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La Pietas veneziana a palazzo Contarini

pietas veneziana

Una storia antica e quanto mai attuale. Quella della Pietas veneziana, che fin dal Medioevo si era espressa con ospedaletti e ospizi destinati ai pellegrini e agli indigenti che arrivavano nella città lagunare. Ed erano tanti già in quegli anni. Sarebbero stati ancora di più in quelli a venire. Al punto che nel Cinquecento la Repubblica avvertì la necessità di istituzionalizzare le opere di carità dedicate alla cura e all’assistenza dei bisognosi che arrivavano in gran numero dalla terraferma a causa delle guerre e delle carestie.   Sorsero a questo scopo tre poli importanti e destinati a segnare, per la loro parte, la storia della città lagunare: l’Ospedaletto dei Derelitti ai Santi Giovanni e Paolo, il complesso delle Zitelle alla Giudecca e quello delle Penitenti a San Giobbe. Tre celebri “luoghi pii” che dal XVI alla fine del XVIII secolo divennero i cardini di un ante litteram sistema di welfare volto a proteggere uomini, donne, bambini che senza queste strutture avrebbero vissuto di stenti e ai margini della società.

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Una veduta dalla scala del Bovolo

La Pietas veneziana, ieri e oggi

I ritratti di fondatori, governatori, presidenti e benefattori di queste prestigiose istituzioni veneziane sono esposti, fino al prossimo 31 dicembre, nelle sale al secondo piano nobile di Palazzo Contarini.  Sì, proprio quello della straordinaria scala Contarini del Bovolo che nel 2016 è stata riaperta al pubblico ed è nuovamente diventata “luogo della citta”. Restituita ai veneziani e ai tanti visitatori di tutto il mondo che quotidianamente la ammirano.  Operazione voluta dall’IRE (Istituzioni di Ricovero e di Educazione) di Venezia che, dopo questo primo passo per la riqualificazione del proprio patrimonio artistico, ha deciso di impegnarsi in un secondo progetto più strettamente legato al suo scopo primario, cioè l’assistenza alle categorie deboli della popolazione.

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L’allestimento della mostra

I luoghi della Pietas

Ecco da dove nasce I VOLTI DELLA PIETAS VENEZIANA, una mostra sui ritratti dei benefattori nei secoli XVII e XVIII: la volontà di riqualificare una collezione di opere d’arte frutto di donazioni succedutesi nei secoli e che in questo caso diventano testimoni della storia stessa dell’Ire. In mostra una selezione di dipinti inediti dei benefattori, corredati da antiche pergamene e planimetrie dell’epoca. Raccontano le vicende che portarono, nella prima metà del Cinquecento, alla nascita dell’Ospedale dei Derelitti, uno dei quattro “Ospedali Maggiori” di Venezia, destinato ad accogliere malati, mendicanti, giovani orfani. Ma anche le storie legate alla fondazione dei complessi delle Zitelle e delle Penitenti, luoghi di accoglienza per giovani fanciulle che oggi definiremmo “a rischio” o da riabilitare.

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I volti della Pietas

Perché andare a vedere questa mostra?

Insieme ad opere pittoriche praticamente sconosciute, ci sono anche lavori di firme celebri: Giovanni Antonio Pellegrino, Nicola Grassi, Alessandro Longhi, figlio del più celebre Pietro. Ogni ritratto porta in sé una storia, come quello del patriarca di Venezia Giovanni Badoer, deus ex machina del complesso delle Penitenti. O quello di Paolina Provesina, una delle ultime cortigiane del Rinascimento veneziano che lasciò poi tutti i suoi averi all’Ospedale dei Derelitti. O ancora quello della nobildonna Moceniga Mocenigo, che fu governatrice della casa delle Zitelle.

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Tra i tanti volti non potevano mancare quelli di un Doge e della Dogaressa

Resta da aggiungere che questo straordinario sistema di welfare era possibile soprattutto grazie ai lasciti patrimoniali di privati cittadini (in primis, governatori e presidenti) su cui il governo veneziano manteneva una specie di supervisione attraverso i Procuratori di San Marco e in alcuni casi addirittura del Doge. Questi supervisori vigilavano affinché gli ospiti potessero avere tutto il necessario per poter condurre una vita dignitosa. Un esempio su cui riflettere.

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Cristina Campolonghi

Autore: Cristina Campolonghi

Veneziana, laureata in Lettere all’Università Ca’ Foscari, giornalista professionista dal 1989. Ha lavorato per anni al quotidiano Il Gazzettino e nella redazione veneta della Rai. Collabora con riviste, uffici stampa, siti web. Cronista sensibile ai diversi aspetti della sua città: cultura, società, costume, turismo, ambiente

La Pietas veneziana a palazzo Contarini ultima modifica: 2018-08-07T21:27:04+00:00 da Cristina Campolonghi

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