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Alessandro Magno a Venezia – Il potere e lo splendore della Serenissima

Alessandro Magno Venezia

Alessandro Magno, il Re dei Macedoni

Non aveva un fisico statuario, aveva gli occhi di colore differente e si tingeva di biondo i capelli. Il suo corpo emanava un profumo gradevole, che secondo alcune fonti conservò a lungo anche dopo la morte. Ebbe come figure di riferimento quelle di Achille, di Zeus e di Eracle, dei quali si considerava un diretto discendente. Portava sempre appresso una versione dell’Iliade ricevuta dal suo precettore Aristotele, che conservava come il suo “Viatico per la virtù guerriera”.

Fu la regina Olimpiade a trasmettergli l’idea di essere un mito. Convinta lei stessa che il figlio Alessandro non fosse altro che un essere metà umano e metà divino. Il desiderio di Alessandro era quello di onorare chi donò grande gloria ai Greci, tanto che prima della spedizione asiatica si recò a Ilio per rendere omaggio alla tomba di Achille.  Il tentativo di emulare l’eroe di Troia affascinò sicuramente l’esercito macedone.

Si rivelò un sovrano illuminato e garantì ad ogni popolo conquistato di mantenere la propria lingua, la religione ed i costumi. Soli dieci anni furono sufficienti per trasmettere ai posteri il concetto di autorità carismatica e per influenzare fortemente la ritrattistica dei conquistatori dell’età posteriore. Morì trentenne nel 323 a.C. nella città di Babilonia e venne riposto in un mausoleo ad Alessandria d’Egitto.  Ma dove sia stato veramente sepolto è ancor oggi oggetto di contrari pareri.

Gli Eneti della Paflagonia

Più di un millennio prima di Cristo combatterono con Paride, Ettore ed Enea per i troiani. I loro nemici erano i greci di Achille e di Ulisse. Caduta Troia, buona parte degli Eneti emigrarono dove termina l’Adriatico ed una minoranza rimase nella natia Paflagonia. Antenore, consigliere del re di Troia fondò Padova. Ospicella fondò Monselice. Il principe meone Mestle fondò Mestre, Clodio Chioggia, Aquilio Aquleia, Jano Conegliano. Altri migrarono fino in Bretagna ed altri ancora si sparsero per il continente europeo. La Paflagonia fu conquistata da Alessandro Magno nel 334 a.C., ma continuò ad essere governata da principi del luogo.

Il volo di Alessandro a Venezia

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Il Volo Di Alessandro Magno Sulla Basilica Di San Marco

Il “Romanzo di Alessandro” narra di come il conquistatore, giunto ai confini del mondo, tentò di esplorare le regioni del cielo avvalendosi di “ingenium”, un mitico congegno volante. Dopo aver conquistato tutta la terra, visitato la profondità dei mari, giunge a confini del mondo alla ricerca dell’unico tesoro che gli mancava: l’immortalità. Sulla facciata rivolta a nord della Basilica di San Marco, un bassorilievo di fattura bizantina rappresenta il volo di Alessandro. Due animali fantastici con il corpo di leone, la testa e le ali di grifone trainano in volo un carro, inseguendo due lepri infilzate come esca su due lance tese dallo stesso Alessandro.

La Pala d’Oro

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La Pala d’oro della Basilica di San Marco

Ai lati della pala d’oro, conservata sull’altare maggiore della Basilica di San Marco, sono disposti in posizione verticale i fatti salienti della vita dell’Evangelista, del martirio e del trasferimento del suo corpo a Venezia. Sul lato inferiore sono incastonate 5 placche tonde raffiguranti il volo di Alessandro che in altri inserti è raffigurato in scene di caccia. Le rappresentazioni del re macedone sono incastonate tra quelle dell’imperatore Costantino e della madre Elena le quali reliquie sono a Venezia.

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Alessandro Magno sulla pala d’oro della Basilica di San Marco

Nel 976 il Doge Pietro Orseolo ordinò questa pala a Costantinopoli. Ulteriori placchette furono commissionate tra il 1102 e il 1118 da Ordelaffo Falier. Nel 1209 Pietro Zano la fece rinnovare dal procuratore della Chiesa.

