MITI E LEGGENDE

I casini di Venezia e l’arte di amare

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Fatti i primi gradini di Ponte dei Bareteri si può notare, sulla sinistra, una verandina sporgente, in legno e ferro battuto. Fa parte di Casino Venier (oggi sede dell’associazione culturale italo-francese Alliance Francaise), uno dei tanti ridotti femminili sorti in città durante il Settecento. Una sorta di club privati per pochi intimi abituati a riunirsi per conversare, spettegolare, organizzare giochi e passatempi e… perché no? Fare l’amore lontano dal talamo nuziale e da occhi indiscreti.

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Il ponte dei Bareteri

Carnevale e seduzione

Una linguacciuta voce di popolo racconta come Elena Priuli, moglie del procuratore Federico Venier, si appostasse durante il Carnevale dietro la finestra della veranda, allora rivestita di vetri che garantivano l’anonimato a chi osservava da quel punto privilegiato, e di lì guardasse lo sfilare delle maschere. Appena notata una “preda” appetibile, la nobildonna infilava larva e tricorno, e nascosta dalla sua bautta scendeva a sedurre il prescelto, invitandolo di sopra attraverso la porta al civico 4939 di sotoportego de le Acque, trascinandolo nella sua alcova al suono dei violini di alcuni musicisti nascosti da alcune grate all’ingresso.

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Anche i ridotti femminili erano molto in voga

I casini e le vie per fuggire inosservati

La Priuli non temeva d’essere sorpresa da qualche visita improvvisa. Alzate lo sguardo, stando davanti alla porta d’entrata, e noterete come, da un foro ancora esistente sul pavimento del salone, semplicemente sollevando una piastrella si potesse facilmente riconoscere il molesto importuno. Secondo la leggenda Casino Venier aveva un’uscita segreta proprio sotto il ponte. Oggi tale porta d’acqua (si dice che in città ve ne fossero sette) non esiste più. In compenso ne è visibile un’altra esattamente di fronte, sempre sotto il ponte dei Bareteri. Una seconda è appena intuibile sotto ponte San Pantalon, che segna il confine tra Santa Croce e Dorsoduro. Una terza, la più evidente e bella di tutte, sta sotto ponte de la Feltrina (fra parentesi, l’unico in città formato da mezza arcata), ed era un accesso di servizio dell’attigua chiesa di Santa Maria del Giglio. Negli ultimi anni della Repubblica si contavano a Venezia almeno 136 Casini. Ve n’erano di pubblici e di privati. Per soli nobili e per normali cittadini. E se alcuni erano dei veri e propri postriboli, non tutti erano luoghi di perdizione. Molti ospitavano accademie musicali, letture di poesia, innocenti feste da ballo.

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

I casini di Venezia e l’arte di amare ultima modifica: 2018-08-17T17:44:32+00:00 da Alberto Toso Fei

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