musiche del ‘700. Come commenta un utente del sito dedicato all’arte Artribune “Una pacchianata, il peggior modo di pubblicizzare Venezia. Fra tutti, decisamente il padiglione più brutto. Sembra di entrare nel salotto di un arricchito russo o arabo, fatto di tanto oro ma poca vera eleganza“.

Valentina Cagnin

Autore: Valentina Cagnin

Trevigiana di nascita, ha studiato lingue e letteratura presso Ca’ Foscari. Durante la sua ultima esperienza professionale come traduttrice, ha scoperto la passione per l’editoria e la scrittura, ma soprattutto il suo amore per Venezia. Creativa, curiosa e appassionata d’arte, ama viaggiare ed intraprendere sempre nuove esperienze culturali.

Padiglione Venezia alla Biennale 2017, fra trash e lusso ultima modifica: 2017-12-11T13:40:37+00:00 da Valentina Cagnin

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