LO SAPEVI CHE STORIA VENEZIA DA SCOPRIRE

Stalin all’Isola degli Armeni – Bepi del Giasso

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Stalin a Venezia

Dietro le quinte dell’interessante aneddoto di Stalin all’Isola degli Armeni, affiora una complessa trama internazionale di servizi segreti e di massoneria, di disseminazione e di depistaggio delle informazioni.

L’intrigante albergo Roma e Pace

Nel Gennaio del 1907 un giovane georgiano scese zoppicante da un mercantile proveniente da Odessa. Aveva circa 30 anni, occhi azzurri, capelli neri e barba incolta. Non sapeva parlare l’italiano, ma conosceva l’inglese, il russo, il georgiano e l’armeno. Lo chiamavano Koba, ma il suo vero nome era Ioseph Vissarionovič Džugašvili. Era l’uomo che dal 1913 si farà chiamare Stalin.

Soggiornò nell’intrigante albergo “Roma e Pace” di Ancona, dove ufficiosamente trovò impiego come portiere notturno. Si racconta che qualche anno più tardi, le stesse stanze accolsero anche Benito Mussolini con l’amante Angelica Balabanoff, ebrea ucraina ed ex segretaria di Lenin. La permanenza di Ioseph ad Ancona durò però pochissimo.

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Foto segnaletiche di Stalin scattate dalla polizia zarista

Bepi del Giasso

Gli anarchici lagunari che lo attendevano, lo avevano già battezzarono “Bepi del giasso”. Ovvero “Giuseppe del ghiaccio”. A Venezia l’ex seminarista ortodosso trovò presto rifugio nell’isola di San Lazzaro, dove il monaco Armeno Ignazio Giurekian lo riconobbe con piacere. Ioseph il “pretino” era infatti molto noto per la sua fama di poeta e di corista dalla voce pura, dolce e potente.

In cambio di rifugio, Ioseph suonava le campane e ripuliva la chiesa. Ma la sua vera passione era quella di scrivere poesie e sopratutto girare di notte per la laguna. La storia racconta che “Bepi del giasso” si ostinasse a suonare le campane diversamente da come si soleva in convento e che per questo fu indotto a lasciare l’isola. Ioseph se ne andò invece per raggiungere Berlino dove in Aprile, assieme ad una ventina di membri al vertice del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, pianificò un colpo che rimarrà poi nella storia.

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Foto del dittatore in età avanzata

Gli Armeni e Venezia

I primi contatti di Venezia con gli armeni, il “Popolo dell’Arca”,  si perdono all’epoca delle origini della città stessa. L’isola degli Armeni è nota per il convento ricco di oggetti storici ed artistici, nonché per i suoi 170.000 testi e per le attrezzature da stampa. Durante il rovinoso assedio napoleonico qui nulla fu toccato. Una delle guardie francesi di origine armena, convinse il capo del manipolo giacobino a lasciare quest’isola intatta.

Con Stalin al potere, sia il viaggio in Italia che le sue poesie vennero cancellate o nascoste. Chissà se i monaci Armeni avranno invece “tutto ancora ben documentato”!

La realtà alimenta la fantasia e la fantasia svela nuovi indizi

Alla pagina 182 de “La casa dorata di Samarcanda” del 1996 siamo nel 1921. Corto Maltese è bloccato alla frontiera con Venexiana Stevenson. Le guardie rosse, scambiandolo per una spia, vogliono arrestarlo e fucilarlo. Corto Maltese chiede alle autorità di parlare con il compagno Commissario delle Nazionalità.

Risponde Stalin in persona. Il marinaio al telefono gli dirà amichevolmente: “Perché non ti hanno lasciato fare il campanaro nella chiesa degli Armeni a Venezia?” …

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Corto Maltese scherza con Stalin

Il giornalista

“Stalin in Italia ovvero “Bepi del giasso” è un libretto tascabile di Raffaele K. Salinari.

Lo scrittore in partenza per l’ex Jugoslavia, si trovava all’albergo “Roma e Pace”. Qui notò appeso al muro un articolo del 22 dicembre 1957 del settimanale “Candido” di Giovannino Guareschi (quello di don Camillo e Peppone), che parlava di un viaggio di Stalin in Italia. Il guardiano dell’albergo gli raccontò che il dittatore russo lavorò veramente in quel locale.

Due anni dopo un amico regalò a Salinari un fumetto di Hugo Pratt: “La casa dorata di Samarcanda”. Lo scrittore inizierà così le sue ricerche che pubblicherà nel suo libro.

L’assalto alla carrozza portavalori

Ma come andò a finire il colpo organizzato dai rivoluzionari?

A Tbilisi giravano molti più poliziotti del solito. Erano le 10:30 del 26 Giugno 1907 quando una carrozza entrò in piazza Yerevan scortata da molti cosacchi a cavallo. Dopo pochi secondi si udì una forte esplosione e fu una strage. 250 mila rubli (circa 2.350.000 di euro nel 2017) destinati alla Banca Statale dell’Impero Russo erano una cifra spropositata, ma buona parte di queste banconote aveva i numeri di serie identificati.

Il piano fu quello di riciclare i rubli segnati all’estero. Gli agenti segreti dell’Ochrana erano già all’opera sia nella Russia Imperiale che in Europa e questo porterà a molti arresti. Riprenderanno così le scorribande di “Bepi del Giazzo” e magari in un prossimo racconto lo vedremo a Capri, a casa dello scrittore russo Maksim Gor’Kij,  che gioca una partita a scacchi con Lenin. Oppure con gli Armeni a Venezia per sbarazzarsi delle banconote segnate.

Franco Corè

Autore: Franco Corè

Rimango spesso affascinato dall’atmosfera veneziana e mi chiedo il perché di tanta ed irresistibile attrazione. Mi immergo così con passione in ciò che riguarda la storia, i segreti e leggende della città di San Marco

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STALIN A VENEZIA
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Dietro le quinte dell’interessante aneddoto di Stalin a Venezia, affiora una complessa trama internazionale di servizi segreti e di massoneria, di disseminazione e di depistaggio delle informazioni.
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Stalin all’Isola degli Armeni – Bepi del Giasso ultima modifica: 2017-11-21T13:01:49+00:00 da Franco Corè

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