ARTIGIANATO

Calafati dell’Arsenale e Barattieri, come impegolare e impegolarsi per mestiere

calafati arsenale

Come il vischio intrappola gli ignari animaletti, così i barattieri “impegolano” il loro prossimo in loschi affari. Il Poeta immaginò chi oggi verrebbe punito con il “reato di concussione”, nella bolgia dei fraudolenti, immerso nella bollente “pegola” nera. Pece che lui stesso all’Arsenale di Venezia vide bollire, levarsi per poi ancora ricadere fumante.

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Miniatura – Barattai dannati nella pece.

Una volta “impegolati”, i barattieri avrebbero attirato sui loro corpi ignudi e sofferenti ogni sorta di nefandezza, così come loro stessi usavano “impegolare” esseri altrui con l’imbroglio. Ma anche i diavoli maestri nella menzogna, posti a guardia dei barattieri, finirono a loro volta ingannati dalle stesse vittime.

I Calafati

Erano gli arsenalotti che rendevano stagne le imbarcazioni. Il nome del loro mestiere deriva dal bizantino kalaphátēs o dall’arabo qalfaṭa. Svolgevano un lavoro molto importante e strategico, tanto che per apprendere questa arte, non erano sufficienti i 5 anni di apprendistato come per i maestri d’ascia, ma ne venivano richiesti bensì 8. La tecnica dei calafati consisteva nell’inserire tra il fasciame delle imbarcazioni delle fibre, spesso canapa o stoppa impregnate di pece. L’azione avveniva manualmente, usando una mazzuola di legno, detto “maglio da calafato” o “magio” in veneziano. Un particolare scalpello a punta piatta, detto “malabestia“, serviva per spingere la fibra tra le tavole del fasciame.

I calafati erano divisi per categorie in base alla loro specializzazione. Chi si occupava della chiglia, chi della coperta, altri delle giunture mobili. Chi era specializzato nel rendere stagne le chiodature dei fasciami (i calafai da figger o ficcar) e chi nel riempire di stoppa le giunture tra tavola e tavola (i calafai da magio o calcatori). All’arsenale di Venezia, nel 1773 si contavano ben 500 calafati divisi in 12 botteghe, ma nei periodi di maggior attività raggiunsero anche i tremila addetti. Tra le imbarcazioni prodotte nell’arsenale, vanno ricordate le galee, le galeazze ed il bucintoro.

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Vittore Carpaccio – Imbarcazione posta su di un lato dai calafati per l’impeciatura.

Il calafataggio

Anche la Bibbia menziona le istruzioni impartite a Noè per rendere impermeabile la sua arca. La grande cassa di legno (l’arca) doveva essere in grado di galleggiare e resistere alle intemperie: “Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori”. Il cipresso è un legno molto resinoso, idoneo per resistere all’acqua ed all’umidità, ma quello che si vuol raccontare è che il brano biblico racconta che il calafataggio era già in uso quasi 3000 anni fa.

Il calafataggio era un intervento necessario per le nuove imbarcazioni, ma anche di ripristino di quelle che avevano già navigato. In quest’ultimo caso si doveva portare completamente a secco la chiglia, oppure si usava anche piegare in mare la nave su di un lato, affinché si potesse intervenire prima da una parte e poi dall’altra. Così come raffigurato in una celebre tela di Vittore Carpaccio.

I Pegoloti

I pegoloti a Venezia, o pegolot nel bellunese, producevano la pece o pegola in lingua veneta. Questo materiale veniva poi usato dai calafati assieme alle strope (ramoscelli di salice rosso) ed al canevo (canapo) per impermeabilizzare le imbarcazioni. Si utilizzavano anche altri materiali come il lino e la iuta sottoposti prima a cardatura oppure forniti come spago o cordame.

La pegola (pece)

La pece è un liquido altamente viscoso di colore nero ricavato dalla distillazione del bitume o catrame di carbon fossile, spesso mescolato con la resina di pino o di cipresso. È una sostanza impermeabile, nonché un efficace collante. Ci si rende conto della proprietà della resina dei pini e dei cipressi, dopo aver parcheggiato l’auto sotto ad uno di questi alberi. La pece veniva usata principalmente per il calafataggio delle imbarcazioni, ma anche rovesciata bollente sulle teste del nemico che tentava di arrampicarsi sulle mura dei castelli.

Portar pegola, impegolarse

La pegola o pece, ha la caratteristica di essere molto appiccicosa ed impermeabile. Quando si è sporchi di pegola si attira ogni materiale spiacevole, come le piume, le mosche, la polvere e quant’altro di indesiderato. Ecco che l’espressione “portar pegola” o “aver pegola” significa portare sfortuna o anche attirala. L’espressione veneziana: “Ciò, ti porti pegola?” significa appunto “invischiare, mettere nei guai o portare sfortuna”.

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La Divina Commedia del Sommo Poeta

La pegola di Dante

Dante Alighieri, in veste di ambasciatore di Guido Novello da Polenta signore di Ravenna, soggiornò a Venezia all’inizio del 1321. Rimase affascinato dalla bellezza di Venezia, ma quello che più lo impressionò fu l’Arsenale che all’epoca era in piena attività. Il Poeta così descrisse la grande industria marinara con alcuni versi della Divina Commedia:

Non per foco ma divin’arte,

bollia là giusto una pegola spessa,

che ‘nvisciava la ripa d’ogni parte.

I’ vedea lei, ma non vedea in essa,

mai che le bolle che ‘l bollor levava,

e gonfiar tutta, e riseder compressa.

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Nizioleto del ponte del Purgatorio

La casa del paradiso, del purgatorio e quella dell’inferno

La Serenissima, grata al Sommo Poeta, decise di ribattezzare le tre case dei tre Provveditori dell’Arsenale, con i nomi delle cantiche della Divina Commedia. Nacquero così la Casa dell’Inferno, la Casa del Paradiso e la Casa del Purgatorio. Quest’ultima, insieme al suo ponte privato, è l’unica ad essere sopravvissuta alle varie modifiche effettuate nell’area. Il ponte in legno davanti alla Porta di Terra dell’Arsenale è conosciuto come Ponte del Paradiso. La casa del purgatorio fu visitata anche da Leonardo da Vinci nel 1500, Galileo Galilei, e da vari re e imperatori.

Franco Corè

Autore: Franco Corè

Rimango spesso affascinato dall’atmosfera veneziana e mi chiedo il perché di tanta ed irresistibile attrazione. Mi immergo così con passione in ciò che riguarda la storia, i segreti e leggende della città di San Marco

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Calafati e Barattieri, come impegolare e impegolarsi per mestiere
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Calafati e Barattieri, come impegolare e impegolarsi per mestiere
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I calafati erano gli arsenalotti che rendevano stagne con la pece (pegola in lingua veneta) le imbarcazioni. Dante Alighieri immaginò chi oggi verrebbe punito con il “reato di concussione” nella bolgia dei fraudolenti, immerso nella bollente “pegola” nera. Pece che lui stesso all’Arsenale di Venezia vide bollire, levarsi per poi ancora ricadere fumante.
Calafati dell’Arsenale e Barattieri, come impegolare e impegolarsi per mestiere ultima modifica: 2018-09-27T12:54:58+00:00 da Franco Corè

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