STORIA VENEZIA DA SCOPRIRE

Ridotti veneziani, quando l’azzardo era di casa

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Venezia e i suoi ridotti. Venezia ai tempi della Serenissima era una città cosmopolita, era un incrocio di scambi commerciali che la mettevano in contatto con i più remoti angoli del mondo. Questa apertura all’esterno la portava ad avere delle visioni più ampie anche in materia di politiche interne e dunque di morale. Molti erano i pellegrini che vi arrivavano per le numerose reliquie preziose che la città custodiva. Ma nemmeno essi vivevano di puro spirito. La Venezia del tempo con le sue feste, le sue abitudini, i suoi rituali, era considerata un piccolo baluardo della libertà, una città piuttosto licenziosa.

Un fenomeno indicatore è quello delle cortigiane e della prostituzione legalizzata. Con questo va a braccetto un’altra attività: il gioco d’azzardo praticato in quelli che erano chiamati ridotti. Come molte delle attività più o meno morali, anche questa era controllata dal temibile Consiglio dei Dieci. La politica in merito era tutt’altro che repressiva. Si cercava piuttosto di regolamentare queste attività, in modo da mantenere l’ordine e da poterne anche trarre un profitto.

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Il ridotto: tra maschere, cortigiane e gioco d’azzardo

LA FISIONOMIA DEI RIDOTTI

Col nome di ridotti o casini si intendevano quelle piccole case o stanze nelle quali i veneziani si ritrovavano per praticare il gioco d’azzardo. Ve ne erano di diversi tipi, pubblici e privati. Alcuni erano delle vere e proprie bettole, frequentate dal popolino. Altri erano eleganti e sfarzosi, organizzati in modo tale da garantire la privacy dei frequentatori. I ridotti dei ceti più bassi erano lontani dal centro e spesso muniti di un orto nel quale si poteva giocare a palla.

Anche se erano dei luoghi di perdizione, non tutti erano completamente devoti al gioco d’azzardo. Alcuni ridotti si univano ad accademie musicali, proponevano serate letterarie o feste da ballo. I giochi più in voga erano la Bassetta o il Faraone. Una delle regole il silenzio, che spesso viste le ingenti perdite si tramutava in urla e risse piuttosto accanite. Un dato per comprendere la popolarità di queste sale: negli ultimi anni della Repubblica si contavano ben 136 ridotti.

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La facciata di Ca’ Vendramin

IL CASINO’ DI VENEZIA

Tra i ridotti più famosi c’era quello aperto a Palazzo Dandolo. Conosciuto per essere il primo casinò d’Europa e l’antenato di quello che ha attualmente sede sul Canal Grande, il ridotto fu aperto nel 1638 a San Moisè. All’interno file di tavoli, ognuno gestito da un gentiluomo che teneva il banco con i denari. Spesso i giocatori erano nobili, mascherati con la tipica maschera bauta che permetteva di celare la propria identità. La fama del posto superava quella di tutti gli altri ridotti ed era frequentato da nobiluomini provenienti da ogni dove.

Cliente fisso era il Casanova, che vi faceva persino arrivare la corrispondenza. Nei ridotti oltre al gioco d’azzardo fioriva la prostituzione e vi erano sempre cortigiane pronte ad accompagnarvi i frequentatori. Il ridotto di San Moisè è particolare perché lo possiamo considerare il primo tra i ridotti pubblici. Si figurava come il tentativo dello stato di controllare questo fenomeno.  Una volta chiuso si spostò soltanto nel 1946 nella sede tuttora nota di Ca’ Vendramin, che riesce a mantenere il fascino plurisecolare di questa tradizione.

 

Eva Zilio

Autore: Eva Zilio

Laureata al dipartimento di lingue dell’università Ca’ Foscari per dare senso e spazio al suo amore per il movimento e la scoperta, di recente è approdata a Belgrado per proseguire i suoi studi occupandosi di teatro contemporaneo.

Ridotti veneziani, quando l’azzardo era di casa ultima modifica: 2017-04-14T12:57:58+00:00 da Eva Zilio

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