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Ivano Bordon, il libro di una vita di successi fra parate e gentilezza

Ivano Boron raffigurato nelle figurine Panini

Un mito del calcio italiano ed un orgoglio per gli sportivi veneziani. E che non si tiri fuori che la sua fama è offuscata dall’icona dei portieri Dino Zoff: Ivano Bordon, classe 1951 da Marghera, come calciatore, ha vinto davvero tutto. Nei suoi 13 anni all’Inter due scudetti, due coppe Italia, più un’altra quando passò alla Sampdoria. In nazionale ha difeso per 22 volte la porta dell’Italia ed è stato fra i campioni del mondo di Spagna 1982. Appese le scarpette al chiodo e diventato poi preparatore dei portieri, ha lavorato per anni con Marcello Lippi, prima alla Juventus, vincendo di tutto e dappertutto, e poi in azzurro. Qui la vittoria mondiale del 2006 in Germania gli portò anche il meritato premio della Panchina d’oro. Oggi Bordon ci racconta come ha vissuto e come sta vivendo, in occasione dell’uscita della sua autobiografia “In presa alta”, a cura di Jacopo dalla Palma ed edito da Caosfera.      

Iniziamo dall’attualità, con lo stop anche al calcio per il coronavirus. Come hai vissuto questi momenti drammatici?

Con questo periodo del covid-19 è cambiato per tutti il modo di vivere, di pensare al domani, di come bisognerà comportarsi nella vita, nei confronti degli altri, per tutto quello che si può fare e quello invece che bisogna fare. Attenzione a non dimenticarlo. Io poi sono stato toccato dal virus, nel senso che da tre anni collaboro con la rappresentativa Monza Brianza giovanissimi provinciali, dove aiutavo il mio amico Maurizio Galli, che era il selezionatore, a visionare e andare a vedere il sabato o la domenica i ragazzi per poi scegliere. Poi con qualche allenamento e qualche amichevole ci preparavamo a disputare il torneo delle province. Circa un mese e mezzo fa il virus l’ha colpito e non ce l’ha fatta. Era come un fratello.

Ivano Bordon copertina del Libro
La copertina dell’autobiografia uscita di recente

Altra attualità riguarda l’uscita della tua autobiografia. Cosa è stato più facile e cosa più difficile da tirare fuori dalla propria memoria?

Erano da due anni che volevo fare un libro, la mia autobiografia, quindi da bambino fino a giorni nostri. Un giorno nel mio fan club Ivano Bordon, fondato da miei tifosi su Facebook, entrò uno scrittore con il quale mi misi in contatto. Era Jacopo Dalla Palma, pure interista, col quale abbiamo parlato di come strutturare la storia. Non è stato difficile  rivivere tutti quei periodi, quando c’era qualche dubbio su qualche calciatore straniero Jacopo chiedeva conferma a internet, però lui mi è testimone: la mia memoria è stata all’altezza. Devo dire che le difficoltà che ho avuto sono state accentuate dall’emozione e nei momenti dei ricordi da bambino e con la mia famiglia.

Allora torniamo agli inizi, Ivano Bordon, che ricordi hai dei tuoi anni a Marghera, della scuola, degli amici e delle prime parate?

I miei ricordi di Marghera sono tanti, a  cominciare da quando si andava all’oratorio di Padre Agostino, a quando si giocava per strada o nei prati dove adesso passa la tangenziale. La squadra che mi ha dato la possibilità di giocare, la Juventina, tutti i miei ex compagni, visti dopo anni, però sempre grandi. Devo dire che purtroppo di amici ne avevo tanti fino ai 15 anni, poi andato a Milano e tornando poche volte ci siamo persi un po’ di vista, comunque quando sono tornato abbiamo fatto un raduno con i miei compagni del calcio e sono stato molto contento.

Ma Ivano Bordon a Marghera ci ritorna? E che rapporto ha con Venezia e la Terraferma?

A Marghera tornavo poco anche prima, perchè i miei genitori sono venuti da me per due anni e poi quando mi sono sposato sono andati da mia sorella a Cremona, così potevamo trovarci tutti. Mi sono rimaste delle cugine (due) e cugini(due), però è da un po’ che non ci vediamo. Venezia è una città bellissima, ci sono stato due o tre volte con mia moglie che è entusiasta. Un’altra cosa che è cambiata oltre a Marghera, che mi sembrava molto più  grande, invece  rivedendola dopo tanto mi ha dato quell’effetto di vederla più piccola. Sulla mia carta d’identità c’è scritto “nato a Venezia”, non mi dispiace, ma Marghera è sempre la mia città natia.

Bordon in porta
Foto di Alessandro Ravezzoni

Una grande carriera nella quale hai raggiunto i traguardi più importanti per un calciatore. Fra tutti quale ti è più caro e perchè?

Ho avuto la fortuna, facendo molti sacrifici, prima con la famiglia abbandonata a 15 anni, e poi quei sacrifici per poi riuscire ad arrivare ad essere un calciatore di serie A e fare una carriera. Dico sempre: spero che la mia famiglia sia stata orgogliosa di me e che i miei concittadini siano stati fieri di quello che ho raggiunto. Il massimo per un calciatore penso sia vincere quello che ho vinto io. Il mondiale da calciatore e da allenatore sono entrambi stati vissuti da me sempre con impegno fisico diverso, ma mentale molto simile. Stress, ma ripagato con orgoglio.

Al di là delle capacità tecniche, ti sono state sempre riconosciute anche grandi doti umane. Come vedi il ruolo del calciatore e del portiere ai giorni nostri?

Ho sempre mantenuto il mio carattere. E poi l’educazione che mi ha dato, prima la mia famiglia e poi l’Inter, i miei allenatori alle giovanili, Invernizzi e Masiero, ed ho avuto la fortuna di crescere con giocatori grandi, ma anche grandi uomini, parlo dei Mazzola, Burgnich, Facchetti, Boninsegna, eccetera…

Ivano Bordon insieme a due colleghi
Con i compagni interisti Beccalossi e Scanziani

Oggi il mondo del calcio è cambiato, i calciatori sono sempre importanti per le società, sono professionisti che devono dimostrare di esserlo con il comportamento, non solo in campo, ma anche fuori. Perchè i ragazzi devono avere esempi positivi. Il ruolo del portiere è cambiato perchè sono cambiate anche le regole, deve giocare molto con i piedi, però deve saper stare in porta!! Trovo giusto che anche il calcio debba adattarsi al mondo che si evolve, però un po’ di semplicità deve rimanere.

Infine, Ivano Bordon di cosa ti occupi in questi anni e che cosa ti piacerebbe ancora realizzare?

Adesso come detto precedentemente collaboro con la società Monza Brianza dilettanti, lo faccio per piacere. Non ho progetti, l’importante è essere sereno con la mia famiglia e potermi ancora divertire praticando sport, come golf o palestra.

Ivano Bordon, il libro di una vita di successi fra parate e gentilezza ultima modifica: 2020-05-21T09:00:00+02:00 da Gigi Fincato
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