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La cioccolata a Venezia, tra arte e delitti

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La cioccolata nelle prime guide turistiche

Venezia fu sempre una città d’accoglienza. Un tempo però la parola turista era sostituita da quella di “foresto”. Per coloro che volevano visitarla padre Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718), grande cartografo ed erudito di fine Seicento, scrisse nel 1714 un’esauriente guida. Il titolo era”Guida de’ Foresti, per sapere tutto ciò che si contiene di nobile e diletevole”. Tra quello che questi proto-turisti potevano fare vi era senz’altro quello di degustare le bevande esotiche. Il Coronelli volle offrire anche l’indicazione di dove trovarle. “Le migliori cioccolate, caffè, acque gelate e rinfrescative, ed altre simili bevande si compongono e si vendono in Calle delle Acque, presso il Ponte de’ Baretteri.”.

Ancora oggi passeggiando in direzione di San Marco, dopo la chiesa di San Salvador ci si può imbattere in questo toponimo “calle delle acque”. Dato che Venezia si erge in questo elemento sembra ovvio come nome. Se non fosse che prima dell’arrivo del caffè, le botteghe nelle quali si trovavano dolci e bevande, si chiamavano “delle acque”.

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“La cioccolata del mattino” di Pietro Longhi

Cioccolata nell’arte veneziana

Agli inizi sulla cioccolata si scrissero pareri favorevoli come quello del medico fiorentino Giuseppe Avanzini. Egli nel 1728 dedicò una lezione dal titolo “In lode della cioccolata”. Fu la risposta a quella del dottor Giovanni Battista Felici che aveva scritto “Parere intorno all’uso della cioccolata”. Il successo fu immortalato dal pittore veneziano Pietro Longhi (1701-1785). Longhi creò infatti l’opera “Cioccolata del mattino”, oggi al museo Ca’ Rezzonico. A questa ne seguì una sul caffè, nominata “Caffè” e appartenente ad una collezione privata. La cioccolata trova spazio anche nelle commedie, come in quelle dell’abate Pietro Chiari (1712-1785), datate al 1761. Tra le battute si legge “la cioccolata a tutti, se siete voi contenta, che poi vi dirò il resto, quando Arlecchin non senta”. Lo stesso commediografo Carlo Goldoni (1707-1793) ne era notoriamente ghiotto e la inserisce in molte della sue opere tearali.

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Un’antica tradizione di Venezia

Cioccolata nella giustizia

Questa bevanda fu anche soggetto di qualche caso giudiziario. Uno dei più famosi avvenne nella parrocchia di Sant’Antonin, sestiere di Castello. Nel Settecento quello che oggi è la salizzada del pignater, all’epoca era un canale attraversato da un ponte. Il “ponte dei Corazzeri”. Ai piedi vi era una cioccolateria, una delle prime fondate a Venezia. Vi lavorava Antonio Gallieri, originario di Genova. In città tutti lo conoscevano come Buoncompagno o fratin, per la sua spiccata indole socievole. Poco distante c’era anche una caffetteria appartenente a Giacomo Bortolotti.

Nella mattinata del 12 gennaio 1750 Giacomo entrò nella bottega di Antonio, il quale in quel momento stava giocando con alcuni amici. Era andato a riscuotere tre lire veneziane che gli doveva il cioccolatiere. Accadeva spesso che piccoli debiti finissero in risse. In questo caso un coltello brandito chiuse il dialogo lasciando solo una brutta ferita sul ventre di Antonio, il quale morì alcuni giorni dopo. Giacomo fuggì da Venezia e la magistratura della Quarantia Criminale, dopo un processo in contumacia, gli riconobbe cinque anni di lavori forzati nelle galee della Serenissima. Di lui si persero le tracce. Questa truce storia non offuscò il buon nome di questi locali che restarono meta prediletta dei “forestieri”.

Davide Busato

Autore: Davide Busato

Davide Busato, ricercatore storico, si è laureato con una tesi sulla criminalità a Venezia. Ha pubblicato numerosi saggi tra i quali Metamorfosi di un litorale (2006) con Marsilio; I serial Killer della Serenissima (2012), Venezia Criminale: delitti e misteri del ‘700 (2013) e Laguna di sangue: cronaca nera veneziana di fine Ottocento (2016) con Helvetia editrice.

La cioccolata a Venezia, tra arte e delitti ultima modifica: 2017-02-22T11:45:51+00:00 da Davide Busato

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