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INTERVISTE PERSONAGGI

Diego Landi, ovvero le emozioni sotto forma di fotografie

foto Diego Landi

Quando la passione diventa lavoro, ma rimane viva. Il percorso intrapreso da Diego Landi nasce dalla curiosità. Marghera è la città dove è nato nel 1951, ha vissuto e lavorato e tra le prime cose  farlo conoscere come fotografo sono stati proprio gli scatti che vedevano come protagonisti gli scorci di questo lembo di terra, stretto fra cemento, fabbriche, casa e verde. Ha fermato anche, prima su pellicola e poi su carta, immagini in movimento per eccellenza come quelle della danza, per la compagnia Il corpo e la mente.

Diego Landi con la sua attrezzatura fotografica
Il fotografo fotografato da Mirta Magnoler

Passando poi a documentare, da un punto di vista sempre originale, anche altre forme d’arte, musica soprattutto. Diegolandi (scritto tutto attaccato come si firma nelle sue foto) ha visto negli anni le proprie immagini pubblicate in esposizioni, libri e copertine di cd. La sua parola d’ordine, più che la tecnica, per altro comunque presente, è la ricerca delle emozioni.

Togliamoci la prima curiosità: da dove nasce la passione per la fotografia?

Coltivo la fotografia fin da ragazzo (usavo una Comet con ottica Galileo che per i miei era un prezioso oracolo). Compravo gli “spezzoni” di pellicola da Manzin a Marghera e fotografavo gli amici. Mascherarsi dietro la fotocamera era un buon metodo per vincere la timidezza ed avvicinarsi alle persone. Il colpo di fulmine avvenne nel 1979 quando a Venezia ci fu “Venezia 79”, una manifestazione con mostre fotografiche sparse per tutta la città. Ricordo ancora i bianconeri di Lewis Hine, pregni di sofferenza e di umanità, che davano alla fotografia un ruolo di strumento per promuovere riforme sociali.
Fotografia come un urlo contro le ingiustizie, fotografia come primario mezzo di espressione, fotografia  come mezzo di denuncia, ma anche come strumento per celebrare la dignità anche del più umile dei lavori. Tutto questo mi trasmise un forte entusiasmo per impegnarmi maggiormente in questa arte. Dopo l’esperienza  pulsante e formativa come fotografo di scena per la Compagnia di danza “Il corpo e la mente” di Luciana De Fanti e Ulderico Manani  ho continuato la mia sperimentazione fotografica nel campo della musica, del teatro, della danza, della pittura e della scultura.

Puoi spiegare da cosa dipende la scelta nell’uso del bianco e nero piuttosto che del colore?

Il bianconero può (o sembra) dare qualche informazione in meno, ma rafforza molto il significato ed il potere comunicativo dell’immagine. L’uso del colore lascia meno spazio all’immaginazione e a quelle che io chiamo interiorità e stati d’animo. Per lavorare in bianconero bisogna imparare a vedere prima di fotografare, anzi bisogna pensare in bianconero, cioè focalizzarsi sull’essenziale e approcciarsi con la massima sensibilità. 

Landi - fotografia in bianco e nero di una cantante sul palco
L’attimo di un concerto fermato al Candiani di Mestre

Quanto è stato importante far foto a musicisti e cosa rappresenta per te la musica? 

Nelle foto di scena ho sempre sofferto la distanza dai soggetti. Sono un fanatico delle espressioni del viso ed amo particolarmente la teatralità del corpo. Un momento epocale nella mia vita fotografica fu quando alcuni amici del mio club fotografico, aprirono il Vapore. Era un pub con la musica dal vivo, e per me fu clamoroso avere musicisti di valore mondiale ad un metro di distanza. Per me la musica è tutto. La vita è come un film, non avrebbe significato senza una colonna sonora adeguata. 

Attraverso la fotografia si da anche una propria interpretazione della bellezza, come guarda le donne Diego Landi?

Mi piace molto la ritrattistica ed in questo campo ho una predilezione particolare per le donne; nei loro scatti si intravede il mio grande interesse per esse. Amo la bellezza, amo le donne e sostengo che tutte le donne sono belle (alcune bellissime).

Ritratto in bianco e nero
Un ritratto femminile firmato da Diego Landi

Cosa o chi non hai ancora fotografato e hai qualche sogno ancora da realizzare? 

Mi sarebbe piaciuto avere Scarlett Johansson, ma ormai è una causa persa… ah ah! Dopo i due libri dei Giauli con Mauro Lampo, mi andrebbe l’idea di un libro tutto mio sui musicisti. 

Come vede invece il tuo occhio fotografico i cambiamenti che stanno trasformando il territorio?

Marghera ha delle potenzialità enormi. Ci sono spazi incredibili, strutture da riciclare, capannoni da riutilizzare (a 5 chilometri da Venezia!). Potrebbe diventare quella che che è Kreuzberg per Berlino o Montmartre per Parigi con una proposta di ristorantini, locali, musica, gallerie d’arte.  

Diego Landi, ovvero le emozioni sotto forma di fotografie ultima modifica: 2020-06-23T09:00:00+02:00 da Gigi Fincato
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