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L’incidente accaduto con una delle grandi navi a Venezia è solo la punta dell’iceberg

grandi navi venezia

Ieri, domenica 2 giugno, una delle grandi navi che incrociano nel bacino di San Marco, la MSC Opera ha impattato contro la banchina di San Basilio, a Venezia, scontrandosi anche con un battello turistico ormeggiato. Il fatto è accaduto verso le 8.30 del mattino e i video girati con il telefono da chi era presente hanno già fatto il giro del mondo.

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L’impressionante immagine dell’incidente

L’incidente a San Basilio

Questo mostro metallico lungo 275 metri e pesante oltre 65.000 tonnellate ha incredibilmente perso il controllo. Sembra si sia trattato di un guasto tecnico. Infatti uno dei motori si è bloccato alla massima potenza, lanciando l’MSC Opera a tutta forza sulla riva. È stato vano il tentativo dei rimorchiatori di supporto di fermare la sua corsa. Infatti il rimorchiatore di prua ha visto spezzarsi la fune che lo collegava alla nave. Nei video si possono sentire le urla di panico provenienti dalle persone che si trovavano sulla banchina e che tentavano di scappare. Tra questi, 4 persone sono rimaste ferite in modo lieve e due sono state portate in ospedale per accertamenti.

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Lo scontro con il battello fluviale

Il pericolo delle grandi navi a Venezia

È stata una scena raccapricciante, sconvolgente. L’ennesima dimostrazione di quanto i cittadini e il comitato “No Grandi Navi” ripetono da anni. Le grandi navi sono un pericolo per Venezia e non devono più passare per il canale della Giudecca. Purtroppo per tutto questo tempo il grido degli abitanti è rimasto inascoltato e questi sono i risultati. Prima o poi doveva succedere un incidente, lo si aspettava. Fortunatamente questa volta i danni non sono stati irreparabili, ma cosa sarebbe successo se la nave si fosse lanciata a tutta forza su piazza San Marco? O se avesse impattato su un qualsiasi altro punto della città, distruggendo monumenti o causando una strage tra la folla?

I danni delle grandi navi ci sono già

Ma i danni che le grandi navi causano a Venezia sono anche altri e più profondi. L’inquinamento generato da questi mostri del mare appesta l’aria della città. Mentre il moto ondoso provocato corrode le fragili fondamenta, che così rischiano di crollare e inabissarsi. Ma tant’è, finora hanno prevalso le logiche del denaro a quelle di proteggere una città unica al mondo, patrimonio dell’umanità.

La punta dell’iceberg

Chissà se ora verranno finalmente prese delle misure per contrastare questo abominio? E chissà se finalmente qualcuno comincerà ad ascoltare l’urlo che si alza da anni dalla popolazione veneziana? Il problema delle grandi navi è la punta dell’iceberg e l’incidente di ieri è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma la verità è che Venezia sta morendo. Muore ogni giorno di più a causa dello spopolamento, mentre folle di turisti la assalgono senza controllo. Muore ogni volta che un centro civico diventa un albergo, togliendo spazio ai cittadini. Muore quando si vieta a dei bambini a giocare nei campi, per non infastidire le comitive turistiche.

L’urlo di Venezia e dei veneziani

Si, Venezia sta morendo e a nessuno arriva questo grido di agonia. Sono tutti troppo impegnati a scattare foto ricordo per accorgersi di come questo luogo unico sia violentato e privato di ogni identità ogni giorno di più. Solo questi fatti drammatici ricordano a chi vive altrove lo scempio che si sta consumando. Si, perché i veneziani questo scempio lo vivono tutti i giorni sulla loro pelle. Ed è sembrato profetico Banksy con la sua installazione sulle grandi navi poche settimane fa. Salviamo Venezia, se non è già troppo tardi.

Andrea Castello

Autore: Andrea Castello

Per anni collabora con vari giornali locali e nazionali, specializzandosi nella comunicazione on-line. Si sposta prima in Francia e poi a Malta dove inizia a collaborare con il network di italiani.it. Le grandi passioni che guidano la sua vita sono la pittura, la buona cucina e naturalmente la scrittura.

L’incidente accaduto con una delle grandi navi a Venezia è solo la punta dell’iceberg ultima modifica: 2019-06-03T15:24:24+02:00 da Andrea Castello

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