La quadriga dell’imperatore

Il pezzo più pregiato giunto da Costantinopoli, la quadriga dell’Ippodromo, venne collocato nel punto centrale della facciata della basilica di San Marco, volto a seguire il corso del sole.

Basilica e quadriga indicano il percorso che portò il potere imperiale da Costantinopoli a Venezia. Sottostante i quattro cavalli, una serie di rilievi raffigurano Eracle con i Santi Demetrio e San Giorgio protettori dell’esercito bizantino e poi di Venezia.

Nel 1797 caduta la Repubblica, i cavalli vennero trasferiti per mano di Napoleone a Parigi come ornamento dell’arco di Trionfo (ora ci sono delle copie). Dopo il Congresso di Vienna si procedette al recupero delle centinaia di opere trafugate durante le campagne napoleoniche (operazione mai del tutto portata a termine) e il 13 dicembre 1815 i cavalli bronzei tornarono di nuovo sulla Basilica di San Marco, ma senza i loro favolosi occhi di rubino, dati per scomparsi in Francia.

Il Volo di Alessandro sulla Basilica di San Marco

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Alessandro Magno sulla Basilica di San Marco

Il Volo di Alessandro approdò sulla facciata settentrionale della basilica marciana ed il suo significato doveva essere ben chiaro a tutti. Con la conquista di Costantinopoli, Venezia ereditò l’istituzione bizantina ed il doge assunse il titolo di “Dominus quartae partis et dimidiae totius Imperii Romaniae“, ‘Signore di un quarto e mezzo dell’intero Impero Romano’. Il potere che un tempo fu di Alessandro Magno, venne sigillato sulla facciata della Basilica di San Marco, sede del potere spirituale.

Il valore dei simboli

I simboli hanno in comune l’obiettivo di diffondere messaggi in un linguaggio il più possibile universale. L’iconografia cristiana, si impossessò dei simboli pagani per diffondere i propri valori. Il Re Macedone appare sul lato settentrionale della Basilica, in una fascia di bassorilievi allegorici che scorre anche per la facciata principale. Ma quel significato e l’originale senso di quella collocazione nei secoli andò del tutto smarrito. La Chiesa diede un valore negativo al Volo di Alessandro, quello della superbia luciferina. Ma la Basilica di San Marco non era della Chiesa, era del Doge. Ed Alessandro lo ritroviamo anche sul Palazzo Ducale.

Alessandro a Palazzo Ducale

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Alessandro Magno raffigurato in un capitello del Palazzo Ducale

Alessandro è presente sulla facciata sud del Palazzo Ducale tra le figure che decorano il colonnato. Nel capitello l’iscrizione ‘ALEXANDER MACEDONIAE REX’, lo identifica come il ‘Re Macedone. L’originale del capitello con il Re del Mondo è conservato nel Museo dell’Opera, mentre nel portico della facciata meridionale è esposta una copia ottocentesca.

La Stella di Alessandro a Sant’Apollonia

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Pietra tombale riportante la stella ad otto punte, emblema di Filippo II di Macedonia padre di Alessandro Magno

Un pesante blocco di pietra fu rinvenuto nel 1962 durante i lavori di manutenzione dell’abside della Basilica di San Marco. Era posizionato molto vicino alla cripta del Santo Evangelista ed è databile alla prima costruzione della chiesa palatina dedicata a San Marco. La pietra è ora conservata nel Chiostro di Sant’Apollonia, sede del Museo diocesano d’Arte Sacra di Venezia. Trattasi di un elemento di decorazione esterna di un monumento commemorativo, onorario o funerario riportante la stella ad otto punte, emblema di Filippo II di Macedonia padre di Alessandro Magno.

Alessandro Magno e Marco l’Evangelista

Le reliquie di San Marco vennero trafugate da Bono da Malamocco e Rustico da Torcello nell’828 da Alessandria d’Egitto. Il doge Partecipazio dispose venisse eretta a Venezia una chiesa, degna dimora delle ossa del Santo. Con lo scorrere degli anni l’edifico di culto diverrà quella che è ora la Basilica di San Marco. Quando nel 1811 si decise di ispezionare le reliquie dell’Evangelista, prima di riporle dalla cripta a sotto l’altare maggiore, furono trovati due corpi, uno intatto e dell’altro solo alcune ossa.

