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La vita di Virginia Gattegno, ultima testimone veneziana della Shoah

Per Chi Splende Questo Lume Virginia Gattegno

Virginia Gattegno aveva 21 anni quando venne deportata ad Auschwitz. Otto giorni in mare e poi il treno diretto “ ’A nord’ diceva qualcuno . ‘A est’ suggeriva qualcun altro. ‘In Polonia’ ”. Poi il racconto di quella drammatica disumanità che i sopravvissuti non riescono a dimenticare: “Sul vagone eravamo così stretti da non riuscire nemmeno a sderci in terra. Chi era fortunato s’era appoggiato alle pareti. Chi era molto fortunato stava vicino alle piccole finestrelle dalle quali entrava un filo d’aria. Ci mettevamo seduti a turno. A volte sulle gambe di un altro”. E’ un tassello del racconto della vita di Virginia Gattegno, l’ultima ancora vivente dei veneziani tornati da Auschwitz. La penna è quella dell’ebraista e scrittore Matteo Corradini, a cui Virginia Gattegno e la sua famiglia hanno affidato ricordi, immagini, foto in bianco e nero di prima e dopo quella linea oscura che fa da spartiacque nella vita di questa sopravvissuta che oggi ha 98 anni. Una linea oscura senza luce e senza foto, che la casa editrice Rizzoli ha voluto concretamente rendere scura. Le pagine che raccontano Auschwitz e la vita di Virginia nel campo di concentramento polacco sono infatti nere.

In duecento pagine il mosaico di un’esistenza vissuta con tutti i sensi

Per chi splende questo lume. La mia vita oltre Auschwitz di Virginia Gattegno con Matteo Corradini, sono quasi duecento pagine dense di vita che vanno al di là del campo di concentramento perché, spiega Corradini, “Vicino allo sterminio tutte le storie sono uguali e quindi non c’è nulla da raccontare al di là di quello che accomuna i deportati. Le loro storie sono diverse prima dell’internamento. Poi, nei campi, diventano tutte sovrapponibili”. In un viaggio a ritroso nel tempo, tante foto ci raccontano la vita di prima, a Roma dove Virginia nasce nel 1923, e ad Anzio dove trascorre un’infanzia felice fino a 13 anni. Poi l’adolescenza e parte della giovinezza a Rodi dove il padre dirige la scuola ebraica dell’isola. A Rodi conosce il soldato italiano Ugo, una storia d’amore da film che vedrà i due giovani ritrovarsi dopo la guerra.

Virginia Gattegno

Nel 1944 viene arrestata con la famiglia e deportata ad Auschwitz da dove non torneranno più la nonna materna, la madre, i due fratelli più piccoli. Quando esce dall’inferno Virginia ritrova Ugo con cui convive per un periodo alla Giudecca prima di trasferirsi nel Congo Belga. Nuovamente in Italia, nascono due figlie e va a vivere al Lido dove farà la maestra elementare fino alla pensione. La storia è raccontata scompaginando il tempo. Si parte dal Congo Belga nella seconda metà degli anni Cinquanta e si torna indietro fino ai felici anni dell’adolescenza a Rodi. Poi le pagine nere e la toccante immagine, ricostruita, del volto del fratellino Michele, il più piccolo. Che si allontana tenuto per mano dalla mamma e dalla nonna. Due donne senza volto, confuse in una moltitudine di figure ignote. Il piccolo Michele sembra sereno, tranquillo, inconsapevole di ciò che lo attenderà in fondo a quel tunnel. Triste immagine di un addio che si credeva fosse solo un saluto.

Gli anni del silenzio e quelli del racconto

Dell’inferno di Auschwitz Virginia Gattegno durante la sua vita di dopo parlerà pochissimo, anche in famiglia. Quasi una forma di pudore, o la paura di non essere creduta. Lo farà, ormai prossima alla pensione, davanti ai bambini della sua ultima quinta elementare, uno dei suoi ultimi giorni di scuola. “Non mi sono seduta alla cattedra ma sono rimasta in piedi, a metà strada tra la lavagna e i primi banchi, come chi ha qualcosa da dire ma non sa da dove cominciare”. E da quel momento Virginia Gattegno racconterà, racconterà, racconterà la sua storia di sopravvissuta ad Auschwitz.

La vita di Virginia Gattegno, ultima testimone veneziana della Shoah ultima modifica: 2022-01-27T09:47:52+01:00 da Cristina Campolonghi

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