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Incroci di poesia contemporanea, una cronaca

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Incroci di poesia contemporanea

6 aprile, siamo all’Auditorium Santa Margherita. A breve comincerà il secondo ciclo di “Incroci di poesia contemporanea” che vede i poeti di fama mondiale Abdilatif Abdalla, Gioconda Belli e Raùl Zurita leggere i loro scritti.
Sono tre personalità che nelle loro differenze sessuali, culturali e stilistiche incarnano un unico e medesimo modello di resistenza alla libertà negata dalle dittature dei loro Paesi, rispettivamente: Kenya, Nicaragua e Cile.

Abdalif Abdalla “I nostri cuori, non soccombano.”

Le presentazioni sono brevi, si vuole dare più spazio alle voci di questi poeti mondiali: il primo è Abdalla. Un uomo dalla faccia allegra e dallo spiccato senso ironico: gli capita più volte di ridere delle cose che dice. Però la sua risata è contagiosa, quindi finisce che ridiamo tutti con lui.

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Abdalif Abdalla

La storia è: un Abdalla ventenne a fine anni ’60 viene incarcerato per degli scritti politici, la poesia è la sua unica resilienza.
Adesso, so cosa vi starete chiedendo: come ha fatto un uomo condannato per aver scritto, a continuare a scrivere durante la condanna? Una guardia compassionevole se l’è preeso in simpatia -con quella risata tanto dolce, come biasimarlo?- procurandogli il necessario per buttare giù i suoi versi. Sulla carta igienica. E non finisce qui: fa in modo che le poesie di Abdalla giungano a suo fratello che le raccoglie tutte assieme.

Per scrivere abbandona la lingua coloniale e utilizza la sua lingua madre: il dialetto swahili, che per lui è come una casa.
A me invece resta indecifrabile. Lui recita celestialmente, io faccio fatica anche solo a distinguere gli spazi tra una parola e un’altra. E’ un’accozzaglia di suoni che però pronunciati da lui hanno l’aria di essere i più belli del mondo.
E quando si ritrovò il leader del movimento rivoluzionario a cui aderiva nella cella vicino, per confortarlo gli scrisse una poesia che recitava più o meno così:

Va’ a confortarlo, messaggero su alzati. Al mio compagno va data. Digli che siamo uniti, tutto viene e si volta, ne possiamo star certi, si riflette, lo capirà. I nostri convincimenti dobbiamo serbare. I nostri cuori, non soccombano. Resistiamo anche noi.

Legge una poesia d’amore dedicata alla moglie celebrando la loro ostinata unione nella separazione fisica, finendola con un “Sei ancora mia.“.

Infine l’amara denuncia contro lo sfruttamento: l’io poetico esorta il lettore (il mondo intero) a chiedere agli uccelli, alle acque e ai venti chi è che, senza mai trarne benefici, disbosca e piana, lavora dall’alba al tramonto e trasporta pesi sul dorso che “diventa ruvido come il corallo”.
Uccelli, acque e venti risponderanno: “Il bracciante ha servito, è lui che ha fatto tutto.
Conclude con questo dramma, ma sempre col sorriso.

Gioconda Belli

La seconda è Gioconda Belli, di cui ho già parlato QUI.
La sua voce soave è incantevole, scivola fluida tra le parole ma allo stesso tempo le sfiora appena. C’è un sacco di aria nel suo recitare. Lo spagnolo non mi è mai piaciuto un granché come lingua, e mi chiedo se parlino tutti come lei -e in quel caso sia stata io a non averci mai capito niente- o se è lei ad essere così perché è appunto Gioconda Belli: una forza della natura che domina tutto il palco stando ferma e pronunciando versi, col viso incorniciato dalla chioma leonina. Che spettacolo.

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Gioconda Belli

Nella breve poesia “Riflessioni del cavernicolo” narra di come il maschio primordiale una volta conosciuto il genere femminile, apparso così in un giorno, imparò a sorridere. I due godevano l’uno dell’altra e alloggiavano l’uno nell’altra l’altra. Poi però il maschio si accorse della magia della potenza femminile e la ridusse in schiavitù:

“questo fu il principio di tutto.”

In una più lunga poesia ammette al suo uomo di non avere le gambe, le braccia, il seno e il viso di Cindy Crawford, ma “tu dimmi quante volte hai avuto ai tuoi piedi Cindry Crawford che ti offriva risate, solletico, gelato a letto, poesie di getto, un’avventura. ”
E poi ancora “Quali esperienze Cindy Crawford potrebbe raccontarti che anche solo lontanamente ricordino le mie? Quali rivoluzioni, cospirazioni ed eventi storici le sono legati?” Perchè in effetti è così: la Belli oltre ad aver contribuito all’emancipazione femminile fu anche un’importante rivoluzionaria del Nicaragua durante gli anni ’70.

Raúl Zurita

E infine il cileno Raúl Zurita.
E’ sicuramente il poeta che più si distingue: vestito di nero da capo a piedi, serio e discreto. Sotto il palco l’ho visto parlare poco, ma scrutava tutto con veemenza, come se si appigliasse a qualsiasi dettaglio.
E’ un grande sperimentatore: usò la scia di 5 aerei per scrivere poesie nel cielo, e poi ancora sulla sabbia del deserto come le sue orme fossero i versi.
La sua voce non ha nulla a che vedere con quella degli altri due: mastica parole come solenni preghiere che rimbombano cupe nell’Auditorium con un je ne sais pas di minaccioso.

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Raúl Zurita

La poesia “Vedrai” è un feroce elenco di immagini che credo durerebbe all’infinito se solo non venisse mozzato bruscamente dall’ultimo triste verbo: “[…] vedrai l’alba vedrai soldati all’alba vedrai aurore come sangue vedrai cancellati i fiori vedrai flotte allontanarsi vedrai città d’acqua vedrai non vedere e piangerai.

E ci sono poesie non esattamente d’amore, ma che con l’amore hanno di certo a che fare:
“la fame l’ansia infinita del mio cuore
la notte è postuma, il paese morto in cui noi morimmo,
lì stanno tutti i colpi
girai verso te gli occhi e vidi smisurate stelle galleggiare nel cielo

E infine la poesia più lunga e per me la più atroce, “Deserti d’amore“.
Pronunciata in un fiato, si capiva senza nemmeno tradurla, trasmetteva tutto.
E termina con l’ossessivo:

“Morì la mia ragazza, morì il mio ragazzo, sparirono tutti. Deserti d’amore”.

Poi comunque sono andata a fargli i complimenti. Ha finalmente rivelato un sorriso debole.
Per me era il più bello.

Olimpia Peroni

Autore: Olimpia Peroni

19 anni, studentessa di lettere alla Ca’ Foscari. Osservo, leggo, recito, ascolto musica e persone, tra una cosa e l’altra scrivo storie e rime per costruirmi una certa idea di mondo.

Incroci di poesia contemporanea, una cronaca ultima modifica: 2018-04-09T11:59:33+00:00 da Olimpia Peroni

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