Un viaggio tra le radici africane e indigene del Brasile, la memoria dei popoli originari e la forza creativa nata dall’incontro tra culture. É AfroAmerIndios, con Rosa Emilia Dias 4et, ospitato nel chiostro M9 di Mestre, per InOut – Musica in Corte, rassegna musicale a cura di Alvise Seggi che, da aprile a settembre 2026, trasforma il chiostro mestrino in luogo vivo di incontro e di ascolto.
Il progetto musicale del quartetto comprende Giulio Gavardi alla chitarra, Gilson Silveira e Benedetta Colasanto alle percussioni. Due musicisti brasiliani e due italiani, a loro volta profondi conoscitori del Brasile, che costruiscono una narrazione sonora intensa e contemporanea: candomblé, samba e bossa nova, rielaborate con sensibilità attuale, in cui le percussioni dialogano con la chitarra e il canto. Un racconto fatto di ritmo, voce e spiritualità, tra resistenza, identità e bellezza.
Ma la protagonista principale è la suggestiva voce di Rosa Emilia Dias, autentica interprete e autrice bahiana, nata a Salvador e ormai da anni di casa in Italia e a Venezia in particolare. Qui si è fatta apprezzare per capacità vocali, presenza scenica e travolgente empatia. Ecco una sintesi dell’incontro di Rosa Emilia con Italiani.it.

Rosa Emilia, iniziamo con una spiegazione sul repertorio del concerto, come si può definirlo?
C’è qualcosa di Africa e qualcosa di Amerindio, perché l’idea è proprio di riscattare i popoli che sono stati un po’ lasciati nascosti, no? Perché c’è questa cosa che ci raccontano che hanno scoperto l’America, hanno scoperto il Brasile. In verità queste sono canzoni di popoli che ci sono sempre stati, di persone che hanno saputo resistere e conservare un’identità. Per cui abbiamo preparato questo repertorio, pensando a questi popoli che hanno saputo resistere. I popoli indigeni, che sono tantissimi, i popoli andini e il popolo arrivato dalla diaspora africana in Brasile che sono stati schiavizzati. É quindi un omaggio a loro, un riscatto per loro, passando anche dall’espressione che hanno potuto usare in quel momento di grandi difficoltà dove c’era tanta opposizione, che era la religiosità. Per cui si parla di resistenza, di religiosità, di musicalità e di popoli che sono sempre stati là.

Si parla anche dell’immigrazione italiana in Sudamerica…
Si parla anche dell’immigrazione italiana, perché abbiamo cercato di costruire un filo conduttore dove si potesse parlare anche di queste persone che arrivavano in Brasile dall’Europa, da altri posti nel mondo e in Brasile si trovano a casa. Perché la casa è dove ti trovi bene, dove trovi l’espressione per vivere, dove trovi l’amicizia.
Invece Rosa Emilia ha fatto il viaggio al contrario, dal Brasile all’ Italia…
Si, un viaggio all’incontrario, ma poi ho scoperto che mia nonna era italiana, per cui è un viaggio all’incontrario avanti e indietro, no? Perché mia nonna mi ha insegnato queste canzoni AfroAmerIndios come l’apertura di questo concerto. Lei ascoltava anche Gigliola Cinquetti, per cui nella casa di nonna c’era tanta Italia. Insieme alle canzoni quasi sacre c’è quindi anche un’Italia un po’ pop!
E c’è anche un pezzo noto in Italia come “Figlio unico” di Riccardo del Turco!
Eh sì, pochi sanno che Trem das Onze fu scritta da un cantante brasiliano immigrato dal Veneto, Giovanni Rubinato da Cavarzere, che in Brasile aveva scelto come nome d’arte Adoniran Barbosa.
In conclusione che cosa sta preparando Rosa Emilia?
Questo concerto fa parte di un progetto che diverrà presto un album, abbiamo già composto qualche canzone, ci sono dei brani originali, soprattutto canzoni fatte da me e da un altro artista brasiliano radicato in Italia. Spero che tra poco lo pubblicheremo!

Il prossimo appuntamento con la rassegna InOut – Musica in Corte é programmato per mercoledí 20 maggio alle 18.30, con Divo – Trio Venezia, ossia Alan Bedin voce, Marco Ponchiroli al piano e Alvise Seggi al contrabbasso, sempre in corte Brenta Vecchia a Mestre (in caso di pioggia nel chiostro M9).




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