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Il mistero della fossa numero 6 al Cimitero di San Michele

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Sorto tra il 1822 e il 1835 con l’interramento del canale che separava le due isole originarie di San Michele e San Cristoforo della Pace, quello che oggi è il Cimitero di Venezia nei secoli ha spesso cambiato uso. È stato monastero camaldolese, carcere, collegio per nobili. Infinite sono state le trasformazioni di questi luoghi. Qui assieme a migliaia di veneziani, trovano oggi sepoltura celebrità internazionali della musica e dello spettacolo, della letteratura e dell’arte, della storia e dello sport.

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Il cimitero di San Michele

L’enigma del cimitero

Ma anche il cimitero ha il suo bell’enigma mai risolto. Risale a una riesumazione del dopoguerra. Quando scoperchiarono la cassa, i seppellitori vi trovarono dei pezzi di velo e di stoffa, e un crocifisso. Ma del corpo di suor Vittoria Gregoris, morta nel convento di San Francesco della Vigna 12 anni prima e sepolta al cimitero di San Michele in Isola non trovarono nulla. Neanche un osso. Nemmeno una costola. E quello che fu subito definito “il mistero della fossa numero 6” creò grande scalpore in città, per un motivo ben preciso. Sul letto di morte la religiosa aveva detto che al momento della riesumazione la salma non sarebbe stata trovata.

Era il 5 agosto del 1947, e il “Gazzettino Sera” riportò la notizia spiegando come, a detta dell’ispettore Matteotti, di un fatto simile non si aveva memoria al cimitero. “La cassa – scrive l’anonimo cronista – non serbava nessun resto umano della defunta religiosa. Né una tibia, né le vertebre, nemmeno il cranio. C’erano soltanto, sparsi qua e là, dei minutissimi frammenti ossei polverizzati. Ma in quantità così trascurabile quale mai si è vista nel corso di una riesumazione”.

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Quando scoperchiarono la cassa, i seppellitori vi trovarono dei pezzi di velo e di stoffa, e un crocifisso

Il cadavere scomparso

Al di là della stranezza, comunque, fu il particolare delle parole proferite dalla monaca al momento del trapasso a far conferire un carattere sovrannaturale alla vicenda, fin dai primi sussurri tra i visitatori del cimitero. Suor Vittoria era morta a 61 anni, dopo una malattia lunghissima, sopportata con eroica pazienza e un pizzico di buonumore. Quando qualcuno le diceva che sarebbe morta in odore di santità, rispondeva sorridendo che poteva trattarsi solo di odore di muffa. Fino a quell’ultima affermazione, fatta davanti alle consorelle riunite attorno al suo letto per l’ultimo saluto. Spiegazione logica o evento sovrannaturale? Qualunque sia la risposta, il mistero della fossa numero 6 non è stato mai risolto. E sulla monaca è in corso una causa di beatificazione.

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

Il mistero della fossa numero 6 al Cimitero di San Michele ultima modifica: 2017-06-17T12:34:57+00:00 da Alberto Toso Fei

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