STORIA, ARTE E CULTURA

L’arte di amare a Venezia – Ecco perché si chiama “la città dell’amore”

arte amare venezia

Tra le descrizioni del costume veneziano, memorabili sono quelle di Charles De Brosses, consigliere del Parlamento di Borgogna. Nelle sue lettere scritte nel corso di un viaggio effettuato tra il 1739 e il 1740 fornisce alcune descrizioni molto vive circa l’arte di amare a Venezia.

L’arte di amare – Gli amanti delle dame

“È di regola che la moglie abbia un amante. Sarebbe una specie di disonore per una donna il non avere pubblicamente un uomo con tale titolo. Ma alto là! La politica ha una parte importante in questo. Si lasciai scegliere alla donna, escludendo però questo o quello. Ella non deve quindi azzardare di prendersi chi non sia nobile. Inoltre ha da essere un uomo che appartenga ai Pregadi o al Senato, o che sia abbastanza influente nei consigli per poter favorire gl’intrighi della famiglia. Uno al quale si possa sempre dire: “Signore, mi occorrono domattina tanti voti per mio cognato, tanti per mio marito”. Allora una donna ha completa libertà e può fare ciò che più le talenta”.

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Era considerato un disonore per la donna non avere un amante

Preti e suore

E più avanti. “Non c’è altro paese del mondo dove si possa vedere quello che vedete qui. Un uomo, ministro e sacerdote, scherzare da una finestra all’altra durante un pubblico spettacolo, in presenza di quattromila persone, con la più famosa meretrice della città e farsi dare dei colpi di ventaglio sul naso. Sapete che un giorno ho trovato in tasca a questa principessa un pugnale? Non me ne sono sorpreso, dopo aver saputo che anche le monache lo portano. E tanto meno da quando ho appreso che una abbadessa, ancora vivente, si era battuta una volta a colpi di pugnale con una dama per l’abate Pomponne. L’avventura aveva fatto del chiasso, poiché non si era svolta tra le mura del convento”.

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A Venezia si poteva trovare un gran numero di cortigiane

Se il cuore rimane a Venezia

Infine, una chiusura decisamente nostalgica. “È domani, purtroppo, che mi toccherà di lasciare le mie care gondole. Quel che è peggio mi toccherà di separarmi dalle mie care Ancilla, Camilla, Faustola, Zulietta, Angela, Catina, Spina, Agatina e da centomila altre cose in A, le une più carine delle altre. Non credo che le fate e gli angeli insieme possano con le loro dieci dita foggiare due creature così belle come la Zulietta e l’Ancilla. L’Agatina poi è la più splendida di tutte le cortigiane di Venezia. Ella va adorna di gioielli come una ninfa. A dir il vero è la meno bella di tutte quelle di prim’ordine. Ma d’altra parte chi può negare che i favori di una mano coperta di brillanti non siano veramente preziosi?”

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

L’arte di amare a Venezia – Ecco perché si chiama “la città dell’amore” ultima modifica: 2019-02-05T16:38:40+01:00 da Alberto Toso Fei

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