ARTE E CULTURA

Orizzonti del cinema al Lido di Venezia

orizzonti

Gli orizzonti sono linee immaginarie, piatte, perché il nostro sguardo non percepisce la curvatura della Terra. Quella linea ha per secoli colonizzato il nostro immaginario. Generazioni di navigatori hanno cercato di raggiungerla, superarla, vedere quali mondi sconosciuti nascondesse. Anche il cinema ha i suoi orizzonti, che portano con loro la voglia di conoscere e sperimentare.

Il compito della rassegna che da queste linee prende il nome, Orizzonti, è capire attraverso quali idee, provenienti da tanti paesi, si possa continuare sul grande schermo questa necessita di esplorazione che, ormai, a livello geografico ci può saziare google maps. A torto spesso snobbata dal grande pubblico, il concorso Orizzonti propone perle che difficilmente troveranno distribuzione in Italia. Per nostra grande sfortuna.

orizzonti

Un’immagine di Undir Trénu

Gli Orizzonti del cinema partono da Venezia

Il nostro Paese è stato, fino agli anni ’70, il secondo mercato cinematografico mondiale per numero di biglietti. Avete capito bene: eravamo secondi solo agli Stati Uniti, con una popolazione decisamente inferiore. Qualcosa è successo. Qualcosa che ha minato il rapporto tra l’Italia e il Cinema, che ha portato al luogo comune (spesso confermato da tanta spazzatura) che il nostro cinema fa schifo e non sappiamo più nemmeno guardare i film. Ci siamo dimenticati che, oltre a migranti, santi, navigatori e poeti, siamo stati cinefili e cineasti. La rassegna Orizzonti ricrea il piacere del cineforum ricercato, della pellicola emozionante che non troveremo mai in streaming e siamo felici di averne potuto fruire.

Undir Trénuv

Under the tree è un film islandese, di Hafsteinn Gunnar Sigurdsson, che parla di quanto succede attorno a un albero in Islanda. La sintesi drammaturgica è eccezionale: da un albero la cui ombra infastidisce un vicino di casa si sviluppa una trama estrema. Lo svolgimento è talmente tragico e inesorabile nel suo divenire lento ma incalzante da strappare addirittura qualche risata. Accadono cose così banali da sembrare ai limiti dell’assurdo. Il finale non è facilmente immaginabile. Una storia “nordica”, con una fotografia delicata e fredda. Il regista è giovane, come tutta l’Islanda che conta. Il film dà l’idea di un paese. Sarebbe meraviglioso poterlo vedere nei nostri cinema.

orizzonti

Navid Mohammadzadeh in una scena di No Date, No Signature

Bedoune Tarikh, Bedoune Emza

No Date, No Signature è un pellicola iraniana. Il primo piacere, assolutamente soggettivo, è il suono della linga persiana ma c’è dell’altro. La storia, ambientata a Tehran, è lo specchio di una realtà. Il senso di spaesamento che questa realtà e questo modo di pensare provocano nel pubblico occidentale è involontario, è antropologia, non certo un proposito del regista ma è meraviglioso quello che crea. Il film racconta la storia del conflitto interiore di un medico iraniano che si trova ad essere protagonista di una spiacevole vicenda in cui un ragazzo rimane ucciso dopo un incidente.

Specifico “dopo” perché forse il ragazzino muore per un altro motivo. Il comportamento del medico, i suoi ragionamenti e le sue azioni possono risultare a noi poco comprensibili ma è questa la grandezza dell’opera. La regia è semplice ma curata, lo svolgimento calmo, a tratti lento, ma affascinante. Il modo di applicare e affrontare la legge ci danno una chiave interpretativa dell’Iran contemporaneo. La trama interessante e dai risvolti inattesi, ci mostra un cinema brillante e innovativo. Dieci minuti di applausi.

David Angeli

Autore: David Angeli

Nato a San Daniele del Friuli il 23 aprile 1986, ha studiato Storia a Ca’Foscari. A Venezia, è membro delle compagnie teatrali Accadueò Non Potabile e Malmadur e del collettivo Blare Out. È pubblicista dal 2012 e ricopre il ruolo di ufficio stampa e collaboratore artistico del Venice Open Stage.

Orizzonti del cinema al Lido di Venezia ultima modifica: 2017-09-03T12:18:09+00:00 da David Angeli

Commenti

To Top