LO SAPEVI CHE

La leggenda di Marco e delle sette streghe

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UNA CAORLINA IN VOLO

Marco si stava recando verso la sua caorlina, ormeggiata al sotoportego del Traghetto, vicinissimo al ponte di San Canzian. Trovando ancora una volta la gomena manomessa, decise di nascondersi all’interno della poppa della sua imbarcazione per capire cosa di notte accadeva. Mancava poco alla mezzanotte quando un vocio di donne proveniva dalle “ancorette” di San Canzian.

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gomena annodata ad una bitta

Le donne si avvicinarono alla caorlina ed una di loro salì a bordo. Guardò con fare circospetto e poi fece imbarcare anche le altre sei, quindi pronunciò: “La barca vaga par sette”. Dopo alcuni secondi di silenzio contò le amiche e pronunciò di nuovo: “La barca vaga par sette”. Nulla accadde. Dopo aver pensato per un po’, aggiunse: ”Una de voialtre sarà incinta, e allora la barca la vaga par otto!”.

La caorlina si mosse e volò via. Marco capì che erano delle streghe. Sbirciò tra le reti ed incontrò gli occhi di una di loro. Era Rosetta, una ragazza di San Canzian. Dopo un lungo volo l’imbarcazione si fermò e tutte scesero a terra.

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I datteri, dei frutti molto saporiti

LA LUNA PIENA E I DATTERI

Marco prese coraggio ed uscì dal suo nascondiglio. Raggiunse un grande prato dove c’era ogni sorta di fiore. Le sette streghe erano tutte là che ballavano sotto la bianca luna piena. Quando tornarono al molo, avevano tutte dei grossi grappoli di datteri. La più anziana disse: “Prima che canta el galo, ghemo da essere a casa” …. “La barca vaga par sette, anzi … par otto!”

Il battello filò via in un battibaleno. “Nessuno mi crederà” pensò Marco. Si allungò e staccò un rametto di datteri, poi lentamente ritirò la mano tra le reti. Prima che i galli si mettessero a cantare e prima che il diavolo togliesse i loro poteri, le streghe erano tornate a Venezia. Il giovane pescatore notò che Rosetta scendendo dalla caorlina fece cadere un corallo nero.

MARCO E LA RAGAZZA DEL CORALLO NERO

All’osteria Marco raccontò che nella notte era stato ad Alessandria d’Egitto. Tutti gli amici scoppiarono a ridere. Allora il giovane mostrò loro il rametto di datteri. Quando videro e toccano i frutti appena raccolti smisero di ridere. Poi continuarono a bere fino ad ubriacarsi.

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Il portico della leggenda

Qualche giorno dopo Marco trovò Rosetta, la strega più giovane, si presentò e le rese il corallo nero. Decisero di sposarsi. Un monaco spiegò alla ragazza cosa avrebbe dovuto fare per lasciare la stregoneria ed il demonio. Fu così che la giovane sposa cambiò il nome e prese quello di Maria. Il diavolo non avrebbe mai toccato una donna che porta questo nome.

LE STREGHE PER LA SANTA INQUISIZIONE

Quella di Marco e Maria è una storia a lieto fine, frutto della sola fantasia. Non va però dimenticato che un milione di donne furono torturate ed uccise in cinque secoli, dopo essere state accusate di stregoneria. I territori della Serenissima non furono esenti da queste ingiustizie, anche se i tribunali del Sant’Uffizio furono sottoposti ad una serie di limitazioni.

Una delibera del Minor Consiglio del 22 aprile 1547 stabilì che alle sessioni del Sacro Tribunale dovessero essere presenti anche degli assistenti laici, scelti «tra i senatori più ragguardevoli» dello Stato. Presso l’archivio Storico del Patriarcato a Venezia, nel fondo Criminalia Sanctae Inquisitionis, si trovano alcuni casi degni di nota.

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Le ancorette del Sotoportego del Traghetto

LE ANCORETTE

Quando le “Fondamenta Nove” erano ancora da costruire, la riva degradava nella laguna e le imbarcazioni per l’isola di Murano e il cimitero di San Michele salpavano più all’interno, dal “Sotoportego del Traghetto”. Le ancorette in ferro sul pilastro del porticato, vicino al campo di San Canzian, sono i ganci dove venivano appesi i quarti delle persone condannate alla pena capitale. Altre ancorette esistevano in fondamenta “Dei Squartai” ai Tolentini ed in altri due luoghi non più noti. La tradizione vuole che chi è riesce a toccare questi ferri, non necessita ancora di essere traghettato al cimitero di San Michele.

 

Franco Corè

Autore: Franco Corè

Rimango spesso affascinato dall’atmosfera veneziana e mi chiedo il perché di tanta ed irresistibile attrazione. Mi immergo così con passione in ciò che riguarda la storia, i segreti e leggende della città di San Marco

La leggenda di Marco e delle sette streghe ultima modifica: 2017-04-06T12:38:45+00:00 da Franco Corè

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