ARTE & CULTURA

Il linguaggio della seduzione: dirlo con i nei (e ventagli)

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Nei pressi di campo San Giovanni e Paolo, in Barbaria de le Tole, vi è calle de le Moschete. Esisteva qui (come in altri luoghi della città) un posto dove si fabbricavano e venivano smerciati i piccoli e vezzosi nei finti in taffetà nero. Oggetti di seduzione dei quali le veneziane facevano sfoggio sul viso o sul seno, e che venivano chiamati appunto mosche, o moschete.

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Ditelo con un neo

Il linguaggio segreto dei nei

Assieme alla forma rotonda, potevano essere a forma di cuore, di mezzaluna, di stella. Alla pari dei fiori, anche i nei avevano un loro proprio linguaggio, spesso malizioso. A seconda del punto in cui venivano sistemati, in base a regole assai precise cambiava il significato. Vicino alla bocca, ma specialmente agli angoli o al labbro inferiore significavano voluttà (e venivano chiamate civette o galanti le seconde, assassine le prime). Sulla gola galanteria (galante era infatti il nome di questa moscheta). Sul naso sfrontatezza (la sfrontata). Sull’angolo degli occhi passione (l’appassionata, da non confondersi con l’irresistibile, che stava un po’ più discosta, ma sempre accanto all’occhio). In mezzo alla fronte maestosità (chiamandosi maestosa la moscheta corrispondente).

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Il ventaglio era un potente mezzo di seduzione

La seduzione attraverso un ventaglio

Alla pari delle moschete il ventaglio fu per svariati decenni, forse secoli, complice della galanteria femminile. Ora spiraglio di sguardi, ora schermo ai dispetti, ebbe tutto un suo linguaggio di incoraggiamento, di promessa, di lode di minaccia, di perdono. Tenere il ventaglio semiaperto sulle labbra voleva poter dire: “baciami”. Avvicinarlo al cuore far capire alla persona amata l’interesse che si provava per lei.

Tra i codici esistenti sull’utilizzo di questo suadente strumento di corteggiamento, interessante quello definito da Pierre Duvelleroy, fabbricante francese di ventagli. Girare il ventaglio chiuso nella mano sinistra: “Ti sto guardando”. Tenerlo chiuso nella destra, davanti al viso: “Seguimi”. Coprire l’orecchio sinistro con il ventaglio aperto: “Non tradire il nostro segreto”. Tracciare col ventaglio chiuso piccoli disegni sul palmo della mano: “Ti odio”. Tracciare piccoli disegni su una guancia: “Ti amo”. Toccare l’estremità del ventaglio chiuso con le dita: “Vorrei parlarti”. Aprire e chiudere il ventaglio: “Sei crudele”. Lasciare cadere il ventaglio: “Diventeremo amici”. Sventolare lentamente il ventaglio: “Sono sposata”. Sventolare rapidamente: “Sono fidanzata”. Portare l’impugnatura del ventaglio alle labbra: “Baciami”.

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

Il linguaggio della seduzione: dirlo con i nei (e ventagli) ultima modifica: 2018-01-09T10:53:33+00:00 da Alberto Toso Fei

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