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La monaca infelice – lo spettro di Chiaretta Loredan

Chiaretta

La giovanissima Chiaretta Loredan – figlia di Lorenzo, della nobile e importante famiglia veneziana – si era innamorata di un povero falegname dell’Arsenale. Era decisa a sposarlo anche contro la volontà paterna. Indignato, il patrizio la trascinò a viva forza tra le mura del convento di Sant’Anna, a Castello. “Se proprio vuoi divenire sposa di un falegname – le disse – questo potrà essere solo Gesù Cristo”. La ragazza però non si arrese e, contattato di nascosto il suo amato, progettò la fuga. Chiaretta non sapeva però che le suore, impietosite, avevano già mandato a chiamare il padre affinché, ripensando alla drastica decisione, la riportasse a casa.

Chiaretta

Il chiostro nell’ex convento di Sant’Anna – photo credit BluOscar

Chiaretta Loredan e la maledizione del padre

Proprio la sera in cui la ragazza sarebbe dovuta fuggire, giungendo al monastero sulla sua gondola, l’uomo la vide nell’atto di scavalcare il muro laterale per calarsi nella piccola barca dell’amato. Messa mano alla spada, furioso, egli trapassò allora la figlia e pronunciò la sua maledizione. “Vagherai in questo convento finché di esso non sarà rimasta che polvere”. Da allora il fantasma della ragazza cominciò a vagare silenzioso per i corridoi, i giardini e gli immediati dintorni del convento. Trascorse parecchie decine d’anni da quel drammatico avvenimento, nella zona si verificò un fatto analogo. A pochi metri dal convento abitava infatti una ragazza bella ma povera che amava, contraccambiata, il figlio di un ricco artigiano. Il padre del giovane però, desiderando un matrimonio vantaggioso per il ragazzo, si opponeva fermamente alla relazione.

Chiaretta

“La giovane scorse accanto a sé una figura esile e eterea…”

Un’apparizione dall’oltretomba

Sopraffatta dallo sconforto, la ragazza una sera si accinse a bere del veleno. Ma non ne ebbe il tempo. Nell’atto di portare l’ampolla mortale alla bocca, la giovane scorse accanto a sé una figura esile e eterea. Era il fantasma di Chiaretta Loredan, che strappatale di mano l’ampolla, le gettò ai piedi una borsa e scomparve. Riavutasi dalla sorpresa, la ragazza raccolse la borsa e scoppiò in lacrime. Era piena di monete d’oro.

Fu in quel mentre che nella stanza entrò il suo giovane amato. “Non importa ciò che pensa mio padre – le disse lui vedendola piangere – io non riesco a vivere senza di te”. Ed ella non poté far altro che mostrargli il tesoro della misteriosa monaca. Ben presto i due si fidanzarono e, grazie al dono provvidenziale, poterono vivere felici. Solamente lo spettro della monaca infelice continua a vagare tra le antiche mura del monastero, piangendo la sua disgrazia.

Alberto Toso Fei

Autore: Alberto Toso Fei

Alberto Toso Fei discende da una antica famiglia di vetrai di Murano. Esperto di storia segreta e di mistero, recupera nei suoi libri il patrimonio della tradizione orale per riportare il fascino delle storie perdute nei loro luoghi, sperimentando l’incontro tra le antiche leggende e le nuove tecnologie. Tradotto in più lingue, pubblica con Marsilio, Newton Compton e altri. www.albertotosofei.it

La monaca infelice – lo spettro di Chiaretta Loredan ultima modifica: 2017-07-19T13:29:06+00:00 da Alberto Toso Fei

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