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Intervista a Malmadur! Starlùc: teatro, epica e pop

Fantascienza teatro malmadur

Malmadur!

Sono venuta a sapere dell’esistenza della compagnia teatrale Malmadur mentre ero in Radio Ca’ Foscari. Mi aveva attirata il nome.
Avrebbero portato in scena uno spettacolo a febbraio: “Starlùc”, fantascienza.
“La fantascienza non è roba per me” dico al mio amico della radio.
“Fidati, Starlùc conquista quelli a cui piace la fantascienza. E anche a quelli a cui non piace.”

Quindi ho chiesto un po’ in giro.

La trama è apparentemente lineare: in un futuro lontano, una comunità decide di fuggire dalla Terra per fondare una società perfetta in un pianeta disabitato. Però non appena sbarcati muore Dore, la guida della comunità, e gli altri Fondatori per mantenere viva l’utopia decidono di raccontare al popolo che Dore è dio. Prende così vita la religione del pianeta Starlùc. Questa è la parte di Storia epica, poi mille anni più tardi inizia la storia e il viaggio di due persone qualunque, Virgilio Wanguelien e Ah, in vista di un ritorno di Dore.

Epopee galattiche, menzogne storiche, spiritualità e in più ho saputo che facevano riferimenti anche a Dostoevskij, Voltaire e Asimov. Ho chiesto un’intervista.

Starlùc  9-10 febbraio ore 20.30  Teatro Ca’ Foscari.  Per i biglietti cliccate qui.

La fantascienza è nata come un filtro per raccontare una società e le sue paure, sotto questi aspetti si potranno capire i messaggi che vogliamo trasmettere attraverso Starlùc.

Fantascienza teatro malmadur

La compagnia Malmadur in Starlùc

Per un piccolo assaggio cliccate QUI.  Musiche formidabili che anticipano l’incontro (a mio avviso uscito fuori deliziosamente) tra classicità e cultura pop in questo spettacolo.

Malmadur, cosa vi ha ispirato per Starlùc? Ci sono riferimenti alla realtà di oggi?

Starlùc è una sfida: mescolare fantascienza ed epica, letteratura e cinema e tradurre il tutto in teatro. Cosa ci ha ispirati? Il Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, il padre della fantascienza, e il capitolo “Il grande inquisitore” di Dostoevskij, rientrante nel libro I fratelli Karamazov.

Questi due testi rappresentano la colonna vertebrale del testo, cui si aggiungono moltissime altre opere epiche, fantascientifiche e pop. Raccontiamo il viaggio di un “candido” voltairiano attraverso il quale parliamo anche di religione. L’epoca contemporanea può sembrare laica, noi stessi lo siamo, ma la religione è più che mai al centro del di tantissimi dibattiti.

E non ci riferiamo solo al Cristianesimo, ma alla spiritualità più in generale. È la ricerca di una fede.

Sono numerosi i riferimenti pop alla realtà di oggi che si possono trovare nel testo, nei personaggi, negli oggetti, nelle azioni, gli spettatori potranno divertirsi a cercarli durante lo spettacolo. Uno degli “oggetti” ispiratori di Starlùc è senz’altro il Golden Record. Trasportato dalla sonda Voyager 2, lanciata nello Spazio nel 1977, il disco contiene informazioni che parlano del nostro mondo, saluti in cinquantacinque lingue terrestri e novanta minuti di musica selezionata da tutte le culture della Terra.

Lo spettacolo può essere preso come una critica all’ ”infondatezza delle religioni”?

Il punto non è la fondatezza delle religioni, ma gli effetti che esse producono sulla realtà.

L’origine di una religione, quella che definiresti “fondatezza”, non è legata alla sua funzione nella società. Abbiamo ragionato sulla sua funzione di struttura di controllo culturale. Starlùc è una ricerca sul ruolo della religione nella società. Il viaggio del nostro “candido”, Ah Xupan Nahuat, è il modo che abbiamo pensato di utilizzare per indagare su questo ruolo.

Con tutto questo parlare di religione e fantascienza non vogliamo spaventare i lettori di itVenezia, ci teniamo a dire che nel nostro teatro si ride molto.

Qual è il messaggio che volete trasmettere al vostro pubblico?

Starlùc non è un trattato di filosofia, è uno spettacolo teatrale fantascientifico/epico e pop.

In un’epoca come la nostra c’è un grande bisogno di spiritualità negli esseri umani.

Questa spiritualità può non prevedere un dio ma altre vie. L’arte può essere una di queste, ad esempio. I messaggi ci sono dentro Starlùc, perché si tratta di uno spettacolo attivo che ha molto da raccontare, ci piacerebbe fosse il pubblico a coglierli.

Fantascienza teatro malmadur

Una scena di Starlùc

Teatro epico e cultura pop: come coesistono le due dimensioni?

Ci definiamo epici perché trattiamo temi che tutti conoscono senza farne una parodia, ecco, Starlùc non è una parodia di Star Wars e simili.

Nei nostri anni, soprattutto grazie a capolavori come Star Wars, l’epica contemporanea è soprattutto fantascientifica. Anche chi dice di non interessarsi all’argomento sa chi sia Darth Vader o cosa sia una spada laser. C’è poi una sottocultura “nerd” che conosce a memoria la storia di tutti i pianeti di Star Wars, ci sono riferimenti anche per loro nel nostro testo.

Trattandosi di uno spettacolo teatrale abbiamo lavorato al contrario rispetto a una grande produzione cinematografica. Abbiamo tolto gli effetti speciali, impossibili da ricreare su un palco, lavorato con mezzi molto poveri e con l’immaginazione che solo il teatro può risvegliare.
Il nostro spettacolo è pop perché all’interno della trama ci sono moltissimi riferimenti riconoscibili da chiunque. L’elemento comico e ironico ha un peso molto forte in Starlùc, causato soprattutto dalla reazione tra epico e pop.

Olimpia Peroni

Autore: Olimpia Peroni

19 anni, studentessa di lettere alla Ca’ Foscari. Osservo, leggo, recito, ascolto musica e persone, tra una cosa e l’altra scrivo storie e rime per costruirmi una certa idea di mondo.

Intervista a Malmadur! Starlùc: teatro, epica e pop ultima modifica: 2018-02-06T14:54:36+00:00 da Olimpia Peroni

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