Ma torniamo indietro di qualche centinaia di anni …

In un mausoleo distrutto dal tempo, ad Alessandria d’Egitto veniva venerato ed omaggiato il corpo mummificato di Alessandro Magno. Più di tre secoli dopo, sempre nella stessa città, l’Evangelista Marco subì il martirio e trainato vivo da cavalli venne decapitato. Per non dargli degna sepoltura il corpo fu messo al rogo, ma un improvviso temporale spense le fiamme. I resti vennero deposti in una chiesetta costruita poco lontano da dove un tempo sembra ci fosse il mausoleo di Alessandro.

In un tempo dove vigeva l’usanza di sostituire i culti pagani con quelli cristiani, comparve il corpo di San Marco e sparì quello di Alessandro. Nel 619 il persiano Khusraw II conquistò Alessandria che apparteneva all’Impero d’Oriente, ma dopo un decennio la recuperò il bizantino Eraclio. Nel 642 “Amr ibn al-’Āṣ” vi entrò nuovamente come conquistatore dell’Egitto.

Tra l’811 e l’827 vi si insediarono avventurieri e pirati musulmani provenienti dalla Spagna. A seguito di questi saccheggi e distruzioni di reliquie cristiane, i due veneziani si recarono ad Alessandria per recuperare i resti dell’Evangelista. Quando il corpo venne riesumato, si raccontò che nella chiesa si diffuse un soave profumo di fiori. Bono e Rustico portarono San Marco lontano dalla distruzione, ma dalla tomba prelevarono due corpi e nell’urna vuota deposero i resti di Santa Claudia affinché venissero ingannate le guardie.

Il profumo di San Marco

Una volta tornato a Venezia (Pax tibi Marce Evangelista meus, hic requiescet corpus tuum), il corpo dell’Evangelista venne ospitato al piano superiore del palazzo del doge in attesa di trovare una chiesa degna di chi evangelizzò questa regione, ovvero la futura Basilica di San Marco. Nell’832 fu completata la prima chiesa e consacrata con la proclamazione di San Marco come patrono e protettore della Serenissima.  Ma questa prima struttura venne distrutta da un incendio nel 976.

A partire dal 1063, sotto il dogado di Domenico Contarin iniziarono i lavori di ricostruzione. Vennero presi a modello due edifici di Costantinopoli: la chiesa dei Dodici Apostoli e Santa Sofia. Nel frattempo le reliquie del Santo, nascoste per evitare ulteriori trafugamenti, vennero perse. Era tutto pronto per la consacrazione, ma nessuno più ricordava il luogo segreto dove i predecessori occultarono le spoglie. Dopo un anno di digiuni, processioni e preghiere, il 25 giugno del 1094, durante una messa celebrata dal vescovo, uscì un braccio del Santo Evangelista da un pilastro della basilica. Un profumo soavissimo riempì tutta la chiesa.

Il Volo di Alessandro in altre città

Il “Volo di Alessandro Magno” è un’immagine che ritroviamo in chiese medievali, sia in forma scultorea che musiva. Lo ritroviamo sul Duomo di Fidenza (PR), a Santa Maria della Strada a Matrice (CB). In varie località della Puglia, come Otranto, Taranto, Bitonto, Corato, Trani e all’estero.

Il Volo di Alessandro sul Duomo di Fidenza

Il Volo di Alessandro sul Duomo di Fidenza

Franco Corè

Autore: Franco Corè

Rimango spesso affascinato dall’atmosfera veneziana e mi chiedo il perché di tanta ed irresistibile attrazione. Mi immergo così con passione in ciò che riguarda la storia, i segreti e leggende della città di San Marco

Alessandro Magno a Venezia – Il potere e lo splendore della Serenissima ultima modifica: 2019-01-15T09:07:34+01:00 da Franco Corè
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Alessandro Magno a Venezia
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Il Volo di Alessandro approdò Venezia. Con la conquista di Costantinopoli, Venezia ereditò l’istituzione bizantina ed il doge assunse il titolo di 'Signore di un quarto e mezzo dell’intero Impero Romano’. Il potere che un tempo fu di Alessandro Magno, venne sigillato a Venezia. Quando nel 1811 si decise di ispezionare le reliquie dell’Evangelista furono trovati due corpi. Chi è ora con San Marco potrebbe essere Alessandro Magno, ma è ancora oggetto di disputa.

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