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Impetus, una mostra galleggiante e l’arte a chilometro zero a Venezia

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L’aria tiepida della sera si sta già portando via l’afa di questa giornata d’agosto mentre il battello si dirige verso l’Isola della Certosa. A pochi passi dall’imbarcadero si trova un’imbarcazione molto particolare: il rimorchiatore Impetus. Non si tratta di una semplice barca, ma di una casa e di una galleria d’arte galleggiante.

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Paolo e Maria Luisa a bordo di Impetus

Vengo accolto da Paolo Beraldo e Maria Luisa De Bin e subito mi sento a mio agio tra questi due simpatici e sorprendenti creativi. Maria Luisa è la creatrice dei Lagooneyes, i famosi occhiali con le stanghette a forma di ferro di gondola. Paolo è uno scultore, che modella il ferro creando forme innovative e cariche di significati.

A bordo di Impetus

Mi guardo attorno. Le sculture hanno dimensioni diverse, alcune sono piccole, altre quasi monumentali. Anche gli stili sono molteplici, come se l’artista fosse costantemente impegnato in un lavoro di ricerca, verso l’essenza delle cose. C’è però qualcosa che lega tutti questi oggetti, qualcosa di inafferrabile ma potente. Tempesto di domande Paolo che pazientemente mi spiega la sua filosofia, o meglio, la sua visione di futuro.

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Una scultura cinetica

“Il processo di evoluzione che l’uomo sta subendo ci porterà all’autodistruzione. Stiamo avvelenando l’aria e il mare. Consumiamo risorse e ammassiamo rifiuti senza pensare alle conseguenze e siamo sempre più schiavi della tecnologia, sempre meno umani. Arriveremo al punto di diventare noi stessi dei prodotti tecnologici, fino magari a diventare delle semplici frequenze. Dei segnali che possono essere spenti come oggi spegniamo un televisore.”

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Il dettaglio di una scultura

Dopo aver sentito queste parole guardo con occhi diversi le sculture esposte. Mi accorgo con stupore che le forme del ferro vibrano, hanno un movimento che parte dal loro interno. Sono la raffigurazione di ciò che diventerà l’uomo se non acquisterà più coscienza del suo rapporto con il mondo.

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I Lagooneyes

L’arte a chilometro zero a Venezia

Mi chiedo un po’ sconcertato: “Che possiamo fare per scongiurare un simile destino?” Ma la risposta è già davanti a me. Guardo i Lagooneyes di Maria Luisa, prodotti uno ad uno da Paolo. Guardo le bellissime collane in vetro di Murano. Sono tutti oggetti creati utilizzando materiali riciclati. Gli occhiali sono di materiale recuperato da fabbriche in fallimento. Anche le collane (ma sarebbe meglio chiamarle sculture da collo) sono composte da materiali di recupero, come il vetro avanzato dalle fornaci o il metallo della montatura.

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Collane in vetro di Murano

È proprio così che possiamo cambiare in meglio il nostro futuro: produrre il necessario e utilizzare tutto il materiale di avanzo reinventandolo in forme nuove. Questa forma d’arte sostenibile e a chilometro zero merita di essere conosciuta, magari durante uno degli eventi estivi a bordo di Impetus, mentre si gusta una deliziosa cena e si ascolta del buon jazz dal vivo.

Per visitare l’esposizione e partecipare agli eventi contattate Maria Luisa al: 3405636466

Mentre per saperne di più su i Lagooneyes cliccate qui.

Andrea Castello

Autore: Andrea Castello

Nasce come restauratore di opere d’arte a Venezia, dove collabora anche con vari giornali locali e nazionali. Si sposta prima in Francia e poi a Malta dove lavora come istruttore di sub per alcuni anni. Le grandi passioni che guidano la sua vita sono la pittura, la buona cucina e naturalmente la scrittura.

Impetus, una mostra galleggiante e l’arte a chilometro zero a Venezia ultima modifica: 2018-08-09T21:43:14+00:00 da Andrea Castello

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